Intervista a Bianca Bronzino

Bianca Bronzino non avrebbe bisogno di presentazioni perché è già stata intervistata sul blog.

Ma se vi siete persi le puntate precedenti.

Bianca Bronzino è funzionario Innovazione presso ARET Pugliapromozione e di se stessa dice:

Matematica prestata alla comunicazione,
nel turismo ho (ri)trovato l’amore per le radici e per la bellezza pugliesi.
Considero una sfida fare ricerca e innovazione nella pubblica amministrazione e le sfide, si sa, si affrontano per vincere.
Le opportunità sociali degli opendata e il tuffo nel mare dei big data, le potenzialità del B2B e del B2C come “human2human” e la naturale propensione per l’architettura dell’informazione arricchiscono il mio campo di ricerca e approfondimento, che vivo con positività ed entusiasmo.
Presidente di Architecta, l’associazione nazionale degli architetti dell’informazione.

Ma ciò che, secondo me, caratterizza Bianca Bronzino è il fatto che è soprattutto una attivista.

Presidenza Architecta

In questi due anni di presidenza, Bianca Bronzino, ha riportato molte persone all’interno dell’associazione, ha saputo creare diversi gruppi di lavoro che favoriscono lo sviluppo di Architecta. Infatti, ho ritenuto doveroso intervistare nuovamente Bianca per la forte spinta che ha dato all’associazione.

E poi, ho insistito per questa intervista, anche perché in questo “strano” anno che è il 2020, l’associazione c’è stata, la comunità ha rinsaldato le fila e si è riscoperto il piacere di rivedersi e di risentirsi attraverso i webinar.

Uno dei problemi che vivono i professionisti del settore, infatti, secondo me, è la solitudine professionale. E in momenti come questi una associazione aiuta ad affrontare meglio la sfida quotidiana di chi vive in provincia.

Del fare comunità

Come ho detto alla presidentessa Bianca Bronzino io sono molto scettico sulla capacità di fare comunità solo online. Soprattutto al tempo pre-covid. Nel senso che, pensavo e penso, una comunità debba crescere attraverso il contatto fisico, attraverso relazioni di fiducia dirette e che poi si possa espandere anche online.

Forse non a caso, il tema del Summit dell’anno scorso (Summit 2019) è stato proprio “Progettare (per) le comunità“.

Il blog si è occupato di come sostenere una comunità ma anche

Intervista a Bianca Bronzino – Presidente Architecta

Ossia di comunità, di Architecta e di Summit 2020.

Anno 2019 e Anno 2020 Come racconterebbe Architecta questi due anni? Come sta la comunità di Architecta?

Parto col dire che Architecta è una comunità viva. È un’associazione nel vero senso della parola, fatta di persone che condividono idee, progetti e valori, oltre che la conoscenza e la passione per l’architettura dell’informazione e per lo user centered design.

Ho trascorso due anni di grande intensità. Non ho mai smesso di pensare, neanche per un solo giorno, ai nostri soci, alle nuove attività da organizzare, al lavoro quotidiano per dare nuova linfa ed energia alla vita associativa. Ogni giorno ho avuto modo di confrontarmi con persone di valore, che hanno voglia di mettersi in gioco e a disposizione di Architecta. È stata una vera palestra per me e per tanti altri soci. Un palcoscenico vivo, importante su cui misurarci tutti, me per prima, oltre che un riferimento per fare domande e trovare, spesso, risposte.

Abbiamo scelto di non dedicare tutto il tempo a nostra disposizione, sempre troppo tiranno, esclusivamente all’organizzazione dei Summit, che resta comunque l’evento più importante e intorno al quale la comunità si ritrova. No, abbiamo tirato fuori ogni mese qualcosa di nuovo, abbiamo cercato di spalmare le attività associative lungo tutto l’arco dell’anno. Perché Architecta deve vivere 12 mesi, ogni giorno. E non solo nella settimana del Summit. In questo modo, siamo riusciti a coinvolgere tante persone diverse su attività differenti. Abbiamo miscelato ambiti, conoscenze e competenze. Il WIAD, gli Accessibility Days, il Web Marketing Festival, il WUD, il Summit, i vari cicli di webinar, gli eventi delle comunità locali. E poi ancora i corsi e i percorsi di formazione dei nostri partner. Momenti preziosi in cui re-incontrarsi e rafforzare la voglia di stare insieme.

Summit 2020. Ci sarà? Quale il tema, se si può dire? Le difficoltà? Come si svolgerà?

Il Summit 2020 è previsto per il 5 dicembre. L’evento si terrà ‘onlife’. Speriamo di riuscire a organizzare anche qualcosa in presenza, a Bari, per portare l’evento al Sud per la prima volta. La conferenza sarà sicuramente online e speriamo di avere tanti spunti per progettare la ripartenza!

Abbiamo appena pubblicato la “call for speaker”, ispirata proprio alla complessità di questo 2020 così inatteso. “Design the Reboot. Reboot the Design” è il tema che abbiamo scelto.

Le difficoltà ora sono solo organizzative. Abbiamo progettato e svolto decine di webinar in questi mesi, ma vorremmo che l’esperienza del Summit fosse più coinvolgente e piena, più varia nelle possibilità di interazione e capace di lasciare il segno anche quest’anno.

Il tema del summit 2019 è stato “Progettare (per) le Comunità”. Quali sono i punti che ti hanno maggiormente colpito e quali, secondo te, gli spunti utili per la comunità di Architecta e per il suo futuro?

Il Summit del 2019 è stato secondo me un passo fondamentale nella rivitalizzazione della comunità di Architecta. I vari momenti di networking sono stati un seme importante, germogliato poi nei gruppi di lavoro che durante quest’anno hanno continuato a crescere. Se fosse stato possibile, avremmo replicato nel 2020 i Design Cafè, magari in un momento dedicato e in un posto più tranquillo. Avremmo coinvolto ancora le case editrici e riproposto i workshop dedicati a specifiche comunità (i freelance, i book club, le università…). Le case history sono state interessanti: periodicamente vado a rivedermi gli interventi per trovare spunti nel mio lavoro quotidiano.

Personalmente, in tempi pre covid, ero molto scettico riguardo la voglia di fare comunità. Dagli interventi al Summit, cosa è venuto fuori? Come stanno le comunità italiane? C’è davvero voglia di fare comunità? Oppure si preferisce coltivare il proprio orticello? L’era post covid ha cambiato qualcosa? Qual è l’aria che tira dal punto di vista di Architecta?

Fare comunità a prescindere non lo so. L’impegno in attività extra è davvero difficile da portare avanti. Ma sento e vedo tutti i giorni che le persone si fanno ancora coinvolgere facilmente, soprattutto se stimolate. Se hai passione ed entusiasmo, leadership ed empatia, spesso riesci a trascinare altre persone in un progetto, a stimolare conversazioni, a separare e tenere insieme quando serve. Lo noto nelle community sui social network, nei gruppi che hanno una motivazione forte, nelle “bolle” di persone che riescono a diventare autorevoli grazie alla reputazione che si costruiscono e alla fiducia che riescono a guadagnarsi tra i propri “amici” o follower. Credo che farsi portavoce di valori e interessi comuni possa essere ancora alla base di una comunità, e quindi di un’associazione come la nostra.

Niente summit estivo. Come ve lo eravate immaginati? Cosa ci siamo persi?

Ci siamo persi gli aperitivi al tramonto sul mare, sicuramente. E il desiderio di mettere in campo anche il mio ‘focus turistico’, accogliendovi in una delle terre più belle del mondo. Non ho potuto farlo così, continuerò a farlo per chi mi verrà a trovare, com’è già accaduto.

A parte questo, la Summer School aveva obiettivi diversi rispetto agli altri momenti classici della vita di Architecta. C’era il desiderio di coinvolgere e mettere insieme i nostri più fedeli partner della formazione e di creare insieme un percorso nuovo e unconventional sull’architettura dell’informazione e sulla progettazione human oriented. Vedremo in queste settimane cosa riusciremo a recuperare di quella organizzazione. Non tutto è perduto.

Progetti, nuove idee, cosa ci dobbiamo aspettare da Architecta?

In queste ultime settimane, ci siamo aperti alle comunità che ci guardano con interesse e curiosità dall’estero. Abbiamo scoperto di essere più speciali di quel che credevamo. Ci chiedono come facciamo a mantenere una comunità così attiva e coinvolta. Speriamo di riuscire a ospitare al Summit anche qualche relatore che arriva dalle comunità straniere. Inoltre, stiamo riprogettando la casa virtuale di Architecta: speriamo di avere il nuovo sito entro la fine dell’anno. Lasceremo al nuovo board indicazioni e suggerimenti per entrare subito nel cuore della vita associativa. Solo a quel punto io, Eugenio, Ivan e Chiara ci sentiremo davvero sereni per il lavoro fatto. Il WIAD arriva subito, febbraio è vicinissimo e sarà un bel momento per lasciare che il nuovo board entri nel vivo e porti Architecta ancora più lontano!

Grazie!

Ringrazio Bianca per il suo ottimismo e per le sue prospettive che ci fanno ben sperare anche in questi tempi duri che stiamo affrontando.

Il Summit 2020 – Design the Reboot. Reboot the Design.

Il 2020 è un anno difficile. Di sofferenza, disorientamento e nuove esperienze. Sono saltati tutti i parametri, gli schemi, le certezze acquisite. Ognuno chiuso in casa propria, poi finalmente fuori con forme rinnovate e diverse di interazione. Con le persone e lo spazio circostante.

È in questo contesto che espressioni o attività come “la ricerca con le persone”, “i test in presenza”, “i team meeting” hanno assunto significati nuovi, a volte imprevisti. Si sono evolute sia sul piano semantico sia per tecnologie applicate.

Viviamo tempi difficili, ma abbiamo di fronte tante incredibili opportunità di crescita. E discipline come l’Architettura dell’Informazione possono fare la differenza.

Cosa significa oggi progettare la ripartenza?

Che spazio occuperanno l’architettura dell’informazione e lo human centered design nell’aiutare le aziende a risollevarsi e nel ripensare prodotti e servizi in tempi di pandemia?
Che ruolo avranno nella nuova vita “normale” delle persone?
Quali sfide ha di fronte il design, imprevedibili fino a pochi mesi fa?

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