Musica sul posto di lavoro? Pare che in Italia non si faccia altro. L’85% dei lavoratori ascolta musica in ufficio. Da non crederci! Lo dice una ricerca. Ma quale ricerca? Qual è la fonte?

La notizia è stata diramata dall’agenzia ANSA e diffusa dai maggiori giornali italiani. Sottolineando il fatto che si tratta di un primato europeo e quasi mondiale. La cosa non interessa molto gli italiani, sui motori di ricerca, non si trovano ricerche a riguardo. Piuttosto l’interesse verte sul sapere se si può ascoltare musica sul posto di lavoro o la relazione tra musica e produttività (su cui tornerò).

Musica sul posto di lavoro

Intanto rispondo ai lettori che possono finire su questo articolo cercando proprio una risposta a questa domanda. È possibile ascoltare musica sul posto di lavoro? Il datore può impedirlo?

La risposta è che l datore di lavoro non può vietare di ascoltare musica sul posto di lavoro a due condizioni.

  1. La prima condizione è che non sia stato redatto un regolamento, condiviso con i lavoratori, dove espressamente si vieta l’ascolto di musica sul luogo di lavoro. Vale su tutto il regolamento interno, che stabilisce anche i buoni rapporti tra colleghi.
  2. La seconda condizioni è che non si violino le norme di sicurezza. Ossia, per esempio, se lavori in un luogo con macchinari dove un allarme ti salva la vita, non puoi tenere le cuffie con la musica a tutto volume.

In ogni caso valgono le norme di civile convivenza e contrattazione con i propri colleghi e superiori.

La notizia ANSA

Ma veniamo alla ricerca e alla notizia che rimbalza di sito in sito.

L’Italia è il primo paese in Europa per l’ascolto di musica al lavoro e il secondo a livello globale dopo gli Stati Uniti. Lo dice una ricerca di LinkedIn e Spotify. Se gli Usa si attestano all’87%, il nostro paese è all’85%, e in Europa ha il primato superando Spagna (83%) e Francia (73%). Secondo l’indagine, più dei tre quarti dei professionisti tricolore pensa che la musica li renda più produttivi, mentre più della metà dei lavoratori (56%) che ascoltano musica in ufficio sostengono che aumenti la loro motivazione, creatività (52%) e trasmetta una sensazione di calma (39%).

Mentre il 17% dei lavoratori ammette di ascoltare musica per coprire il rumore prodotto dai colleghi soprattutto negli ‘open space’. Tra gli artisti giudicati “più appropriati” mentre si lavora ci sono i Coldplay (44%), la canzone che aiuta di più a prepararsi a una giornata lavorativa è ‘Viva la Vidà (35%). Il pop (61%) è il genere preferito dai professionisti, insieme alla musica classica (30%) e al rock (30%).

(ANSA)

I giornali e la musica sul posto di lavoro

La notizia è stata ripresa dai maggiori giornali e riviste sul web. Tutti riprendendo, su per giù, lo stesso titolo

Italia dopo Usa paese dove si ascolta più musica in ufficio

Ricerca LinkedIn-Spotify, Coldplay i più appropriati

E altri ancora continuano in queste ore a riprendere la notizia. Tutti parlano e scrivono di una ricerca svolta da Linkedin e Spotify. Tutti snocciolano i dati con il quale l’Italia si è conquistata la prima posizione in Europa e il secondo posto nel mondo. E pare di capire che in ufficio gli italiani si divertano, sempre che ascoltare musica aumenti la produttività. Quindi senza scriverlo, ma tra le righe, si fa un complimento a tutti coloro che lavorano ascoltando musica.

La cosa molto strana è che nessuno chiede quale sia la fonte di questi dati. Nessuno tiene a informare i lettori da dove arriva la ricerca. Almeno per capire se è una ricerca pubblicata ed effettuata da un ente terzo o se si tratti di una comunicazione di Linkedin arrivata attraverso un comunicato stampa.

Di che ricerca si tratta?

Ho cercato in lungo e in largo la fonte di questa notizia. E non ho trovato tantissimo. Ho usato i principali strumenti consigliati dal Verification Handbook e dopo lunghe letture in italiano e in inglese ho trovato due righe chiarificatrici.

L’unico sito a dare notizia della ricerca è Player.it che spiega.

Censuswide ha intervistato 1.000 adulti italiani lavoratori e impiegati tra il 16 e il 22 Agosto 2017 utilizzando dei dati presi forniti da Spotify per elaborare la lista degli artisti più popolari in Italia nel 2017.

E questa insomma sarebbe la fonte, che con ogni probabilità si trova nel comunicato stampa, alla fine, tra le note a margine. E che nessuno pubblica.

Cosa ci dice la ricerca?

Il primato che viene attribuito all’Italia mi pare che barcolla. Da queste due righe capisco che gli italiani, salvo ricerche contrarie, come tutti i lavoratori del mondo, quando lavorano, molto probabilmente lavorano, senza musica. Salvo le eccezioni personali di chi lavora con una musica di sottofondo.

Mancano, a mio modo di vedere, alcuni elementi su cui ragionare. Sarebbe stato interessante sapere chi sono questi lavoratori, che ruolo svolgono, per esempio. Si tratta di artigiani o di impiegati all’ufficio statistico? Sono dirigenti aziendali o sono stagisti dell’ufficio posta?

Il periodo poi mi pare dei più assurdi per affermare che in Italia si ha il primato dell’ascolto in ufficio. Si sottintende che gli italiani ascoltino musica sempre (ricordo l’85% degli intervistati). Altro che uffici, pare che stiamo parlando di aziende radiofoniche. La ricerca, infatti, non è stata fatta, tra gennaio e giugno, quando i carichi di lavoro degli uffici, a pieno regime e in vista delle chiusure, sono gravosi.

Ma è stata fatta durante la settimana di ferragosto. È stata fatta quando in Italia le maggiori aziende ed enti pubblici sono chiusi, e i lavoratori e impiegati sono per la maggior parte in ferie.

Certo! L’impiegato che sta lavorando nella settimana di ferragosto molto probabilmente sta solo presidiando un ufficio in attesa di una telefonata che forse non arriverà tutto il giorno o tutta la settimana. Verosimilmente è da solo; e se lavora sul serio sta sbrigando questioni interne e anche personali. Magari sta sistemando un ufficio troppo disordinato, in un momento di calma, per riprendere a settembre con più ordine.

Nessuno troverà nulla di male a pensare che trovandosi da solo, in ufficio, a pensare come i colleghi si divertano al mare, il povero impiegato, per ammazzare il tempo, ascolti la propria musica preferita.

Pubblicizzare una playlist

Insomma, pare che si tratti di una notizia verosimile, o vera in parte. Infatti, premesso tutto questo, e ammesso che l’85% dei lavoratori italiani, nella settimana meno lavorativa dell’anno, ascoltino musica, tutti rimandano, alla fine, ad una playlist di 50 brani che i lavoratori ascoltavano a lavoro. Se vi interessa qui trovate la playlist globale pubblicata da LinkedIn su Spotify.

Così come, in modo trasparente, ne ha parlato per primo Darain Faraz, Communications & Brand Marketing presso LinkedIn. E come proprio il 21 settembre, ha fatto eco Marcello Albergoni, Head of Italy presso LinkedIn italia.

Entrambi i dirigenti di Linkedin rimandano ad un hashtag su Twitter #Musicatwork e sempre alla stessa playlist.

Conclusioni

La frase, “lo dice una ricerca” pare immobilizzare tutti e zittire chiunque. Frase sufficiente a dare autorevolezza a tutto quello che viene dopo. Un tempo si diceva “lo ha detto la televisione!” E tutti dovevano accettare quanto detto. Ma adesso qualcosa in più si può dire. Qualcosa in più si deve dire. Non penso sia un delitto.

Vogliamo dare spazio ad una playlist? Riteniamo interessante sapere che musica ascoltano gli italiani. Diciamolo. Cosa ci sarebbe di male?

Sarò un lettore esigente, sarò pure sempre più fissato con i dati e con i numeri, sebbene ho una laurea in lettere; sarà pure che voglio essere consapevole di quello che leggo, però oggi, da lettore, mi aspetterei che ci sia un link che rimanda ad una fonte, se si parla di dati.

Chiedo articoli che non trovo. E a volte preferirei leggerli certi articoli, piuttosto che dovermeli scrivere.

 

Musica sul posto di lavoro. In Italia si ascolta musica in ufficio. E la fonte? ultima modifica: 2017-09-22T15:00:43+00:00 da Toni Fontana

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