Difficile dare una definizione unica e univoca di user experience. L’ espressione come già ho scritto in un post sull’user experience in Italia può essere la definizione perfetta della fuffa o, come io credo, l’applicazione di un cambio di paradigma della progettazione.

Cos’è l’user experience?

Nel precedente post semplificavo al massimo, affermando che

l’User Experience non è niente di trascendentale. Al di là dell’anglicismo, la UX è qualcosa di molto pratico e profondo che tocca la relazione che tutti abbiamo con un determinato prodotto o servizio.

In altre parole è lo studio dell’esperienza vissuta da una persona rispetto ad un determinato prodotto e/o rispetto tutto il mondo digitale, rispetto (anche) al nostro vissuto sul web e sui social.

Per me è la conoscenza e l’interesse che un progettista manifesta verso l’essere umano e verso il suo essere “essere umano”. È la risposta alla domanda “Ciò che sto progettando sarà utile? Risponderà adeguatamente alla persona che visiterà il sito che sto progettando?”. È il mettere l’essere umano al centro di ciò che si pensa e si crea.

L’user experience come ricerca della felicità

C’è una battuta molto inglese che dice

Per morire ricchi ci vuole l’Usabilità. Per morire felici ci vuole l’user experience.

L’user experience designer o architetto dell’informazione è alla ricerca della felicità come spiegava Stefano Bussolon al Wiad di Palermo nel 2015. L’user experience, infatti, riguarda le persone in quanto utilizzatori di un servizio ma riguarda anche chi propone servizi, contenuti e prodotti. Riguarda chiunque vuole suscitare emozioni, emozioni positive.

L’user experience come seduzione

Immaginate di dover ospitare qualcuno in casa. Magari qualcuno che volete sedurre o impressionare. Immaginate di voler ricevere una ragazza o un ragazzo per una cena. Quali sono i segnali e i messaggi che volete inviare? Quale impressione volete dare? Avete ripulito casa, messo in ordine la stanza? Mettete in evidenza un libro o un oggetto rispetto ad altri? Ecco. quando state pensando al vostro ospite e non a voi stessi, ecco che state svolgendo una delle attività principali dell’user experience designer.

È qualcosa che facciamo tutti. E questo è l’inganno! Che tutti viviamo esperienze. La maggior parte di noi induce a provare esperienze negli altri. E questo viene facile quando, bene o male, conosciamo l’altro.

Ma se dovessimo ricevere in casa migliaia di sconosciuti e dovremmo accontentare tutti ogni giorno a qualunque ora della giornata. Quando non volessimo irritare nessuno e volessimo dare una buona impressione a tutti, ecco che l’organizzazione della serata diventa un lavoro. E così nel momento in cui diventa un lavoro stiamo parlando, nel nostro caso, di user experience design e architettura dell’informazione.

L’esperienza dell’altro e non di se stessi

Marco Bertoni in un post politicamente scorretto, a tratti ironico, di cui sconsiglia la lettura a chi ha un’opinione eccessiva di sé, scrive.

L’uso improprio del termine UX, al contrario, ha generato una serie di ridicole semplificazioni, eccone alcune:

Per il programmatore medio UX significa grafica.
Per il cliente medio UX significa a volte grafica, a volte “boh?”, a volte marketing. Non è raro che qualche stakeholder senta il bisogno di migliorare la UX di qualcosa. Se la frase fosse migliorare l’usabilità e l’architettura dell’informazione, la specificità dell’affermazione presupporrebbe la conoscenza del dominio e la necessità di rivolgersi a un esperto, usare il termine UX, invece, consente di sembrare cool senza compromettersi le ferie con il lavoro vero.
Per l’agenzia creativa media UX significa “il tizio sfigato che fa i wireframes”.

Adesso con due lezioni fuffa al corso di design o un master cotto e mangiato, sono tutti esperti di UX, e hanno ragione: perché chi più di noi stessi può essere definito esperto delle proprie esperienze?

La parola UX, quindi, è la grande livellatrice. Ha consentito a chiunque di proporsi sul mercato facendo le solite cose ma sembrando più cool. È il perfetto prodotto di una società superficiale in cui la sostanza è morta e sepolta sotto una coltre di parole inutili.

Ad ogni modo, un documento completo mi è sembrato il pdf in inglese proposto dall’Istituto di ricerca per l’informatica e l’automazione e da cui è tratto buona parte di questo articolo.

Da dove viene l’User Experience?

Si hanno a disposizione molti significati di User Experience o UX.

Una prima definizione che conferma quanto dicevo poco fa arriva da Tom Stewart.

Lo studio della relazione tra le persone e la tecnologia è stata denominata con vari nomi nel corso degli anni: ergonomia del computer, interazione uomo-computer e usabilità. Più recentemente, l si è parlato di progettazione e UX Human centered design.
Il termine User expereince è ora ampiamente utilizzato. Personalmente, non mi interessa come questa zona è chiamata … Quindi io uso il termine User experinece (esperienza dell’utente) per descrivere quello che su cui io lavoro.

Io faccio UX mi pare la definzione delle definizioni.

DEFINIZIONI di UX secondo la norma ISO

Per meglio definire la UX, è utile andare a riprendere alcune delle definiziioni più citate e accreditate.
Prendiamo dunque la definizione ufficiale tratta dalla norma ISO: ISO 9241-210.

Le percezioni e le risposte della persona derivanti dall’uso e / o dall’uso anticipato di un prodotto, di un sistema o di un servizio.

L’esperienza dell’utente comprende, insomma, le  emozioni, le credenze, le preferenze, percezioni, le risposte fisiche e psicologiche, i comportamenti e le realizzazioni che si verificano prima, durante e dopo l’uso. Ma anche l’esperienza che l’utente ha del logo del brand, la presentazione, la funzionalità, il sistema delle prestazioni, il comportamento interattivo, lo stato fisico e mentale dell’utente (anche derivante da esperienze precedenti) attitudini, abilità e personalità. E non dimentichiamo il contesto d’uso.

Definzione di UX secondo UPA

Un’altra definizione di UX (o UE) più europea è questa.

L’user experience design come disciplina riguarda tutti gli elementi che insieme compongono l’interfaccia, tra cui il layout, il visual design, il testo, la marca, il suono, e l’interazione. L’UE lavora per coordinare questi elementi, per consentire la migliore interazione possibile degli utenti.

Usabilità vs UX

Sedia per visite brevissime – Bruno Munari 1945

In alcuni ambienti l’User experience si appiattisce all’Usabilità. Ma chi fa ricerca e chi distingue all’interno dell’user experience numerose professionalità, sottolinea le differenze tra usabilità tradizionale e UX.

La sedia per visite brevissime

Interessante ed esplicativo mi sembra l’articolo di Annalisa Riggio che dopo aver ripreso le definizioni di Jakob Nielsen e Donald (Don) Norman, riprende l’esempio della sedia per visite brevissime di Bruno Munari.

Lavorare sulla UXD di un sito web significa fare tantissime valutazioni che riguardano anche l’usabilità (ma allo stesso tempo la grafica, l’architettura dell’informazione, gli obiettivi e altro). Significa mettere al centro della nostra progettazione l’utente al fine di rendere la sua esperienza di utilizzo soddisfacente e basata sulle sue reali necessità.

La differenza tra Usabilità e User Experience

Sul blog di Boraso ci si è occupati del tema anche di recente.

Cercando di contestualizzare queste definizioni nel panorama web, l’obiettivo dell’usabilità è quello di creare sito e piattaforme fruibili e di semplice utilizzo, mentre quello della UX è quello di fornire una memorabile esperienza all’utente prima, durante e dopo l’utilizzo di una specifica piattaforma.

In sintesi, l’Usabilità fa riferimento alla facilità con cui gli utenti, interagendo con un sito, riescono a raggiungere un obiettivo, mentre la User eXperience valuta la soddisfazione dell’interazione utente con il sito.

E si conclude in questo modo.

Confondere l’UX con l’usabilità è un errore frequente ma, come è stato proposto in questo post, l’usabilità non è altro che uno dei mattoni dell’UX ; esistono prodotti che forniscono esperienze fenomenali ma sono tutt’altro che usabili e, d’altro canto, strumenti estremamente usabili tuttavia non offrono più di quello e non garantiscono una completa e positiva UX.

UX in sintesi

L’UX comprende innumerevoli fattori delle persone. Le loro predisposizioni, le aspettative, i bisogni, la motivazione, l’umore. Ma anche le caratteristiche del sistema progettato, la sua complessità, lo scopo, la funzionalità e il contesto (o l’ambiente) entro cui l’interazione si verifica.

Per riassumere, il concetto di UX mette in rilievo punti di vista personali. Spesso comprende anche aspetti che nel tempo hanno riguardato il marketing, l’arte, le comunicazioni e la psicologia.

Conclusioni

Che ancora oggi si debba discutere sulla definizione di UX è comunque qualcosa di normale. Intanto perché ancora oggi il termine è riconosciuto ancora da troppo poche persone. E poi perché, come accade per molti campi multidisciplinari, la UX è in pieno divenire.

C’è chi se ne appropria in modo vanaglorioso, come dice Bertoni “per sembrare più cool”. E c’è chi, invece, a fatica sta lottando ogni giorno per far comprendere che ci sono altri modi di progettare un sito web.

In questo senso la UX offre tantissime opportunità per la ricerca e offrirebbe tantissime occasioni di ricerca collaborativa. Se non accade è perché la crisi nelle nostre tasche è ancora forte. E piuttosto che collaborare e crescere insieme si preferisce sgomitare in un mercato ancora troppo piccolo per sfamare tutti. Ma questo è un altro discorso.

User Experience del futuro

Il futuro dell’User Experience può davvero essere un cambio di paradigma. Tanto che a mio parere potrebbe essere davvero l’evoluzione di un secondo umanesimo. Un umanesimo 4.0 dove l’uomo è visto sotto gli aspetti politici, sociali, comunicativi, artistici, fisiologici, psicologici, antropologici, etc.

Un altro mondo è possibile. Un altro mondo con al centro l’essere umano è, ogni giorno che passa, sempre più auspicabile.

Le discipline comprese nell’user experience

Per concludere vi mostro nel grafico di seguito le discipline che stanno all’interno dell’User experience. E sottolineo quanto peso ha al suo interno l’architettura dell’informazione.

 

Cos’è l’User Experience? ultima modifica: 2017-09-11T07:00:12+00:00 da Toni Fontana