Ti sei mai chiesto chi c’è dietro Alexa?

La tua domanda era intesa pensando a chi ha riscritto dall’inglese la versione italiana di Alexa? Oppure chi manovra dall’alto le sorti dell’azienda? O ancora chi controlla e vigila sulle conversazioni delle persone?

Qualunque sia stato il fine che intendevi, dietro ad Alexa ci sono delle persone. Persone in carne ed ossa.

Ci sono loro!

Generalizzando, i punti di vista alla risposta di chi c’è dietro Alexa sono essenzialmente due.

Il primo punto di vista è quello del complotto. E se pensi che dietro all’assistenza vocale ci sia la costruzione di un grande fratello, ti avverto che, non sei solo. I giornali e i giornalisti, in generale, la pensano proprio così.

E il secondo punto di vista, chiamiamolo più laico, è quello di sapere chi siano i programmatori, le persone che stanno lavorando al progetto Alexa Italia.

Se credi al complotto

In tanti, nonostante le vendite siano in continuo aumento, pensano che gli assistenti vocali siano stati creati per spiare le nostre case.

Secondo alcuni si tratta, infatti, di dispositivi che stando in ascolto ventiquattro ore al giorno, dovrebbero poi prevedere i nostri acquisti, le nostre scelte.

Al momento, non c’è nessuna evidenza che questo possa accadere.

È vero che Alexa ti sente, ma non ti ascolta. Ossia ti sente quando chiami “Alexa” e ti ascolta solo dopo il comando di accensione.

Se ipotesi dell’ascolto continuo fosse pure vera dovrebbe essere vera su tutti i dispositivi e telefonini e smartphone che hanno in se un microfono. Anche questi ultimi sarebbero in continuo ascolto. Non c’è sistema operativo che non abbia il suo assistente vocale. E non c’è applicazione di messaggistica che non chiede il consenso a collegare microfono e telecamera.

Perché ci chiederebbero il consenso?

Se Amazon Echo sta in casa, il nostro smartphone sta ovunque. Il nostro smartphone ci geolocalizza in ogni dove e spia già tutte le nostre conversazioni. Poi se si decide di usare un qualche servizio Google, ci arrivano richieste di opinioni su luoghi e locali che frequentiamo. Incrociando i dati potrebbero pure sapere chi frequentiamo maggiormente. Ed entrare, senza problemi nella nostra intimità.

Qualcuno studia le nostre risposte

Qualche settimana fa, il Guardian, insieme ad altri giornali americani e poi ripresi da quelli italiani, ha lanciato l’allarme.

Ad Amazon ci sarebbero degli impiegati addetti ad ascoltare le nostre domande. Nell’articolo si svelerebbe che alcuni dipendenti sono addetti ad ascoltare alcune domande scelte a campione.

Personalmente non ci trovo niente di male. Principalmente perché Amazon nell’informativa chiede il permesso di poter inviare le registrazioni a persone umane.

Lo scopo è quello di migliorare l’esperienza dei clienti. E immagino che si tratti di risolvere parole ambigue, pronunce difettose e cose del genere.

L’obbiezione è che queste registrazioni poi vengono inviate in tutto il mondo e questo non viene chiarito da Amazon.

Analisi della lingua

L’ analisi delle risposte permette alla macchina di imparare. Chi, se non una persona vera, dovrebbe insegnare una lingua? La presenza umana istruisce la macchina a correggere gli errori e a dare risposte più pertinenti.

Se poi qualcuno si è scambiato qualche pronuncia divertente, per ridere tra colleghi, ha sbagliato ma non penso sia questo il complotto, se si tratta di un complotto.

Come già scritto tempo fa l’intelligenza artificiale è ancora tutta da far crescere e se le macchine parlano, parlano il nostro linguaggio.

Dietro Alexa ci sono delle persone

E allora è bene ribadire cosa sia Alexa. Dato che l’ho già detto più volte, magari, dirlo con altre parole.

Possiamo intanto imparare cosa puoi chiedere ad Alexa e tutti i comandi che vengono aggiornati ed implementati periodicamente.

Per esempio, possiamo ricordarci qualche scadenza, possiamo acquistare sensori per la domotica che ci permettano di spegnere le luci di una stanza come di una intera casa; in certe città possiamo pure ordinare la spesa.

Michele Ravetta, 34 anni, Senior Product Manager per il team di Alexa spiega.

Alexa è un servizio vocale in grado di semplificarci la vita rispondendo a comandi vocali.

Un servizio intelligente

Alexa è un servizio vocale basato sul sistema Cloud, uno strumento che ‘comprende’ il linguaggio naturale ed esegue le nostre disposizioni sfruttando tecnologie avanzate di intelligenza artificiale e machine learning.

Il sistema consta di due parti: Alexa è il ‘cervello’, un servizio nel Cloud che comprende ed elabora i comandi; poi c’è il dispositivo fisico, dotato di microfoni e altoparlanti, che ci permette di interagire con Alexa. Questo tipo di dispositivo si chiama Echo, ed è disponibile in vari formati e prezzi, per ogni stanza della casa.

Manuel Giollo e Claudio Delli Bovi, scienziati del linguaggio

Ad insegnare la lingua italiana ad Alexa sono due scienziati del linguaggio italianissimi: Manuel Giollo, dottorato in Informatica e Claudio Delli Bovi, dottore in Linguistica Computazionale ed Elaborazione del linguaggio naturale.

Entrambi fanno parte di un team di ricercatori con base a Torino.

Come funziona Alexa?

I due scienziati ci spiegano in dettaglio come funziona Alexa.

Ossia, pronunciando la parola Alexa, o la parola Computer, lo smart speaker si accende. Questa parola viene anche detta parola di attivazione. Il dispositivo Amazon Echo si connette al Cloud, dove vive l’assistenza vocale Alexa, e ricevere il nostro comando vocale.

Una volta ricevuta la domanda o l’ordine che impartiamo, l’assistenza vocale interpreta quello che diciamo ed esegue il comando.

L’intelligenza di Alexa si sviluppa in modo non dissimile da quella umana,” spiega. “Un essere umano ci mette circa 15 anni ad apprendere una lingua attraverso l’esperienza: fin da piccolo è esposto a stimoli vocali, dal parlato di genitori e amici, ai film, alla musica.

A un computer, invece, vengono sottoposti milioni di campioni audio perché ‘faccia esperienza’ di tutte le variazioni del linguaggio in modo accelerato.” Modi di dire e inflessioni regionali compresi: “Alexa capisce gli accenti, da Milano a Palermo, e le espressioni locali, come la variante toscana ‘spengere’ per ‘spegnere’.

Imparare grazie all’esperienza

Ma che significa quando diciamo che Alexa ‘comprende’ il linguaggio?

Come primo passo ‘trascrive’ la frase pronunciata e ne classifica le combinazioni più importanti per interpretarne il significato: pizza, ordina, una. A questo punto può eseguire l’ordine impartito dall’utente.

La lingua italiana è complessa. Il linguaggio che usiamo abitualmente non è di facile comprensione per una macchina. Mentre tra noi umani molte parole possono essere sottintese, la macchina ha bisogno di avere esplicato quasi tutto.

I due raccontano che l’espressione “Mettimi l’ultimo di Jovanotti” , per esempio, non è una domanda immediata come la possiamo intendere noi. L’ultimo cosa?

Di fronte a una frase mai sentita prima, Alexa può inizialmente avere dei dubbi: ma più interagiamo con lei, più lei impara. È un sistema dinamico, che migliora con l’uso. Alexa diventa sempre più intelligente.

E se moltiplichi tutte le varianti possibili si comincia a capire la difficoltà della previsione e quanto sperimentale è ogni novità che viene proposta.

Una personalità italiana

Alexa è un computer, ma i clienti interagiscono con lei come con un individuo. Per questo è dotata di personalità,” chiarisce Lorenzo Bruschetti, 34 anni, Product Manager Localization. “Io ho aiutato a italianizzarla: se l’Alexa originale ama il baseball e le camminate nel parco del Grand Canyon, la nostra Alexa è fan del calcio e per una passeggiata sceglierebbe un luogo storico come il parco di Villa Borghese a Roma.

Le skill – abilità aggiuntive

Al di là delle funzioni di base che Alexa offre, per arricchire ulteriormente l’esperienza, esistono le skills.

Ad occuparsi di questa parte è un’latra persona; Giulia Poli, responsabile del team.

Si tratta di abilità che permettono ad Alexa di fornire servizi di altre aziende o sviluppatori, come controllare i programmi in TV per un giorno specifico o raccontarci una ricetta di cucina.

E queste skills saranno quelle parti di Alexa che faranno entrare l’assistente vocale all’interno della nostra quotidianità. Cosa che è ancora in divenire.

Conclusioni

Al di là di come la pensiate, di tutto questo interesse su chi c’è dietro Alexa, come su chi c’è dietro ogni assistenza vocale, quello che mi interessa di più è che gli assistenti vocali stanno ponendo delle domande, che evidentemente richiedono delle risposte.

Dubbi sulla privacy, domande sul futuro della comunicazione così come sul futuro della radio.

La mia paura è però che queste domande rimangano relegate all’assistenza vocale e non a tutti i dispositivi digitali che ci circondano. Non credo che si possa o si debba ritornare all’età della pietra. E mi pare eccessivo rinunciare a tutte le comodità che la tecnologia ci offre per le storture umane.

Sono convinto che siamo ancora in tempo per riappropriarci della consapevolezza d’uso. Non è mai troppo tardi.

Tutti i nostri dispositivi possono essere utilizzati senza farci utilizzare. Noi possiamo ancora fermarci a pensare. O possiamo almeno rallentare e riflettere.

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