Video

UX Sonora – Le 10 euristiche di Jakob Nielsen

La valutazione euristica è un metodo di valutazione dell’usabilità con il quale esperti di usabilità, user experience e sviluppatori analizzano un’interfaccia per progettare e costruire siti web usabili e utili agli utenti che ne faranno uso.

  1. Informare l’utente sullo stato del sistema: ogni sistema dovrebbe sempre mantenere gli utenti informati attraverso un feedback, sullo stato delle loro azioni.
  2. Prevedere un linguaggio semplice e naturale: è bene conoscere ed utilizzare il “linguaggio” degli utenti finali, delle persone che utilizzeranno il prodotto software.
  3. E’ necessario dare all’utenza controllo e libertà: è buona norma lasciare agli utenti il controllo sul contenuto informativo del sito, permettendo loro di accedere facilmente agli argomenti presenti e di navigare a seconda delle proprie esigenze.
  4. Essere coerenti e tenere conto degli standard: bisogna riportare in ogni pagina web elementi grafici sempre uguali che confermino all’utente che ci si sta muovendo all’interno dello stesso sito.
  5. Prevenire gli errori: nella progettazione e realizzazione del prodotto bisogna far sì che l’utente non cadi in errore o si trovi in situazioni critiche ed è comunque fondamentale dare la possibilità all’utente di risolvere il problema magari tornando allo stato precedente.
  6. Favorire il riconoscimento piuttosto che il ricordo: Nielsen consiglia la scelta di layout semplici e schematici, per facilitare la consultazione delle informazioni sulle pagine; i link e tutti gli altri elementi utili alla navigazione devono essere sempre chiari, visibili e riconoscibili.
  7. Flessibilità ed efficienza: è bene dare agli utenti la possibilità di una navigazione differenziata all’interno del sito, a seconda della propria esperienza nell’uso del Web e del sito stesso.
  8. Estetica e progettazione minimalista: le pagine di un sito web dovrebbero dare risalto ai contenuti informativi evitando elementi irrilevanti o poco utili.
  9. Aiutare gli utenti a riconoscere, diagnosticare ed uscire dalle situazioni di errore: i messaggi di errore dovrebbero indicare con precisione il problema e suggerire una soluzione costruttiva.
  10. Fornire aiuto e documentazione è meglio che il sistema si possa usare senza documentazione, ma questa resta necessaria. L’aiuto dovrebbe essere facile da ricercare e focalizzato sulle attività dell’utente, elencare azioni concretamente eseguibili e mantenere dimensioni contenute.

7 fattori che influenzano l’user experience

Ci sono 7 fattori che descrivono l’esperienza degli utenti, secondo Peter Morville, possiamo dire, l’inventore dell’architettura dell’informazione e pioniere nel campo dell’user experience.

I fattori sono

Utilità – Usabilità – Trovabilità – Autorevolezza – Desiderabilità – Accessibilità – Valore

Utilità
L’Utilità sta negli occhi di chi guarda. Un sito utile per una gruppo di persone può non avere utilità per altre persone. Un sito web deve avere uno scopo.

Usabilità
L’usabilità si occupa di consentire agli utenti di usare con efficacia ed efficienza il loro obiettivo finale attraverso un sito web o un prodotto.  I prodotti possono avere successo se non sono utilizzabili, ma sono meno propensi a farlo.

Trovabilità
La Trovabilità si riferisce all’idea che il prodotto o una determinata pagina deve essere facile da trovare. La trovabilità è di vitale importanza per l’esperienza degli utenti di molti prodotti.

Autorevolezza
L’autorevolezza si riferisce alla possibilità per l’utente di avere fiducia nel prodotto che avete fornito. E’ quasi impossibile offrire un’esperienza utente positiva se l’utente pensa che il creatore del sito è un truffatore o pubblica bufale.

Desiderabilità
La desiderabilità del design è espressa attraverso l’immagine, l’identità, l’estetica di un determinato sito web o prodotto. Più desiderabile è un prodotto più probabile è che l’utente si vanti di quel prodotto e aggiunga desiderio verso gli altri.

Accessibilità
L’accessibilità riguarda la capacità di fornire un’esperienza senza problemi e errori a chiunque. Questo include coloro che sono disabili o che hanno dei malfunzionamenti all’udito, alla vista, difficoltà di movimento o di comprensione e apprendimento.

Ricordiamo che quando si progetta per l’accessibilità si creano prodotti che sono più facili da usare per chiunque. Il design accessibile è ormai un obbligo di legge in molte giurisdizioni. Il mancato adeguamento per le pubbliche amministrazioni comporta anche delle multe. Purtroppo, tale obbligo spesso non viene applicato come dovrebbe essere.

Valore
Infine, il prodotto deve fornire valore. Esso deve fornire valore al business che crea e per l’utente che acquista o utilizza. Senza valore è probabile che qualsiasi successo iniziale sarà alla fine compromesso.

[Fonte]

Il potere dell’ascolto

Il potere dell’ascolto è pervasivo. Questo blog non si stancherà mai di invitare i suoi lettori all’ascolto. Ascolto finalizzato alla progettazione, ascolto finalizzato alla scoperta dei bisogni dell’utente, ascolto dell’altro per una comprensione del contesto in cui viviamo e ascolto di se stessi per la realizzazione dei propri sogni.

Il potere dell’ascolto di Mteto Maphoyi al TEDxTeen

Mteto Maphoyi racconta questo potere. Ascoltare i suoi sogni lo ha portato ad ascoltare la sua voce, il suo legame profondo con la musica lirica italiana che riproduce non per comprensione linguistica ma per comprensione sonora.

Il piacere della musica che va oltre ogni comprensione. La musica che crea legami, connessioni, relazioni persino con chi non c’è più. La potenza della musica entrare in un contesto di povertà e violenza ed è capace di modificare e rivoluzionare quel contesto.

Chi entra nel contesto musicale non ne rimane indifferente: con se porta la Passione e le Emozioni.

Il racconto di Mteto Maphoyi è da ascoltare.

Ed è uno dei Ted che si aggiunge a quanto già detto riguardo la praticadell’ascolto, ai  6 TED sull’ascolto che ogni designer dovrebbe ascoltare e ai 5 TED sul come farsi ascoltare .

Il potere dell’ascolto è infatti il potere di entrare in contatto con l’altro, qualcosa che l’user experience designer fa spesso.

E’ quello che generalmente si dovrebbe fare con l’empatia che non è la risposta giusta, ma è la capacità di comprendere l’altro.

Nell’ascolto attivo perdiamo un pezzo di noi stessi, o meglio dobbiamo rinunciare ad un pezzo di noi, almeno momentaneamente. Rinunciamo ai nostri filtri, alle nostre difese, ci siamo, ma per l’altro, non per noi stessi.

Cercando informazioni sul potere dell’ascolto ho trovato un documento di Ann Weiser Cornell, dal titolo appunto il potere dell’ascolto, presentato alla 13° International Focusing Conference Shannon, Irlanda, nel Maggio 2001. Ann Weiser Cornell è una esperta di focusing e sull’argomento ha scritto diversi libri.

E traggo quanto ritengo possa essere utile alla progettazione.

Nell’ascolto ci deve essere

  1. uno scopo, lo scopo dell’ascolto.
  2. presenza di chi ascolta
  3. verifica di ciò che è stato detto e compreso
  4. ricapitolazione, sintesi di quanto si è detto.

Alla fine dell’ascolto si uscirà sempre diversi, ci sarà chi avrà guadagnato e chi avrà perso qualcosa e questa perdita non deve mai essere intesa come negativa. La perdita di una brutta idea o di un cattivo progetto è un risultato positivo anche se richiede un ulteriore lavoro di progettazione.

Per questo motivo l’ascolto è un momento di crescita sia per chi ascolta che per chi parla.

I vincitori sonori degli Oscar 2016

Con questo post si conclude la serie di articoli che hanno anticipato la notte degli Oscar 2016 che si è svolta il 28 febbraio 2016.

Chi volesse riascoltare tutte le candidature sonore può leggere il post Sonoro da Oscar 2016. Oppure curiosare tra le candidature al Miglior (montaggio) sonoro e Miglior mixaggio sonoro con la spiegazione delle differenze tra i due premi.

Oggi è arrivato il momento di raccogliere in un solo post tutti i vincitori votati dalla giuria. Ricordo che la giuria degli Oscar è composta da personalità del settore ma è resa segreta per evitare pressioni da parte delle case di produzioni.

da Wikipedia

L’appartenenza all’Academy of Motion Picture Arts and Sciences è suddivisa in diversi rami, ciascuno dei quali rappresenta una disciplina diversa della produzione cinematografica.

Oggi, l’Academy non rivela pubblicamente il nome dei suoi membri. La conferenza stampa del 2007 affermò anche che essa aveva poco meno di 6.000 membri votanti. Le politiche rigorose di adesione hanno mantenuto il numero pressoché costante da allora.

I vincitori sonori degli Oscar 2016

Il vincitore della colonna sonora è stato il film The Hateful Eight di Quentin Tarantino (Trailer) ideata dal maestro Ennio Morricone .

Dopo di che il film piglia tutto è stato Mad Max: Fury Road che ha vinto le due statuette d’oro come

Miglior mixaggio sonoro di cui si sono occupati Chris Jenkins, Gregg Rudlof, Ben Osmo

https://youtu.be/I2ZIgDsQifs

Miglior montaggio sonoro nella persona di Mark Mangini e David White quest’ultimo candidato per la prima volta dall’Academy Awards.

La Miglior canzone invece è risultata essere Writing’s on the Wall di (Jimmy Napes e Sam Smith) per il film 007 Spectre

Mad Max, dunque, è il vero vincitore sonoro di questa edizione degli Oscar. Anche oltre le previsioni, dato che, in generale, si pensava che il premio come miglior montaggio sonoro sarebbe andato al miglior film. In effetti, però, Spotlight non ha richiesto un gran lavoro di sound design o effetti speciali. In molti pensavano al lavoro audio fatto su The Renevant (per l’intelligente uso del silenzio) oppure alla spinta emotiva del suono e colonna sonora di Star Wars.  D’altronde sarebbe stato pure bello vedere vincere Star Wars perché il Sound Designer, Christopher Scarabosio, ha origine astigiane. Così non è stato. Ogni Festival o Oscar che si rispetti porta con se una scia di polemiche, come lo era stato per anni per Di Caprio, che finalmente per sostenitori e detrattori, è stato premiato. A noi, che non vogliamo entrare in queste diatrive non ci resta che riascoltare questi film e goderceli musicalmente!

Buon riascolto!

Come si pronuncia correttamente la frase

Come si pronuncia correttamente la frase EA Sports è una guida sintetica da cui poter estrarre alcuni elementi fondamentali per la pronuncia corretta di qualunque frase: sia essa composta da poche lettere, da una semplice frase o un discorso.

Gli elementi in cui si focalizza il video sono 4: Volume, Inflessione, Pronuncia e Atteggiamento 

Volume

Il volume è importante, da il senso della durezza della frase, ne caratterizza già in parte l’atteggiamento. Il volume alto è segno di chiarezza ma anche di durezza e aggressività. Una persona che parla ad un volume alto è percepita, qualunque cosa dica, come persona più aggressiva rispetto a chi invece ha un volume di voce più basso. Così come un volume basso è indice di timidezza e paura di essere ascoltato. 

Inflessione

L’inflessione o anche modulazione, intonazione della voce fa parte della musicalità della voce. Ci rendiamo conto di questa inflessione quando ascoltiamo persone che parlano con una inflessione piatta, che non mettono in rilievo nessuna parola o frase. L’inflessione, che in genere è un andar su e già, proprio come un onda sonora, fa capire su quale parola mettiamo più forza e quale parola riteniamo più importante.

Nel video si fa l’esempio dell’inflessione che si usa per dire USA in americano. USA è l’acronimo di United States of America e al di là del patriottismo, per far capire che si tratta di un acronimo le tre lettere si pronunciano con la stessa inflessione. Cioè diamo importanza a tutte e tre le lettere. 

Pronuncia o pronunzia / Dizione

La Treccani ci da 3 diverse definizioni di pronuncia

Senza essere troppo profondi, rimandiamo a una letturatura sconfinata sull’argomento, in questo post possiamo dire che la pronuncia è:

L’impostazione particolare del modo di parlare, sia come fatto fisiologico sia in rapporto a un uso che si considera come corretto.

Il che significa anche avere una dizione.

Maniera di pronunciare le parole

Sembra facile, anche per poche lettere. Ma non lo è.  Gli attori, che lavorano con la dizione, si esercitano per anni. Oggi non si usa, non si usa spesso, ma conoscerla non fa mai male. 

Atteggiamento

Nel parlato c’è sempre un atteggiamento. Non solo è importante, è fondamentale.

Di quello che diciamo solo il 7% viene percepito dall’altro che ci ascolta.

Tutto il resto della conversazione è fatto da metalinguaggio. È su questo metalinguaggio che si basano molte truffe, per esempio. L’atteggiamento è quello che arriva immediatamente all’altro.

Forse la persona che ascolta non capirà neppure una parola di quello che gli viene detto ma percepirà sicuramente l’atteggiamento con cui lo avete detto.

Se l’atteggiamento è spavaldo oppure timido, remissivo, chiuso o arrogante, modesto o aperto e socievole.

Essere assertivi

Porsi nel modo più assertivo possibile aiuta molto la comunicazione. L’atteggiamento corretto e adeguato permette una comprensione migliore di quello che diciamo.

Come si pronuncia correttamente la frase EA Sports è un pretesto, ora tocca a noi proseguire nello studio.

Dall’informazione all’esperienza – Federico Badaloni

Dall’informazione all’esperienza è il titolo dell’intervento di Federico Badaloni al WUD Rome 2015 organizzato da nois3, in cui si festeggiavano i 10 anni di usabilità in Italia e dove si è parlato principalmente di innovazione. Federico Badaloni non ha bisogno di grandi presentazioni e chi frequenta questo blog lo ha già sentito nominare diverse volte.

Da qualche giorno è stato pubblicato su youtube il video che riprendo perché Badaloni, nei suoi interventi, fa riferimento alle informazioni sonore e alle informazioni che arrivano all’orecchio.

L’innovazione modifica la realtà

Per esempio per parlare dell’innovazione nella realtà, Federico Badaloni racconta una storia. La storia parla di una bambina che ascolta per la prima volta nella sua vita la radio. Attraverso la radio, infatti, molte persone hanno cambiato il loro modo di usufruire della musica, così come oggi Spotify sta cambiando il modo di usufruire la musica, che è qualcosa di diverso rispetto a qualche anno fa. La radio e Spotify, sono delle innovazioni tecniche che hanno e stanno, concretamente, modificando la realtà.

Dall’informazione…

Le informazioni ci arrivano dall’esterno, abilitano le relazioni, e attraverso la loro funzione si trasformano in esperienza.

Badaloni prosegue

per poter entrare in relazione, le cose devono avere un contesto che esiste prima di loro, qualcosa fatto di spazio o di tempo. La cultura, per esempio, orienta le nostre scelte. Ma oggi non ha senso, oggi non siamo più in relazione grazie ad un contesto ma grazie ad una connessione.

La connessione non è dunque una cosa, un filo LAN o un filo elettrico, la connessione è qualcosa di più spirituale. Attraverso la connessione e la funzione che ha la connessione si arriva al significato.

Innovare è architettare la connessione, la connessione è il contesto, il contesto è il comportamento e il comportamento è la relazione.

Badaloni ci dice che nel creare un sistema dobbiamo pensare alla funzione che deve avere quel determinato sistema.

Un sistema è qualcosa che ha una funzione principale e ogni sua parte ha una funzione secondaria che serve a sostenere la funzione principale.

In fondo l’usabilità cos’é se non una armonia funzionale?

… all’esperienza

E per far capire meglio Badaloni utilizza un altro esempio sonoro.

L’orchestra è un sistema, la sua funzione è eseguire un brano. Il sistema orchestra è composto da strumenti che hanno funzioni secondarie. Ci sono strumenti che hanno la funzione di creare il ritmo, altri hanno la funzione di comporre la melodia, alcune parti restano in sottofondo e seguono o arricchiscono le funzioni principali.

Per i matematici una funzione è qualcosa che mette in relazione un insieme (l’orchestra) con un altro insieme (gli ascoltatori) ma anche tra un gruppo di bisogni e un gruppo di soluzioni.

E’ in questo preciso punto che si diventa creativi, il modo in cui si uniscono è creativo.

Dall’informazione all’esperienza

Il mondo vuole soluzioni ma

Per l’innovazione è necessario volgere lo sguardo ai bisogni e non alle soluzioni, perché la soluzione può essere reinventata.

Un architetto dell’informazione dunque deve avere una visione, una visione a lungo termine e deve immaginare il futuro. Per far questo il dono che Federico Badaloni fa a tutti sta sintetizzato in questa frase, con 4 fronti su cui lavorare, da tenere sempre a mente:

Quando progettiamo o quando innoviamo dobbiamo chiederci sempre: quali contenuti, per creare quali relazioni, con quali funzioni, e per quali esperienze.

 

Omaggio a David Bowie

In un blog che si occupa di sonoro non poteva mancare un omaggio a David Bowie.

Ma non voglio raccontarvi la sua storia che trovate su Wikipedia, non scrivo neppure coccodrilli da pubblicare al momento giusto, nè tanto meno dare giudizi sulla sua grandezza, dare un giudizio critico su questa o quella canzone, fare classiche o top ten. Un omaggio, penso, debba essere spontaneo e sincero e mi spiace solo che sia postumo.

Il mio omaggio a David Bowie è un invito all’ascolto di questo artista, che come ascolterete e vedrete è stato un camaleonte della musica rock, mai uguale a se stesso, sempre teso alla ricerca musicale, stilistica e alla sperimentazione. L’8 gennaio 2016 aveva compiuto 69 anni e lanciato il suo ultimo album.

La notizia data dai familiari ha sconvolto i fans

Tanto che in questi giorni gira una petizione a Dio per Dire di no alla morte di David Bowie

Ho letto, poi, articoli di critici musicali dei maggiori giornali italiani che con sofferenza hanno fatto classifiche ed eliminato brani, scelto uno piuttosto che un altro. E mi hanno trasmesso questa sofferenza. Per me scrivere per questo blog è un piacere e se un mio post deve essere una sofferenza, preferisco risparmiarvelo.

Io, sinceramente, vi propongo una scelta di 37 canzoni senza classifiche. Le più belle? Le più ascoltate? Le più conosciute? Si, forse, boh, può darsi! Sono 37, nè 30, nè 40. Forse ho saltato o dimenticato qualcosa, sicuramente la vostra preferita. Ma magari ne trovate un’altra che certamente avete ascoltato e vi piace lo stesso. David Bowie ha registrato 28 album durante la sua carriera artistica.

Ma se c’è chi da per scontato che alcuni grandi della musica, che hanno portato innovazione nel proprio campo, siano sempre conosciuti e acclamati da tutti, pochi prevedono che ci sia una ignoranza musicale sparsa e diffusa. Non è una colpa! Assolutamente. Il materiale musicale a nostra disposizione è talmente ampio che non si può ascoltare tutto. C’è chi è nato dopo una certa epoca, chi ascolta altro, chi ascolta le radio istituzionali, dove si fa, ahimè, pochissima ricerca musicale, (va meglio per chi ascolta le web radio). E c’è anche chi non si avventura per pudicizia o per pigrizia o proprio per mancanza di tempo alla ricerca del meglio di un cantante.

Per questo motivo ho scelto di creare io stesso per voi una playlist. Non c’è nulla da fare, tranne che premere il play, la voglia di scoprire o di riascoltare un grande cantante e musicista.

Se avete una certa età e lo conoscete già, sarà un piacere ricostruire i vostri archi di relazione, la musica ai vostri ricordi più cari, le feste di compleanno, le risate, gli amici, i concerti, i viaggi, le cover, i baci, gli amori e le litigate.

Se invece non lo conoscete, o pensate di non conoscerlo, vi accorgerete che magari qualche successo lo avete già ascoltato e sentito da qualche parte.

Non ho più di tanto da dire se non lasciarvi all’ascolto libero: penso che l’ascolto guidato sia importante, ma penso anche che non sia obbligatorio. L’ottima architettura di Youtube vi permetterà, se interessati nella ricerca, di spaziare in lungo e in largo, tra video ufficiali, concerti, live, remix, cover e quant’altro su David Bowie.

Non mi resta che augurarvi un buon ascolto! E segnalarvi che, fino alla fine del mese, La Rough Trade Records donerà alla ricerca contro il cancro tutti i ricavati dalla vendita dei dischi di David Bowie.

Insieme – Cortometraggio 2013 – Venezia70

Insieme, cortometraggio di Annamaria Liguori, presentato alla 70°edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia racconta la storia di una donna colpita da un tumore.

Lo propongo perché il film mette al centro della vicenda il dialogo: i dialoghi spezzati dalla fretta, le frasi non dette, le omissioni, la voglia e la paura di comunicare e la necessità di raccontare.

“Il film vuole spiegare il valore anche curativo del dialogo durante l’esperienza di malattia. “Insieme”, un cortometraggio liberamente ispirato a una storia vera, raccolta attraverso il sito www.nonausea.it, che racconta frammenti durissimi di vita reale di una giovane donna che convive con il cancro.
Nel film, le relazioni, gli affetti, il dialogo con le persone vicine, a cominciare dalla sorella e dal proprio medico, si riveleranno per la protagonista le risorse decisive per superare i passaggi difficili del percorso di cura.”

Promosso da Salute Donna onlus e SIPO con il supporto non condizionato di MSD Italia, ideato e curato da Pro Format Comunicazione e prodotto da Meltin’Pot, “Insieme” per la regia di Annamaria Liguori, “Insieme” vede come interpreti Euridice Axen, Giorgia Wurth, Nicolas Vaporidis e Monica Scattini. I brani musicali interpretati da Marco Carta, sono stati concessi a titolo gratuito.

“Insieme” è quindi la storia di una battaglia vittoriosa contro il cancro basata sulla scoperta del valore della comunicazione, dell’importanza di vincere le proprie paure e parlare apertamente di come ci si sente per affrontare i momenti più critici del percorso di cura.

“Insieme” è dedicato a tutte le persone che lottano contro il tumore, ai loro familiari, ai medici, a tutto il pubblico: il cammino è arduo, il percorso di cura può essere lungo e pesante, ma oggi la battaglia contro il cancro si può vincere. Insieme.

10 canzoni scritte per Natale

10 canzoni scritte per Natale è il secondo titolo che ho pensato per questo post. Il primo, in realtà, nelle intenzioni, voleva essere “Le 10 canzoni che fanno Natale” ma ho pensato che la tua memoria sonora ti avrebbe sicuramente riproposto una valida playlist di canzoni tra cui sicuramente Jingle Bells , Bianco Natale, Tu scendi dalle stelleAstro del CielHappy Christmas, We Wish You a Merry ChristmasOh Happy Day, etc… posson bastare 7…

Ma quelle che, invece, ho poi scelto e che ti propongo per questa data sono un omaggio a te, lettore, che hai il buon cuore di leggermi anche il giorno di Natale e comunque durante le tue vacanza. Grazie intanto a prescindere! Te ne sono davvero grato!

Di canzoni scritte per Natale ce ne sono una marea: da un lato le canzoni e le musiche per il Natale come festa tradizionale e dall’altro lato come momento commerciale propizio. La caccia al regalo trendy passa anche per la musica

Di seguito troverai una mia personalissima selezione di canzoni natalizie, in base ai miei gusti musicali e al mio pensiero di Natale. Non si tratta di una classifica, né, proprio oggi, voglio dare indicazioni musicali. Mi va di pensare che sia una breve e piacevole playlist che userai in questi giorni, la sera, al caldo, in rilassatezza, in sottofondo, alle tue belle chiacchierate in famiglia o con gli amici più cari. A Natale puoi…

Non mi prolungo ancora, lascio la parola alla musica. Da parte mia i miei auguri migliori per un ottimo e sereno Natale, a tutti!

Le 10 canzoni scritte per Natale

1) Celine Dion – So this is Christmas

2) Mariah Carey – O Holy Night

3) Band Aid 30 – Do they know it’s Christmas?

4) Lady Antebellum – The first Noel

5) Queen – Thanks God It’s Christmas

6) Rihanna – I just don’t feel like Christmas without you

7) Ashley Tisdale – Last Christmas

8) Extreme – More than words

9) Britney Spears – My only wish

10) Per finire, Ariana Grande. Non l’ho scelta perché a me piace, ma in quanto si tratta dell’ultima canzone scritta per Natale: pubblicata appena il 17 dicembre 2015. Per qualcuno una trovata pubblicitaria, per altri un dono ai fans. Bah!

Di canzoni che fanno Natale o scritte per Natale o solo per vendere in un periodo in cui la gente è più propensa a spendere ce ne sono tante (aggiungete le vostre preferite nei commenti, se volete). Aggiungo, per così dire, un BONUS, una canzone non proprio scritta per Natale ma molto spirituale.

Buon Natale!

Bohemian Rhapsody Cover show in car

Bohemian Rhapsody cantata e musicata all’interno di un auto è uno dei video da cui ho tratto in parte ispirazione per il prossimo post, in cui parlerò dell’esperienza sonora in auto.

L’abitacolo dell’auto si trasforma facilmente in contesto sonoro. Molti gruppi di amici che amano la musica lo rendono un ottimo palcoscenico dove esibirsi.

Sono tante le cover cantate dentro un automobile e che si possono ascoltare navigando su youtube. Prendo ad esempio le cover di Bohemian Rhapsody per segnalarvi un ottimo articolo pubblicato in occasione dei 40 anni della pubblicazione della canzone Bohemian Rhapsody scritta da Freddy Mercury:

Bohemian Rhapsody, il mistero dei Queen. Un labirinto rock lungo quarant’anni

Testo e melodia Freddie Mercury li scrisse da solo, prendendo appunti su pezzi di carta e elenchi telefonici. Il brano fu pubblicato il 31 ottobre 1975, il significato resta un puzzle senza soluzione. Guerra, chiesa, eresia, confessioni, omosessualità, satana, peccato originale. Brian May: “Non credo lo sapremo mai, ma anche potendo non lo direi”

Da Repubblica del 29 ottobre 2015 – Katia Ricciardi

Di seguito anche una seconda cover. Sta volta sono 4 musicisti che stretti stretti riescono a suonare all’interno di una vecchia Golf, a quanto pare anche abbandonata in mezzo al bosco. Abbastanza divertente. 🙂

Experience the Brand Sound Studio

Che rumori fa la vostra macchina?

Il video che vi propongo

“Experience the Brand Sound Studio”

ci racconta di come

anche i produttori di auto

si occupano dei suoni

e dei rumori prodotti da un’automobile.

E voi?

Avete mai rivolto

la vostra attenzione ai rumori della vostra automobile?

No? Sicuri?

Io avrei scommesso invece di si.

E sono pure certo che,

quando qualcuno non ci ha fatto caso,

è pure finita male.

Raccontatemi la vostra mancanza di attenzione e raccontate cosa è successo.

I bravi autisti/ piloti, o meccanici, ascoltano il motore (un tempo, quando erano più meccanici e meno elettrauti, lo facevano molto più spesso). Ma anche se adesso i meccanici non lo fanno, lo fa per loro la casa di produzione della macchina. E non ascoltano solo il motore ma anche l’abitacolo.

I problemi di una macchina, infatti, molto spesso, si identificano con il culo (non sto scherzando!), sono le vibrazioni che salgono dal fondo schiena che fanno percepire che qualcosa va male (soprattutto nelle macchine sportive); altre volte con il tatto, si tratta sempre delle vibrazioni che, salendo sul manubrio e nell’abitacolo, possono indicare un certo tipo di problemi; e infine, molto frequentemente, si sentono con le orecchie.

Fino a qualche anno fa si diceva che un motore andava a tre (ossia che usava solo tre cilindri) quando, invece dei soliti quattro cilindri, a spingere la macchina erano solo in tre. Il primo sintomo di questa rottura del motore era principalmente il suono del motore che non era più pieno; poi successivamente si notava anche la perdita di potenza.

Se le ruote sono troppo sgonfie, il salvasterzo potrebbe ingannare la sensibilità delle mani (tatto), ma il rumore un po’ cupo della ruota non inganna un orecchio attento.

Se la frizione vi sta abbandonando, lo capite anche dal suono prodotto dal motore durante la partenza o durante il cambio

La vostra macchina, funzionante, fa sempre gli stessi rumori a cui vi siete abituati ormai da tempo. Ma basta che ad uno di questi rumori se ne aggiunga un altro, uno nuovo, per farvi preoccupare o per mettervi in allarme.

Nel video successivo è possibile vedere come l’Audi, ma anche altre case automobiliste se ne occupano, curano i suoni o i rumori della macchina fin nei minimi particolari e queste analisi influenzano anche la progettazione della macchina.

Dunque, ragazzi: orecchie sempre attente! Cinture di sicurezza ben allacciate! Luci accese anche di giorno!

E prudenza! Sempre!

La sigla (musicale)

Mentre il logo da elemento acustico è diventato elemento grafico,  nel parlato quotidiano, la sigla, da elemento grafico è diventato elemento musicale e acustico.

Definizione di sigla

Sigla, infatti, deriva dal latino Singula (littera) e dunque è una abbreviazione. Tanto che per la Treccani, il primo significato è questo:

La lettera o le lettere iniziali del nome di persone, ditte ed enti, associazioni e partiti, e di denominazioni varie, come forma abbreviata usata per comodità in sostituzione dell’intero nome. O ancora, nella prassi diplomatica, sottoscrizione abbreviata di un accordo internazionale consistente nelle lettere iniziali della persona fisica preposta da uno stato alla negoziazione dell’accordo stesso.

E solo per estensione si parla di sigla musicale (ma spesso anche solo sigla), come:

motivo musicale o frase musicale e cantata, o anche complesso di immagini, musica e canto, che, sempre nella stessa forma, precede o conclude una determinata trasmissione radiofonica o televisiva, periodica o a puntate.

In questo post mi occupo della Sigla perché per certi versi anche la sigla (musicale) è un logo-sonoro. Come dice la definizione stessa “… sempre nella stessa forma…” . Quindi non cambia e nel tempo diventa riconoscibile e rimanda ad un determinato argomento o programma o pensiero o esperienza o stato d’animo.

La caratteristica della ripetitività e della forma avvicina la sigla ad una forma di  logo sonoro.

Sigla musicale come Limes

Ma la sigla musicale, oltre a dare una identità ad un programma radiofonico o televisivo è anche il Limes, cioè il limite fisico di un flusso di sonorità o di immagini. In un giornale il limes è definito da quello che chiamiamo formato (bidimensionale nel caso della carta). Nella lettura di una pagina seguiamo una direzione. Direzione che può essere anche il flusso di immagini di una pellicola.

Nel flusso sonoro di una radio, ad un certo punto arriva una sigla. Questa ci dice che il normale flusso che stavamo ascoltando si sta interrompendo e sta cominciando qualcos’altro di atteso o di inatteso.

La sigla identifica e crea un nuovo contesto all’interno di un flusso che altrimenti non sarebbe compreso dall’utente.

L’identificazione della sigla musicale avviene a diversi livelli.

Il primo come già dicevo prima riguarda la ripetitività e il riconoscimento. Un altro livello identificativo sono i suoni stessi. Vi basta riascoltare le sigle dei vari tg, sia radio che televisivi,di qualunque canale radio o tv,  per rendervi subito conto dell’uso di violini, trombe e tamburi, sparsi un po’ su tutti i canali. Diciamo che tutti hanno lo stesso tono e lo stesso registro. E così potete equiparare programmi equivalenti e riconoscere se si tratta di un programma informativo o di intrattenimento.

E così come la sigla determina l’inizio determina anche la fine. Apertura e chiusura del contesto.

Ovviamente la costruzione di una sigla è questione strettamente e principalmente musicale. Ed è compito dei musicisti e non degli architetti dell’informazione creare sigle. Ci mancherebbe! Quello che a me interessa riguardo la  sigla è l’esperienza che viviamo durante la sigla.

Sigla dei cartoni animati o delle serie TV

Alle sigle, vecchie e nuove, ci affezioniamo. Ad esse sono legati ricordi della nostra vita, di una nostra epoca, vicina o lontana.

Pensate alle sigle dei cartoni animati. Quanti ricordi? Basta intonare un Jeeg Robot d’Acciao, un Ufo robot o un Mila e Shiro, per ritornare tutti un po’ bambini. Ma pensate anche alle sigla di Twin Peaks, sigla riconosciuta anche da chi non seguiva la serie.

Games Of Thrones

E a distanza di anni, non è cambiato nulla. Prendete, per esempio, la sigla della serie televisiva The Games of Thrones. Tra gli appassionati della serie, musicisti e non, c’è un vero culto delle musiche. Incredibile, infatti, il numero di cover e il numero di visualizzazioni che le cover della sigla hanno sul web.

Qui di seguito una delle tante.

Per chi voglia approfondire su questa specifica sigla ho trovato un interessante post di @SusannaQua

E la sigla musicale sul web?

Sul web, dove il Limes è difficile da definire, generalmente si ripercorrono i passi dell’analogico, insomma, si fa quanto avviene in radio o in televisione. Ma sarebbe interessante poter sperimentare qualcosa di nuovo o di antico (chissà). La parola o il suono spetterebbe ai musicisti.

Se ci avete fatto caso anch’io nelle mie registrazioni audio uso una sigla. Questa sigla rimanda a qualcosa, che rimanda alle architetture virtuali e digitali, che poi sarebbero il tema di questo blog.