Di seguito la trascrizione integrale della conferenza “The Overturn. Esseri Umani nell’Era della Trasformazione Antropologica” di Piero Dominici al TEDxRoma.

Per chi vuole approfondire studi e ricerche del prof. Dominici consiglio i numerosi articoli del blog, Fuori dal Prisma de Il Sole 24Ore. O il suo libro “Dentro la società interconnessa“.

È sempre bello ritrovarsi tra pochi intimi a parlare, come dire, di argomenti così sottili e irrilevanti.

Gestire la complessità

Allora, il primo punto che vorrei provare a trattare con voi è la questione di come noi stiamo provando a gestire la complessità. Stiamo provando a gestire un cambiamento e un mutamento senza precedenti.

Ci sono state altre trasformazioni nel susseguirsi delle civiltà umane ma mai così profonde e radicali.

E stiamo provando a gestire qualcosa che in realtà non è gestibile.

False dicotomie

Sullo sfondo questo gigantesco fraintendimento tra il complicato e il complesso.

Ma vorrei partire un po’ da qui, da questo concetto delle false dicomotomie.

Perché di fronte a questa trasformazione antropologica profonda radicale senza precedenti stiamo provando a tenere separato qualcosa che è profondamente unito.

Provate a pensarlo. Le ho chiamate false dicotomie. Alcune sono storiche ataviche ce le portiamo dietro la sempre.

  • natura-cultura
  • naturale artificiale
  • cultura tecnologia

Dicotomie che si traducono poi nei processi educativi e formativi; si traducono nella costruzione e progettazione dell’architettura complessiva dei nostri saperi, a mio avviso, il vero motivo del ritardo culturale con cui noi ci stiamo confrontando.

Tecnologia e cultura

Fateci caso, tra le grandi narrazioni della civiltà iper tecnologia e iper connessa c’è quella che ci racconta sempre, continuamente, che la tecnologia va ad una velocità e la cultura non riesce a starle dietro.

Ecco questo, a mio avviso, è una evidenza di questa premessa assolutamente fuorviante e ingannevole, perché ci presenta la tecnologia come un qualcosa di neutrale, come un qualcosa, soprattutto, di esterno ai contesti culturali e alla cultura.

E su questo tipo di impostazione si costruisce questo gigantesco fraintendimento che, a mio avviso, è alla base di due questioni importanti e secondo me fondamentali che sono poi riconducibili alle sfide della complessità e della ipercomplessità.

Educazione

La prima è quella che riguarda il grande equivoco della civiltà iper tecnologica e ipercomplessa. Qual è questo grande equivoco?

Quello che fa coincidere l’educazione, la formazione, che sono un unico sistema e non entità separate, la scuola e l’università e tutte le tematiche che hanno a che fare con l’educazione, la formazione e l’aggiornamento, come se fossero questioni di natura esclusivamente tecnica.

Con una particolare attenzione, un particolare focus sulla questione delle competenze e del saper fare.

La dove, lo sappiamo bene, anche lì, falsa dicotomia, il saper fare senza il sapere non porta da nessuna parte.

Anzi, noi abbiamo bisogno di imparare a saper comunicare il sapere e a saper comunicare il saper fare.

Conoscenze e competenze

Sullo sfondo l’altra falsa dicotomia tra conoscenze competenze.

Bene, noi stiamo provando a governare i processi che non sono governabili; processi che di fatto ci mettono in condizione di operare un irreversibile salto di qualità; in cui, amo definirla così la trasformazione antropologica, siamo di fronte al ribaltamento di quella interazione complessa tra l’evoluzione biologica e l’evoluzione culturale.

Fuori dal potere e dal portato ideologico delle parole, cosa intendo dire con questa formula?

Intendo dire che ad ora in virtù dell straordinarie scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche è l’evoluzione culturale a determinare quella biologica e lo sarà sempre di più perché questa trasformazione antropologica si basa, tra le tante questioni sul progressivo impossessarsi da parte degli esseri umani delle leve della propria evoluzione.

E questo è un elemento importante. In una fase in cui esiste poca consapevolezza anche nell’accademia, nel mondo scientifico, delle profonde implicazioni etiche ed epistemologici della fase che stiamo vivendo.

Architettura complessiva dei saperi

A questa aggiungeteci come l’architettura complessiva dei saperi è strutturata. E su come ancora le nostre scuole e le nostre università sono progettate, riformate e controriformate sulla base di logiche di separazione che tendono a recludere i saperi, le competenze, le discipline.

E tendono a non farli dialogare. Anche qui, altra falsa dicotomia… contrapporre la specializzazione dei saperi all’interdisciplinarietà.

I sapere non possono che specializzarsi e sempre di più si specializzeranno. Il problema è non averli fatti dialogare. Ecco perché la falsa dicotomia.

E il non averli fatti dialogare ha avuto delle profonde ripercussioni non soltanto a livello della difficoltà di abitare questa complessità, ma ho avuto delle ripercussioni importanti anche perché, proprio dentro le istituzioni educative e formative, sono stati reclusi anche le esperienze, i vissuti.

Ripensare lo spazio relazionale educativo e comunicativo

Da qui l’urgenza di ripensare lo spazio relazionale educativo e comunicativo dentro le istituzioni educative e formative.

Io credo che questa sia la Sfida delle sfide.

Ancora una volta e su questo ripeto, due parole, su quello che ho chiamato il gigantesco fraintendimento tra complicato è complesso.

Complicato…

Il complicato, quando parliamo di sistemi complicati, parliamo di sistemi artificiali e meccanici. Parliamo del mondo degli oggetti e delle cose che è governato da forze, da variabili in cui la presenza dell’osservatore e la sofisticazione degli strumenti è importante, però sono sistemi, sempre insieme di parti, governati da interazioni che si muovono come insieme, ma di fatto sono sistemi in cui noi, anche dal punto di vista del valore conoscitivo e della valenza conoscitiva possiamo scomporli, isolarne le parti osservarli e sulla base della individuazione di queste relazioni lineare (pensate ad un orologio, al motore di un aereo o ad un computer) possiamo far si che questi sistemi siano prevedibili e gestibili, proprio perché rispondenti a relazioni lineare.

… e complesso

Il complesso, i sistemi complessi, sono i sistemi umani, sociali e relazionali con qualche sfumatura biologica.

Dovrei dire qualcosa sul coas e sul caos deterministico che sconquassa questo schema, però passatemelo, i sistemi complessi, dicevo, sono quelli umani, sociali e relazionali, biologici. Non rispondono a relazioni lineari.

La relazione è sempre sistemica. Non si può isolare la parte per risolvere il problema. Pensate anche alle illusioni della civiltà ipertecnologica e iperconnessa e anche di certa Politica di trovare soluzioni semplici a problemi complessi.

La sfida educativa

E dietro a soluzioni semplici c’e ancora una volta il ricorso ad approcci che sono riduzionistiche e deterministici. C’è, ancora una volta, la tentazione e l’illusione di poter gestire qualcosa che non è gestibile.

La complessità non si può gestire.

Non è un problema di parole. Possiamo provare a governarla, possiamo provare ad abitarla.

E qui, il discorso della sfida educativa. Perché sennò siamo solo nel peso delle parole, delle parole che hanno fascino.

Abitare la complessità o l’ipercomplessità, ci sono dei motivi dietro queste definizioni, significa in primo luogo mettere mano in maniera radicale all’educazione e alla formazione.

I processi educativi e formativi non possono sostanziarsi semplicemente in un adeguamento, in una estensione di un’educazione tradizionale al cambiamento tecnologico.

Diffondere la cultura dell’errore

C’è una un aspetto centrale in tutto questo. Bisogna lavorare per creare e diffondere una cultura dell’errore.

Ma queste sono ancora una volta le grandi illusioni della civiltà ipertencologica.

Diciamolo l’illusione del controllo, tema che l’essere umano si porta dietro da sempre. L’illusione della razionalità, l’illusione della prevedibilità, la prevedibilità dei sistemi.

E soprattutto l’illusione, questo secondo me è molta attuale rispetto alla civiltà tecnologica e dell’automazione, l’illusione di poter espellere l’errore e l’imprevedibilità dalle nostre vite e dai sistemi sociali e dalle organizzazioni. Questa è l’illusione peggiore.

Eliminare l’errore?

E se ci riflettete eliminare espellere l’errore e l’imprevedibilità mette in discussione il nostro stesso modo di esseri umani.

L’errore e l’imprevedibilità non solo sono le basi su cui si fonda la conoscenza scientifica e la Ricerca, l’errore e l’imprevedibilità sono i fattori che ci rendono umani; sono i fattori che ci rendono esseri umani; aggiungo, sono i fattori che ci rendono esseri umani liberi.

Non sono preoccupato, in un momento in cui le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche fanno saltare qualunque tipo di confine tra naturale e l’artificiale.

Non mi preoccupa il fatto che le macchine o i robot possano somigliare agli esseri umani. Anzi. Questo agevolerà questa interazione complessa da cui non potrà che scaturire una sintesi complessa.

Mi preoccupa molto di più l’idea dell’aspirazione che gli esseri umani intendono assomigliare alle macchine, potenziando in maniera infinita le proprie capacità di calcolo e le proprie capacità di analisi. Ma soprattutto espellendo il discorso dell’errore e della imprevedibilità.

Sistemi di intelligenza artificiale

Guardate come anche i sistemi di intelligenza artificiale…, non si tratta di essere pro o contro l’ automazione… se voi immaginate la società, noi con il nostro spazio sistemico relazionale e comunicativo, come un immenso sistema nervoso, i sistemi di intelligenza artificiale vanno a sostituire quegli spazi, marginalizzando la presenza dell’umano. E questa marginalizzazione inevitabilmente è una marginalizzazione dello spazio di responsabilità.

E qui torniamo alla questione del complicato complesso, se non vogliamo che resti uno slogan.

Emozioni

Si tratta di recuperare le dimensioni complesse della complessità educativa.

Significa riportare le emozioni dentro i processi educativi; significa andare a demistificare, ancora una volta, quella falsa dicotomia che oppone la razionalità alle emozioni.

Le decisioni razionali hanno sempre una base emotiva.

Significa, come dicevamo prima, costruire una cultura dell’errore.

L’errore non è qualcosa che va… Certo dobbiamo tentare di non commettere l’errore, ma l’errore è alla base della conoscenza. È alla base del nostro progredire.

Educare alla libertà e alla responsabilità

E ancora una volta, e qui chiudo, c’è un’altra dimensione, ce ne sarebbero tante, ci sarebbe il tema dell’empatia visto che abbiamo il problema del ripensare la democrazia, il nostro abitare insieme.

C’è un altro punto a cui tengo molto l’idea di educare alla Libertà, come avrebbe detto qualcuno, e alla Responsabilità.

Laddove, però, le dobbiamo ripensare in una chiave che è relazionale.

Libertà e responsabilità presuppongono il NOI non l’IO.

Da questo punto di vista.

Grazie

Un intervento straordinario

Da grande (o in un altra vita) io voglio diventare Piero Dominici. Leggo e studio i suoi testi e questo TEDx è un ottima sintesi dei suoi lavori.

Ho deciso di trascrivere il discorso integrale perché togliere un pezzo significava, a mio parere, togliere spessore ad un discorso ampio che già di per se non può essere esaustivo.

Piero Dominici si occupa dal 1995 di questi temi che sintetizza magistralmente in 20 minuti.

Ci sarebbe ancora tanto da ascoltare, così come lui stesso dice.

E in attesa di poter ospitare su questo pagine Piero Dominici, spero che possiate condividere anche voi questo intervento che reputo straordinario.

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