L’interfaccia utente è quella parte del software che dialoga con l’utente, appunto. Tony Aube, lead designer presso Osmo su techcrunch.com pare non avere dubbi “No UI Is The New UI”. Lo so. In tanti storceranno il naso.  Ma con questo blog voglio portare in Italia un universo sonoro e invisibile che si sta sviluppando nel mondo.

Interfaccia di conversazione

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Tony Aube ci fa conoscere due delle tante applicazioni invisibili e/o di conversazione utilizzabili negli Stati Unit. Magic ed Operator.  La prima app risponde a qualunque domanda. La seconda ti trova qualunque cosa.

Entrambe le applicazioni si basano sulla messaggistica e non hanno una loro interfaccia utente. L’importanza della messaggistica è in continua espansione. Come già affermato nel post “Il design è una conversazione” i progettisti fanno un uso massiccio della messaggistica. Ma non non sono i soli.

Oggi chiunque possiede uno smartphone usa Slack, Whatsapp, o Telegram, o altro ancora. La messaggistica, insomma, è diventata fondamentale per la vita di tutti i giorni (ne sanno qualcosa i genitori di figli in età scolare) ed è utilizzata in contesti di comunicazioni personali o professionali. Ma che cosa accadrebbe se usassimo  la messaggistica per l’interazione con i computer?

Che cosa succederebbe se estendessimo la messaggistica al di la di questi contesti? Cosa succederebbe se la messaggistica trasformasse il nostro modo di interagire con i computer così come ha trasformato il nostro modo di interagire con le altre persone?

L’Intelligenza Artificiale che parla

L’anno scorso, al cinema, è stato l’anno dell’intelligenza artificiale e abbiamo visto film come Her – Lei,  o come il vincitore dell’Oscar agli effetti speciali Ex Machina , e altri film in cui si faceva riferimento al test di Turing: un test inventato da Alan Turing (presente anche nel film The Imitation Game) per determinare se l’intelligenza artificiale è equivalente a quella di un essere umano.

Mentre siamo lontani dalla creazione di robot in grado di guardare e agire come gli esseri umani, come Ava (l’intelligenza artificiale di ExMachina), abbiamo ottenuto un’intelligenza umana abbastanza avanzata e simulata in contesti ristretti. E uno di quei contesti in cui l’intelligenza artificiale si svolge in maniera migliore è appunto la messaggistica.

Applicazioni intelligenti

Al giorno d’oggi, i computer possono ascoltare, vedere, leggere e comprendere gli esseri umani abbastanza intuitivamente. Questo sta aprendo un mondo di opportunità per le applicazioni alimentate dall’intelligenza artificiale, verso cui gli imprenditori si stanno rivolgendo in fretta.

Questo perché, tra tutte le possibili forme di comunicazione, il testo digitale è il più diretto. Il testo è costante e non crea distrazioni. Inoltre, la messaggistica crea una migliore esperienza utente rispetto alle applicazioni tradizionali, perché rende naturale e familiare la comunicazione.

Quando la messaggistica diventa l’interfaccia utente, non è necessario trattare con un flusso costante di nuove interfacce, piene di diversi menu, pulsanti ed tag. Questo spiega l’attuale aumento della popolarità delle applicazioni invisibili e di conversazione. Ma la ragione per cui ci si dovrebbe curare di loro va anche oltre.

Verso l’interazione interfaccia – macchina

L’aumento della popolarità di queste applicazioni di recente mi ha portato (parla Tony Aube) a un’osservazione sorprendente: i progressi della tecnologia, in particolare nell’intelligenza artificiale, stanno rendendo l’interfaccia tradizionale sempre meno rilevante. […]

Si potrebbe sostenere che le applicazioni invisibili e di conversazione non sono privi di interfaccia utente. Dopo tutto, hanno ancora bisogno di uno schermo e una interfaccia di chat. Se è vero che queste applicazioni richiedono, in certa misura, di una progettazione dell’interfaccia utente, credo che questa sia solo la punta dell’iceberg. Dietro di loro, le nuove tecnologie hanno il potenziale di eliminare del tutto lo schermo. Guardate i due video di seguito!

Progetto Soli

Il primo video mostra il Progetto Soli. Si tratta di un piccolo chip radar creato da Google per consentire il riconoscimento dei gesti. Per esempio, il chip ti permette di alzare o abbassare il volume della radio facendo il gesto con la mano senza toccare la radio.

Emotiv

Il secondo presenta Emotiv, un software in grado di leggere le onde cerebrali e capire il loro significato attraverso l’elettroencefalografia. Puoi spostare oggetti su uno schermo, senza neppure parlare, o una sedia a rotelle elettrica programmando il software con la tua capacità di visualizzazione.

Tecnologie magiche o realtà?

Mentre entrambe le tecnologie sembrano letteralmente delle tecnologie magiche, in realtà non lo sono. Sono reali e funzionali ed hanno una cosa in comune: non necessitano di una vera e propria interfaccia utente per interagire con il computer.

Come designer, si tratta di una tendenza inquietante da interiorizzare. In un mondo in cui i computer possono vedere, ascoltare, parlare, capire e rispondere, qual è lo scopo di una interfaccia utente? Perché preoccuparsi di progettare un’app per gestire il tuo conto in banca quando si può anche semplicemente parlare?

Al di là della interazione e dell’interfaccia uomo-macchina, stiamo entrando nel mondo dell’interfaccia mente-macchina. In questo mondo, tra digitale e telepatia con l’aggiunta di intelligenza artificiale e altri mezzi di interazione sarebbe possibile comunicare direttamente con i computer senza la necessità di uno schermo.

Tutto questo ti sembra fantascienza? Eppure è quello che sta accadendo e su cui si sta lavorando e i prototipi sono già realizzati e funzionanti. Personalmente, dopo aver ascoltato il TED che spiega come la macchina legge nel nostro pensiero, la creazione di interfacce conversazionali e sonore mi sembrano molto più realizzabili!