Gli effetti della musica sul nostro cervello sono tanti. E generalmente sono benefici. A volte, induce pure alla felicità. Così come scrivevo nell’articolo la voce della felicità un tono felice ci rende felici.

Ad occuparsi della questione sono in tanti. E quello che vi propongo io è la raccolta di 5 TED Talks molto interessanti sull’argomento.

Effetti della musica: i benefici di chi suona uno strumento

Già se si ascolta musica, il nostro cervello riceve stimoli notevoli, ma quando si suona uno strumento, l’attività del nostro cervello si moltiplica. In particolar modo si mette in funzione la nostra parte callosa del cervello. Cioè quella parte di congiunzione tra emisfero destro ed emisfero sinistro.

Suonare uno strumento migliora, dunque, la creatività, la capacità di risolvere problemi o di avviare strategie e progettazione. Ma anche la memoria di un musicista è migliore di altre categorie di professionisti. Insomma, suonare o imparare a suonare uno strumento aiuta anche altre aree della nostra vita.

 

Effetti del ritmo sul cervello

Jessica Grahn è una neuroscienziata che si occupa degli effetti del ritmo sul nostro cervello.

Il primo effetto è che istintivamente il ritmo ci spinge a muoverci. Gli esseri umani, pare che abbiano un loro immaginario del ritmo e sono capaci di continuare uno stimolo anche quando lo stimolo non c’è più.

Questo immaginario, al contrario di altri esseri viventi, fa si che per noi la musica diventa anche intrattenimento.

Ma gli effetti del suono sul corpo possono anche essere terapeutici. Dato che le parti del cervello che si attivano al suono del ritmo sono le stesse parti che si attivano per il movimento. La musica permette di migliorare i nostri movimenti anche in situazione di malattia e difficoltà dei movimenti.

Il cervello improvvisa

Charle Limb è un neurochirurgo che studia la creatività. Le sue domande sono molto profonde. Come improvvisa il nostro cervello? Ma anche, come innova il nostro cervello?

Limb mette in risalto che il linguaggio musicale esiste anche dal punto di vista neurologico. Quando due musicisti hanno uno scambio di battute musicali le aree del cervello che si attivano sono le stesse delle aree del linguaggio. Insomma, la musica attiva parti del cervello abitualmente usate per parlare. Limb sostiene di essere solo all’inizio della ricerca e che i risultati sulla comprensione dell’arte, su cosa sia l’innovazione, dal punto di vista neurologico, si vedranno tra 10/20 anni. La buona notizia è che siamo sulla buona strada.

La musica può essere meglio del sesso e del cioccolato

Deanna Choi non dice nulla di nuovo, sono cose che si sanno ma che è bene ripetere. La Musica può essere migliore del sesso e del cioccolato. Non solo perché la musica in massa è più socialmente accettabile. Ma perché ascoltare musica, o suonare, fa produrre al nostro cervello dopamina e ossitocina (la chimica dell’amore). Si tratta di elementi che producono, facilitano e trasmettono il piacere in tutto corpo. Questo è il motivo per cui ascoltiamo e riascoltiamo i brani che più ci piacciono.

Ancora di più. In pazienti con perdita di memoria o affetti da demenza senile, la musica fa risalire memorie e ricordi perduti, o evidentemente, sotterrati. Se le nostre memorie sono connesse e sono connesse anche con la musica, questi ricordi saranno molto più profondi e molto più ricordabile nel tempo, rispetto ad altri ricordi.

La musica è piacere, è memoria, è voglia di costruire qualcosa insieme. Come il sesso e una torta di cheescake. Sono cose che ci piace consumare, si ricordano nel tempo ed è meglio farle insieme ad altri.

Rivelare la musica con le neuroscenze

E infine Ardon Shorr, parla di musica classica come di informazione. Ascoltare musica significa imparare. Il meccanismo è uguale. Ci sono due tipi di noia. Il primo tipo di noia è quando qualcosa ci annoia perché troppo facile. Il secondo tipo di noia è quando qualcosa ci risulta troppo difficile. La musica classica appartiene a questo secondo tipo. La musica è complessa da capire. Le informazioni che può contenere una sinfonia sono troppe per essere assorbite contemporaneamente se non abbiamo gli strumenti per apprendere e capire. Se raggruppiamo le informazioni, se comprendiamo che la musica ha delle frasi e una struttura, anche la musica classica può diventare più facile da capire. Come nell’architettura dell’informazione la comprensione della struttura ci fa comprendere il contenuto. Forma e contenuto, struttura e contenuto sono strettamente legati. Questo ci permette di capire meglio che la musica è qualcosa di cui abbiamo bisogno.

Gli effetti della musica sul nostro cervello dunque sono davvero positivi. Ascoltare musica è qualcosa di piacevole, cercare di imparare, non è necessario diventare concertisti, produrrà effetti positivi in ogni ambito della nostra vita. Sia dal punto di vista lessicale, motorio, psicologico e umorale.

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