Perché tutti i dispositivi vogliono parlare? E’ un bene? E’ un male? Mark Wilson se lo chiede e pare molto preoccupato su quello che potrebbe accadere nel nostro immediato futuro. Mark Wilson definisce il periodo che stiamo vivendo come una talk apocalisse, una apocalisse parolaia, dove tutto è in ascolto e nessuno ci ascolta veramente. Certo nella lunga distanza potrebbe avere ragione, ma se non si risolvono le questioni che pone, il rischio che questa tecnologia non riceva l’interesse da parte degli utenti è molto elevato.

Non sono solo gli assistenti vocali come Siri, Cortana, e Alexa che desiderano parlare con noi. Anzi. Non ci vuole molto per capire che il nuovo trend sia la produzione di una serie di oggetti ed elettrodomestici parlanti.

Samsung, per esempio, ha debuttato con il suo Family Hub Refrigerator che attraverso un app e una telecamera ti fa controllare cosa manca in frigo e può ordinare al supermercato i prodotti che hai esaurito al posto tuo. Già da tempo AT & T, azienda telefonica per il mobile, ha messo a disposizione dei suoi clienti un assistente vocale per l’automazione domestica: controllo dell’allarme, delle luci, del gas, apertura e chiusura delle finestre e altri controlli di questo genere. Volkswagen ha mostrato un prototipo di auto elettrica che si può controllare attraverso istruzioni vocali. Intel ha costruito un robot domestico, tra lo scooter e l’assistente domestico che obbedisce anch’esso ai comandi verbali.

Il controllo vocale sta diventando onnipresente. Ma che cosa realmente significa? Secondo James L. McQuivey – analista presso la società di ricerca e consulenza globale Forrester Research – praticamente ogni oggetto nell’arco della tua vita ti intercetterà per tutto il tempo. E’ tutto in un rapporto appena pubblicato [ndr a Dicembre 2015] da McQuivey chiamato “Il futuro del Voice Control va ben oltre la dettatura“.

La realtà è che l’assistenza vocale è un buon mercato per i consumatori e per i produttori. Perché già siamo circondati da microfoni e casse: pensate ai nostri smarphone, tablet, portatili, webcam. Tutti dispositivi collegati ad internet e ormai onnipresenti.

Ma ancor di più, le aziende del mercato tecnologico potrebbero vendere microfoni collegati a Internet che si attacchino allo specchio del bagno o al cruscotto della vostra auto per pochi soldi.

Ma non è questa la catastrofe, ci avverte Mark Wilson, semmai, lui sostiene, è l’eccessiva quantità di controlli e assistenti vocali che stanno nascendo, perché ogni dispositivo ha la sua interfaccia e la sua interfaccia vocale.

Il motivo per cui le aziende vogliono che i loro gadget ci ascoltino e parlino non è solo la ricerca di un buon design o la facilità d’uso per gli utenti: cosa che cerchiamo di osservare con questo mio blog. Piuttosto,

il controllo vocale è un mezzo per  i produttori di hardware di creare e controllare le proprie piattaforme, piuttosto che cedere alle piccole start up o ai titani della Silicon Valley le proprie informazioni per dare un servizio all’utente finale.

In pratica, Samsung avrebbe potuto semplicemente permettere a Siri e all’HomeKit di Apple di controllare il suo nuovo frigorifero parlante. Invece ha preferito acquistare un proprio sistema con un proprio assistente. In questo modo Samsung (ma potrebbe essere qualunque altra azienda), continua a guadagnare anche dopo l’acquisto del frigorifero in sé. Perché, presumibilmente, Samsung otterrà informazioni sulle tue abitudini e una percentuale sugli acquisti fatti attraverso la sua app integrata, dai fornitori di carte di credito o dai corrieri che trasporteranno la merce.

Concorrenza e fiducia

Il concetto di piattaforma in questi anni si è molto allargato. Un dieci anni fa, il concetto di piattaforma si limitava al concetto di sistema operativo. Per intenderci, Windows ha fatto un po’ di soldi diventando l’unica piattaforma su cui giravano i nostri PC, oggi esistono altre piattaforme, le piattaforme software che tendono a voler essere omnicomprensive e soprattutto piattaforme dove la gente spende denaro. Aziende come Google, sarebbe più corretto chiamarlo Alphanet, hanno iniziato a controllare i propri partner come Uber attraverso Google Maps. Amazon controlla un flusso di denaro per la vendita, l’acquisto e l’auto-promozione.

In un mondo del genere, decidere a quale piattaforma affidarsi significa decidere a quale convenienza rivolgersi: la propria o quella della piattaforma.

Quando, infatti, si combina l’assistenza vocale (la forma più naturale dell’espressione umana, che elude strati di tassonomia e interfaccia utente che rende i sistemi operativi così difficile da progettare) con l’hardware domestico in un tutt’uno con il mondo fisico, anche le porte di casa possono diventare altro da quello che sono. Una porta (l’infisso) è uno strumento che permette o impedisce di entrare e uscire da una casa o da una stanza. Questo strumento nel tempo è diventata anche metafora di sicurezza diventando una porta blindata, per esempio. Ma la sua funzione è sempre rimasta la stessa. Nel momento in cui aggiungi il riconoscimento facciale e un assistente vocale la porta può diventare il guardiano che caccia eventuali questuanti o chi non riconosce. Già da anni ci sono citofoni collegati ad internet che hanno acquisito funzioni più ampie. Ogni oggetto, insomma, può acquisire un modello di profitto secondario introdotto dal web.

Adesso i produttori di hardware si sono resi conto del loro valore. Ed è il motivo per cui Ford sta lavorando sodo per allontanare Google e Apple come sistemi operativi nel mercato delle auto, seguita o preceduta da Toyota che sta costruendo una propria piattaforma, tra l’altro, con intelligenza artificiale. Ma la stessa cosa accade per altre case automobilistiche come BMW e Mercedes che si sarebbero sfilate da una trattativa comune per aiutare a progettare la “iCar” di Cupertino

Ma il problema con uno scenario in cui si può parlare con tutto è che si dovrà parlare con ogni cosa.

Mark Wilson insiste sul cosa accadrebbe:

Se rifletto ad alta voce che ho bisogno di più shampoo sotto la doccia… Chi mi ascolta? Sarà il mio iPhone poggiato sul lavandino? Sarà Alexa che è nella rete del mio appartamento?

Mark insiste e invita a riflettere ancora più a fondo. Ponendo che i problemi tecnici saranno risolto, perché saranno risolti, a quali modelli di business saranno votati questi assistenti vocali?

Ci torna utile l’immaginario cinematografico. Non bisogna paragonare gli assistenti vocali con Jarvis della saga di Iron Man. Jarvis risponde ad una persona, Tony Stark. Lui ne è il proprietario e l’unica persona che deve essere soddisfatta.

Alexa risponde a tutta Wall Street, perché Amazon è una società quotata in borsa che ha bisogno di spedire merce per vivere. E dunque, quando ordineremo un qualunque prodotto, il nostro assistente vocale quale prodotto comprerà? Il più conveniente? O l’ultimo modello che le case di produzione vogliono vendere più di altri prodotti?

Come consumatori, almeno per la stragrande maggioranza dei consumatori, si va in cerca della convenienza. Ci si dovrà schierare con Siri, Alexa, Cortana, o altro assistente vocale che verrà, ed affidare tutta la nostra fiducia ad una sola voce? Oppure parlare con molti assistenti vocali e organizzarsi per non cadere in confusione?

Per Mark, qualunque sia il futuro suona orribile.

Tra cinque anni vivremo tutti come dei re a cui saranno esauditi i desideri attraverso una richiesta vocale. Ma saremo come i re di Approdo del re, dove le spie si nascondono ovunque e i nostri più stretti consiglieri  saremo tutti vivono come re, avendo ogni capriccio curato su richiesta parlato. Ma saremo più come i re di Approdo del Re (della saga Game of Thrones), dove le spige si nascondono ovunque, ed i nostri più stretti consiglieri possono complottare contro di noi.

Davvero apocalittico, considerato però che già oggi, sia i nostri telefonini possono essere controllati e pedinarci, sia che già la geolocalizzazione di app e piattaforme è molto diffusa e l’utente medio non ha in nessun conto la propria privacy mi pare che tutti pagheremo volentieri il prezzo di essere spiati in cambio di fare la vita da re.

Stiamo parlando di ipotesi, ovviamente, e anche se penso a questo blog come un blog futurista, ancora a prevedere il futuro non ci sono arrivato. Certo è che una moneta che i brand, sia di prodotto che di informazione, dovranno pagare è la Fiducia. Dovranno conquistarsela e soprattutto dovranno mantenerla. La cosa più difficile.

Detto questo secondo me la verità sta nel mezzo. L’assistenza vocale non sarà la panacea di tutti i mali o la soluzione a tutti i problemi. La soluzione arriverà dalla valutazione caso per caso. Dipenderà dal tipo di domande che ci porremo. Ripeto ancora una volta, la valutazione può portare anche a decidere di non usare un determinato strumento, a non usare l’assistenza vocale, ma già l’eliminazione di una scelta porta a scegliere meglio, che poi sia la scelta giusta o sbagliata è tutto un altro discorso.

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