Come saprete, lunedì 12 novembre 2018, sono stato invitato dall’ UX Book Club BARI, per parlare di architettura dell’informazione sonora. Un incontro, organizzato insieme a Sprint Lab e Impact Hub Bari che ci ha ospitato. Per me è stata una esperienza che mi ha trasmesso tante emozioni e mi ha portato a lunghe riflessioni.

Chi continuerà a seguirmi potrà leggere nel 2019.

Comunità

Avere una comunità così attiva nel sud Italia non è facile. Come meridionali, lo dico da siciliano, non riusciamo a fare comunità, a stare insieme, a crescere e confrontarci costruttivamente. Ma soprattutto non riusciamo ad essere costanti. A Bari, invece, Bianca Bronzino (oggi anche Presidente dell’associazione Architecta per il biennio 2019-2020) è riuscita nell’impresa.

Gli incontri a Bari sono continui e periodici, sono il frutto di attivismo ed entusiasmo. Non si può non apprezzare e stimare questo impegno che coinvolge più persone. Bianca, il motore di questa comunità è riuscita a mettere insieme un bel gruppo di persone. Riesce a farle incontrare, riesce a farle sentire comunità.

Architettura dell’informazione sonora

Contesti sonori, assistenza vocale e progettazione.

Ho raccontato il percorso che ho seguito nel tempo su questo blog, sottolineando i vari passaggi che sento di dover sottolineare sempre. Contesto sonoro, consapevolezza, progettazione.

Qualcuno, più che sentir parlare di architettura dell’informazione sonora, si aspettava una qualche parte del mio corso di progettazione chatbot che avevo svolto a Roma e poi a Milano. Mi spiace ma la mia intenzione non era quella di sintetizzare ore e ore di corso.

Forse nella mia esposizione è sembrato che ci fosse poco di pratico e non fruibile nell’immediato. Che bisognava mettere le mani in pasta. Forse, alcuni concetti sono stati troppo concentrati. Ma è sempre difficile accontentare tutti, quando non si conosce il livello di cultura digitale di tutti.

Quello che mi premeva (e spero di essere riuscito nell’impresa) era instillare gocce di riflessione sul tema.

Gli strumenti

La maggior parte delle persone è interessata a conoscere come funzionano gli strumenti. Ne ho parlato con la mia amica Maria Grazia. Al mio ritorno in Sicilia ho raccontato dell’incontro, delle sensazioni e dei feedback che ho ricevuto. Lei fa la maestra di scuola elementare. Ho raccontato della predilezione delle persone per gli strumenti. E lei mi ha confermato questo distacco tra chi fa le cose e chi le pensa (e dunque le progetta). Mi raccontava, per esempio, delle volte in cui lei ha seguito corsi di formazione tenuti da pedagogisti.

Le maestre, che stanno ogni giorno a contatto con i bambini, per certi versi, non riescono sempre ad applicare ciò che la pedagogia insegna. Così come i pedagogisti spesso non comprendono certe dinamiche della classe: i problemi pratici, le mille varianti dello stare a contatto con bambini e genitori.

Eppure, ammetteva sempre Maria Grazia, non esisterebbe insegnamento senza una pedagogia, senza uno studio dei problemi dal punto di vista teoretico, psicologico e didattico. Si può essere delle brave maestre anche senza teoria, ma se si posseggono conoscenze specifiche si può essere più brave. E magari commettere meno errori.

Tra teoria e pratica

Chi fa teoria spesso si dimentica della pratica, è vero. Chi si ritrova spesso proiettato verso il futuro, si distacca dalla quotidianità. Ma solo un pensiero avanzato, solo una ricerca su sentieri sconosciuti permette (ed ha permesso) all’essere umano la sua evoluzione.

Ricordo un brano di un film dove uno scienziato raccontava di un suo folle esperimento. Lo spiegava ad un altro collega. Il collega rispondeva che quell’esperimento non avrebbe portato a nulla.

La risposta dello scienziato fu, “Si. Io l’ho dimostrato!”.

La ricerca e la progettazione, almeno a mio modo di vedere, può pure portare a risultati molto diversi da quelli che ci aspettiamo. Per questo è essenziale che ci sia. Non è mai un nulla di fatto, ma è un qualcosa che indica comunque una strada da seguire o da non seguire.

Etica ed assistenza vocale

Al solito ho fatto il mio riferimento all’Etica. E al solito il consiglio è stato quello di non occuparmene. Al solito io concordo solo in parte. Non sono io, certo, che me ne devo occupare, non sono io il nome autorevole che possa indicare la direzione. Ammesso che si possa essere da soli nell’indicare un qualcosa.

Eppure… Eppure penso che chiunque ha il dovere di porsi domande morali. E guardando al fenomeno degli assistenti vocali se scorgo un punto debole, che non tutto scorre, che qualche dubbio c’è, mi sento in dovere di metterlo in luce. Evitare l’argomento non lo troverei corretto, né tanto meno etico.

Sono disposto a rischiare di dire qualcosa in più, persino di sbagliare, piuttosto che rinunciare alla riflessioni e/o a spingere alla consapevolezza chi mi ascolta o mi legge.

Bari centro e Barivecchia

Non ero mai stato a Bari in vita mia. Quando ho chiesto dove dormire mi è stato consigliato di dormire in centro. Così ho cercato un B&B al centro, vicino al mare ed ho prenotato.

Sono stato molto contento quando ho visto questo documentario della RAI “Eroi di Strada” proprio su Bari.

La terza puntata è ambientata nella grande periferia di Bari: un viaggio per conoscere chi, piccolo o grande eroe, ce l’ha fatta. Da Libertà a San Paolo, attraversando Japigia e Carrassi, fino ad arrivare a Bari vecchia, un tempo sotto il controllo della criminalità organizzata e oggi un centro cittadino e turistico. Racconti di disagio sociale, di degrado, di una criminalità, che è ancora radicata in questi quartieri abbandonati dalle istituzioni e spesso invisibili a molti. Ma anche storie di riscatto di chi in questi luoghi è riuscito a coltivare un talento, a realizzare il suo sogno. Tra i protagonisti della puntata Ermal Meta, Renzo Rubino, Gio Sada e Vladimir Luxuria.

Alcuni romani mi avevano fatto terrorismo. “Barivecchia non è il centro di Bari. Ma è il vecchio borgo dove si riunisce la malavita dei bassifondi della città” mi dicevano.

Eppure quando sono entrato a Barivecchia, sebbene la strada fosse un po’ buia mi è sembrata subito frequentata. Ed infatti, giunto nella piazza principale ho trovato una piazza piena di locali, frequentata da ragazze e ragazzi di ogni età. Non è affatto un luogo malfamato. Anzi. È un luogo molto turistico e molto bello.

Il proprietario del B&B mi conferma le dicerie sul luogo. Ma mi racconta anche che sono 20 anni che le varie amministrazioni ci lavorano. Così come ci lavora la Polizia, l’esercito, le istituzioni. Basta farsi un giro per rendersene conto. La zona è tutta riqualificata nei minimi particolari. I turisti sono ben visti, ovunque stanno nascendo B&B e tra pizzerie e ristoranti la zona è viva.

Barivecchia è bellissima, da visitare, da vedere. Ve la consiglio!

UX Book club Bari

UX Book club Bari

Alla fine, posso dire che l’esperienza barese è stata eccezionale. Ho visitato una città splendida, che non avevo mai visitato. Ho mangiato benissimo, dormito benissimo. Visto luoghi e chiese davvero suggestive.

Infine, ho ricevuto un messaggio vocale che mi ha emozionato tantissimo. Una ragazza del pubblico che ha riflettuto su quanto esposto da me si è resa conto solo dopo dell’immenso mondo che assistenti vocali e chatbot aprono. Opportunità e pericoli. Insomma, ha preso consapevolezza. E questo, almeno chi segue il blog lo sa, non può che ripagarmi di tutte le fatiche, visto che ogni articolo è volto a questa consapevolezza. E quell’incontro questo voleva trasmettere. Attenti la questione riguarda tutti!

Grazie!

Ringrazio ancora la comunità barese e spero di rivederla anche in altre occasioni. Faccio i miei in bocca al lupo a tutti. Che il loro movimento coinvolga altre città e faccia conoscere tutte le meraviglie di uno splendido Sud Italia.

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