Quali sono le competenze di un broadcaster? Ossia quali sono le competenze che un divulgatore, presente su più piattaforme, audio e video, deve avere?

Qui di seguito ho raccolto un po’ di elementi che ritengo importanti, almeno per la mia esperienza. Si tratta di competenze che riporto qui per ripeterle a me stesso e che penso possano essere utili anche ad altri che si vogliono interessare al tema.

Non si tratta di un articolo definitivo. Lo diventerà se, nei commenti, altri lettori vorranno fare domande o raccontare la loro esperienza.

Personaggi da coronavirus

Oggi, in piena epoca coronavirus, in molti si sono scoperti o riscoperti personaggi delle piattaforme audio e video. Alcuni hanno messo in luce le proprie doti naturali, altri stanno studiando e sperimentando.

Sappiamo che una diretta facebook, una chiamata whatsapp, un tutorial su youtube, permette ormai a tutti di avere un pubblico, anche piccolo.

Per chi, dunque, vuole iniziare o sta iniziando sono convinto che debba iniziare a studiare su competenze specifiche e trasversali.

Gli operatori dei media oggi

Lo si vede sempre più, anche tra le grandi testate, ma lo sa benissimo e da tempo, chi osserva le piccole e medie testate locali. Molti operatori oggi svolgono più professioni.

Se un tempo per creare un servizio televisivo, per esempio, si utilizzavano tre o 4 professionisti, oggi chi crea il servizio lo porta avanti dall’inizio alla fine. Non è strano, infatti, vedere cameraman che sono costretti ad improvvisarsi giornalisti, o giornalisti che si sono dovuti attrezzare di videocamera per fornire alla propria testata di riferimento il servizio completo, montato ed editato.

Perché accade questo?

Da un lato la tecnologia ci ha resi un po’ tutti broadcaster. I nostri minuti di notorietà si sono moltiplicati. Bastino le numerose videochiamate di gruppo, per evidenziare chi ha una migliore parlantina o chi ha strumenti migliori.

Dall’altro lato un mondo del lavoro in continuo peggioramento, dove tra tagli alle redazioni e tagli agli investimenti, ha costretto, chi crea contenuti, a fare comunicazione in modo diverso e a fare un po’ di tutto, dall’autore, all’intervistatore, da operatore a montatore audio e video, fino ad essere il distributore sui vari canali. Promuovendo la testata e promuovendo anche se stessi, che non si sa mai.

Senza contare che ciascun passaggio ha bisogno di competenze diverse e profonde.

Che cosa fa un broadcaster?

Il ruolo di broadcaster, nel mondo anglosassone, è più legato alla radio, ma oggi, e sempre più nel futuro, si può sovrapporre alla produzione video e ad altri ruoli come quello di un reporter o di un giornalista che si occupa di pianificare notizie, fare ricerca, presentare, scrivere, editare e produrre materiale per se e per gli altri.

Questo ruolo è giusto per me?

Per diventare un broadcaster è necessario:

  • Comprendere ciò che rende una notizia buona.
  • Avere ottime capacità di scrittura e narrazione, con la possibilità di personalizzare e adattare i contenuti per diversi tipi di pubblico e piattaforme.
  • Essere in grado di generare idee originali, e di pensare in modo creativo su come comunicarli al pubblico.
  • Capire come usare la voce in modo efficace.
  • Essere curiosi. Avere grande forza di volontà nel porre domande, ma anche per ascoltare.
  • Essere in grado di lavorare con calma e in modo efficace anche sotto pressione per reagire rapidamente, ma anche per rispettare le scadenze sempre più strette.
  • Avere doti di comunicazione, di diplomazia, empatia e pazienza, con la possibilità di costruire un rapporti con gli altri e trarre informazioni dalle persone.
  • Avere Fiducia e Tenacia di perseguire le informazioni, superando gli ostacoli che si incontreranno.
  • Essere in grado di mantenere l’obiettività per essere almeno equilibrati nel trattare le storie delle persone.
  • Avere una buona cultura generale.
  • Essere in grado di imparare ad utilizzare una vasta gamma di dispositivi per operare sia in ambito audio e visivo.
  • Avere conoscenza della Legge, dell’Etica e delle normative del settore che riguardano il mondo audio visivo e la distribuzione delle notizie.
  • Avere competenze tecnologiche, tra cui l’elaborazione di testi e la gestione dei dati.
  • Avere competenze di editing audio e video.
  • Avere conoscenza del mercato radiofonico e televisivo, per programmi e pubblico.

Avrò bisogno di un titolo di studio?

Come si può pensare di raggiungere degli obiettivi senza avere una laurea?

A meno che i vostri genitori non abbiano una agenzia di comunicazione o siano all’interno del settore, studiare sarà un vostro obbligo. Per questioni di privacy non abbiamo mai notizie delle famiglie dei più importanti youtuber. Però sappiamo che fin dalla prima infanzia hanno in mano e posseggono strumentazione professionale, che molti loro coetanei neanche si sognano.

Dunque una laurea e una specializzazione in un qualche settore di interesse come la politica, l’economia, la scienza, nelle sue diverse branche, o le Lingue, sono necessari.

Diventare giornalisti?

In Italia, per diventare giornalisti è necessario entrare nell’albo dei pubblicisti e/o dei giornalisti.

Il mio consiglio è quello di fare un’esperienza all’interno di una radio o televisione locale. Intanto conoscete persone che hanno tentato la vostra stessa strada e ne hanno fatto una professione.

Frequentando queste persone potrete capire se vi piace l’ambiente, come si lavora, quali sono i punti di forza e di debolezza per quello che volete fare.

Non snobbate queste esperienze “locali”. Forse troverete persone che hanno solo conoscenze di base, ma ce ne saranno altre che svolgono il loro lavoro con passione e molta professionalità come nelle grandi testate.

Molto spesso le differenze stanno solo nei numeri, quasi sempre i problemi e le sfide da affrontare sono gli stessi.

Passione ed Entusiasmo

Ci vuole passione! Senza dubbio. Anche se vi auguro di non incontrare falsi imprenditori che vogliono fare i soldi sul talento di giovani e di ragazze che hanno troppa passione.

Ci vuole passione! Grazie alla passione sarete in grado di sperimentare, di sbagliare e di ricominciare. Di fare esperienze che dal locale vi porteranno al nazionale e all’internazionale. Oggi, anche un angolo della vostra stanza può diventare radio o uno studio di registrazione.

Metteteci tutta la vostra passione e troverete la vostra strada, il vostro posto nel mondo. In bocca al lupo!

Broadcaster – Ti potrebbe interessare

Giornalismo radiofonico secondo Nieman Lab

da Toni Fontana | Gen 30, 2017 |

Il giornalismo radiofonico è quel campo del giornalismo in cui si pubblicano notizie attraverso la radio, la propria voce e i suoni. La scrittura per la radio, infatti, è diversa rispetto alla scrittura per il cartaceo. Se si vuole scrivere per la radio, è necessario usare una scrittura colloquiale, una scrittura parlata.

Nel mondo anglofono, il giornalismo radiofonico in sé non esiste. O meglio, non esiste la suddivisione che si fa in Italia e c’è un’altra suddivisione. Si parla più ampiamente di Brodacast Journalism. Ossia, radio, web e televisione sono accomunati dalla pubblicazione elettronica.

Il Nieman Lab ogni anno, ad inizio anno, chiede ad alcune delle personalità più brillanti del giornalismo nel mondo, quello che pensano del futuro del giornalismo. Ed ho deciso di riportare qui sul blog alcuni pensieri dei broadcaster intervistati. E in particolar modo dei broadcaster che parlano di radio. Nei link trovi gli articoli integrali, che vale la pena leggere. Qui di seguito trovi quello che ho ritenuto importante sottolineare e condividere. Anche se, ad essere sincero, sono un po’ stufo di leggere soluzioni e previsioni, che poi nei fatti, nessuno realizza o mette in atto. Alla fine, come al solito, le mie brevi parole da ricordare.

Giornalismo radiofonico secondo Nieman Lab (anno 2016, previsioni 2017)

Interfaccia neutrale?

Non esiste un’interfaccia neutrale di Sara M. Watson, critico tecnologia e affiliata con Digital Asia Hub.

Da qualunque touchpoint riceviamo le notizie, i punti di accesso alle informazioni sono sempre più personalizzati. Cioè, non esiste più esperienza neutra.

Le questioni chiave per i lettori saranno: per che cosa stiamo ottimizzando il contenuto? Per la responsabilità civile? Per dare rilevanza personale? Qualità? Per esporre la diversità delle fonti e/o dei punti di vista? Tempo sul sito?

Fiducia

Fiducia è Il nuovo click di Michael Kuntz, vice presidente senior delle entrate digitali in USA Today Network.

Nel 2016, la solita battaglia dei media per l’attenzione sembrava più una guerra. Alimentata principalmente da una stagione politica senza precedenti. I consumatori sono stati bombardati da una litania incessante di “breaking news“, titoli riciclati e storie false.

Abbiamo combattuto contro noi stessi e, nello stesso tempo, ci siamo arresi troppo facilmente sul nostro territorio verso i giganti delle piattaforma. Coloro che hanno sempre monopolizzato la più grande economia dell’attenzione.

Non tutto è perduto.

La fiducia, indipendentemente dall’orientamento politico di una società multimediale o dalle credenze istituzionali, si trovano dove le notizie possono lasciare un segno e continueranno a prosperare in futuro. Sappiamo che la fiducia porta ad un maggiore impegno e alla volontà di pagare per i contenuti di valore.

Per i marchi che stanno cercando di connettersi con i consumatori in modo più significativo e autentico, il tempo trascorso sarà la moneta digitale del futuro, al di là del click.

Il futuro del business delle notizie digitali, che è il futuro delle notizie per sé, è in gioco. Se non vinciamo la guerra della fiducia del lettore, saremo lasciati a combattere piccole battaglie per pochi investimenti pubblicitari. La buona notizia è che è una guerra che possiamo vincere.

Acquistare Fiducia

La FIDUCIA dipende dai dettagli di ELIZABETH JENSEN mediatore di NPR.

Gli ascoltatori stanno prestando attenzione. Anche se a molti lettori basta leggere i titoli dei giornali.

Spero che il 2017 sia  l’anno in cui il giornalismo, che cerca di ricostruire la fiducia, in mezzo al pubblico, ponga un’enfasi rinnovata sui fondamentali. Nonostante tutte le pressioni del tempo. Quando i fatti saranno controllati due volte. Quando gli analisti “mostreranno il loro lavoro”, spiegando come sono giunti alle loro conclusioni. Quando le correzioni necessarie saranno pubblicate in modo rapido e ben visibile. Quando la trasparenza fiorirà. E sì, quando sarà analizzata ogni parola.

Voci autentiche

Voci autentiche, non notizie false di Laura Walker, Presidente e CEO di New York Public Radio.

I mezzi di comunicazione hanno la responsabilità di coprire storie “piccole”. (Al momento) Essi illuminano, approfondiscono le “grandi” storie.

Come mezzo sonoro, la radio pubblica – e adesso l’esplodere del podcasting – deve dare voce alla gente. Con la specificità locale e il fascino personale. Le storie individuali e le voci autentiche hanno il potere di creare empatia, la connessione e la comprensione.

Prevedo che nel 2017, più organi di informazione potranno ascoltare più profondamente il popolo di questo paese con genuina curiosità e senza preconcetti. Per trovare fili comuni e soluzioni comuni. Per colmare un abisso che è più ampio di quanto abbiamo realizzato. Voci autentiche – notizie verificate. Nel 2017, compito dei media sarà lasciare che la gente dica la propria.

Podcast

PODCASTS dive Into BREAKING NEWS di Andrea Silenzi è ospite del perché oh perché.

A me fa piacere che i podcast siano un modo per acquisire notizie ed informazioni senza essere legati ad uno schermo o su una sedia. Nel 2016, i miei podcast preferiti sono stati quelli che mi hanno aiutato a digerire le notizie del giorno.

A me, sembra inevitabile che questa tecnologia abbia il potenziale per essere utilizzata per un telegiornale regolarmente aggiornato.

Molti nuovi ascoltatori arriveranno in cerca di un rifugio dalle false notizie di Facebook; o dall’ideologo disordine di Twitter. Nel 2017 vedremo l’ascesa di più telegiornali, di sperimentazione. Lasciate che la gara abbia inizio.

Stratificazione del Podcasting

Stratifica il Podcasting di Eric Nuzum. Vice presidente senior per lo sviluppo di contenuti originali presso  Audible.

Il 2016 è stato l’anno che l’industria del podcasting. Come mai? Si è  professionalizzata.

Guardo all’industria del podcast come ad una industria matura. Vedo un parallelo con l’industria della musica antica. Per gran parte della sua vita, l’industria musicale ha seguito un ciclo. Gli imprenditori appassionati hanno dato vita ad etichette indipendenti, e sono cresciute. La maggior parte di questi indipendenti di successo sono stati acquistati da società e sono state assorbite … ma non solo. Ci sono state alcune piccole etichette indipendenti che sono rimaste piccole. Coloro che fortunatamente sono rimaste piccole hanno saputo bilanciare il proprio mercato. Da un lato non avevano la distribuzione e la commercializzazione delle major. Ma dall’altro lato erano liberi di lanciare i propri colpi e di decidere il proprio futuro.

Il 2017 sarà l’anno in cui il podcasting si stratificherà. L’anno della distinzione tra major e indipendenti. Il 2017 sarà il punto in cui ciò che divide questi due strati sarà più rilevante di ciò che li unisce.

Bambini e Millennial per il podcast

BAMBINI salite sul treno dei PODCAST Libby Bawcombe, Senior Designer prodotto visivo a NPR.

I podcast per bambini saranno di moda quest’anno. Ora che gli adulti stanno consumando più podcast che mai, vedremo modelli di business emergere basati sulla condivisione di podcast con i bambini – che sono naturalmente impegnati ascoltatori e che amano la narrazione.

L’anno passato (2016), la conversazione intorno ai podcast per bambini ha continuato a raccogliere interesse. Le organizzazioni di analisi dei media, come Nieman Lab, continuano ad esplorare i benefici per i bambini ad ascoltare i podcast. In più i loro effetti duraturi sullo sviluppo e l’apprendimento.

Questi punti chiave determineranno se i podcast per bambini potranno avere successo anche quest’anno.

Si potrebbe auspicare che avvengano cambiamenti nel comportamento. I genitori potrebbero considerare i podcast per bambini come un antidoto al “tempo da trascorrere davanti allo schermo”. Offrendo esperienze di ascolto divertenti ed educativi per i bambini.

Le interfacce utente: Sarebbe bello se si trovasse un’applicazione o un sito web che è stato progettato per far trovare trovare ai bambini podcast creati per loro.
Ora è il momento di prendere ciò che abbiamo imparato dalla podcast e applicarlo ai nostri ascoltatori più piccoli. Credo che i bambini siano il nostro futuro. Dobbiamo insegnare loro bene e fargli ascoltare podcast.

L’anno del Podcast

L’ANNO DEL PODCAST Asma Khalid è un giornalista di NPR.

Sì, avete sentito questa previsione tante volte. E hai ragione, il podcasting non è una cosa nuova. Lo conosciamo già da oltre un decennio. Ma, nel 2016, con una serie di podcast politici, nati per le elezioni presidenziali, gli organi di informazione hanno realizzato quale sia il potenziale del podcasting come fonte di notizie primaria. Si sono resi conto che c’è una fame di notizie audio on-demand. E che si rivolge ad un pubblico più giovane (si pensi 35 e sotto).

Podcasting è a volte liquidato come niente di più che una radio nelle orecchie. Ma mi permetto di dissentire. E’ molto più intimo di una radio tradizionale. E gli editori che realizzeranno la potenza di questa intimità probabilmente avranno un vantaggio nel lungo periodo.

In un mercato affollato, forse è questo che i giovani vogliono. Notizie affidabili con una prospettiva affidabile. Non sono alla ricerca di obiettività onnisciente, ma di fiducia e prospettive veritiere.

Le prossime sfide

Prossima guerra CLASS PODCASTING’S di Nicholas Quah ,scrive Hot Pod.

“le persone che hanno a cuore le notizie vere sono ormai una nicchia” lo vedremo nel prossimo anno. Diverse aziende, alcune nuove e alcune già esistenti, probabilmente spingeranno più in profondità tra intelligenza, informazioni, notizie e contenuti, e pagheranno un prezzo di conseguenza.

Parole da ricordare

Mi pare che ci sia poco da aggiungere. Vorrei solo dire che sebbene anche qui ho sottolineato l’intervento di Asma Khalid nel quale si afferma che questo sia l’anno del podcast, io non credo a questa affermazione.

Non è l’anno del podcast. Trovate il mio pensiero a riguardo nell’articolo dedicato al tema. Nonostante Facebook Live Audio.

Da segnare e da ricordare, ripeto, solo alcune parole: Interfaccia, Fiducia, Voci autentiche e Sfide.

Interfaccia. Sempre più la comprensione del mondo avverrà tramite una o più interfacce.

Fiducia. La nuova moneta. Sempre più rara. Chi saprà conquistarla avrà il mondo ai suoi piedi.

Voci autentiche. Le storie, che siano di parole o di voci o di suoni, saranno sempre il sale delle nostre vite.

Sfide. Siamo tutti sulla stessa barca. Grandi e piccoli. Nessuno si senta escluso.

Smart speaker e radio. Quale futuro?

da Toni Fontana | Mag 6, 2019 |

La relazione tra smart speaker e radio è naturale come la relazione tra smart speaker e musica. Qualunque sia l’opinione che si ha degli smart speaker e degli assistenti vocali, è certo che, questi dispositivi e questa tecnologia stanno ponendo delle domande importanti sul futuro e sui nuovi modi di comunicare.

E qualunque sia l’opinione dei giornali e delle TV l’uso degli Smart Speaker sta crescendo. Le ragioni sono varie e ne ho parlato spiegando il perché gli smart speaker e l’ assistenza vocale saranno sempre più diffusi, già un po’ di tempo fa. A confermarlo è anche il Nieman Report in un articolo di Gabe Bullard.

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Smartspeaker e radio

Il lungo articolo di Bullard è molto interessante per chi si occupa di radio e voglia immaginare il futuro delle notizie in Radio.

Bullard racconta che durante la notte elettorale di metà mandato la NPR, la radio pubblica nazionale americana, ha svolto un doppio lavoro. Da un lato ha effettuato i suoi servizi di diretta radio e dall’altro lato, una piccola redazione, ha fornito aggiornamenti per Alexa che rispondeva alle richieste sulle ultime notizie.

Bullard sostiene che questo nuova prospettiva di lavoro potrebbe cambiare gli scenari della radio e potrebbe essere qualcosa di davvero rivoluzionario.

È possibile immaginare una nuova radio?

L’obiettivo di lavorare alle risposte di Alexa era di testare due ipotesi.

  • Gli ascoltatori avrebbero trovato questa servizio utile?
  • NPR sarebbe stata capace di dare questo nuovo servizio?

La risposta a quest’ultima domanda è stata sicuramente positiva. La redazione, pur seguendo un metodo di lavoro diverso rispetto alla tradizionale redazione, è riuscita a rendere disponibili aggiornamenti alle risposte, due volte ogni ora.

Le news su smart speaker sono utili?

Difficile rispondere alla prima domanda. Ossia se gli ascoltatori hanno trovato o trovano utile questo servizio.

Si dovrebbe conoscere il numero di persone che hanno fatto domande sulle notizie e poi andare a verificare il grado di soddisfazione di ciascuno. Cosa che ancora non è facile capire.

Ma la NPR non cercava certo il successo. Né, a quanto pare, ci si aspettavano grandi numeri. Da un lato, il loro obiettivo era quello di verificare la sostenibilità dell’operazione. E poi sperimentare.

I numeri erano relativi. Il servizio non è stato pubblicizzato, e come la radio all’inizio delle sue trasmissione del 1920 non ebbe successo, nessuno si aspettava e si aspetta che il mondo accolga con clamore servizi di questo genere.

Certo è che la redazione è pronta alle elezioni del 2020 quando si prevede che gli smart speaker saranno sempre più presenti nelle case delle famiglie americane.

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La realtà aumentata arriva in audio

Quello che sottolinea più volte Bullard è la trasformazione delle notizie in conversazioni. E la possibilità degli ascoltatori di poter creare flussi di ascolto diversi a seconda delle scelte che fanno.

In effetti, sebbene l’assistenza vocale sia presente da anni sugli smartphone, la presenza di un oggetto che lo “impersona” o lo “oggettifica” ha cambiato la prospettiva di relazione. Nascono nuove abitudini e le persone ripensano il modo in cui interagiscono con i loro dispositivi.

Tra le nuove abitudini c’è e ci sarà l’ascolto dei notiziari.

“Se [la voce] fa diventare l’interfaccia sempre più dominante, allora probabilmente avrà effetti molto profondi sul modo in cui le informazioni e i contenuti vengono consumati”, dice Mukul Devichand, direttore esecutivo del settore per la BBC.

L’Istituto Reuters per lo Studio del giornalismo ha rilevato che solo il 18 per cento dei proprietari americani degli smart speaker chiede

“Quali sono le notizie di oggi?” O frasi simili.

Notiziari radiofonici

I notiziari radiofonici vengono trasmessi in orari specifici. E per chi ascolta le notizie online è comunque messo in risalto la parte testuale e visiva delle notizie.

I risvolti dunque del cosiddetto “vocal first” sono tutti da verificare.

Per esempio, su notizie che si aggiornano nell’arco di una giornata, l’assistenza vocale dovrà dare l’ultimo aggiornamento? O dovrà comunque dare un sunto dell’intera giornata?

Al momento, dagli smart speaker è possibile ascoltare l’ultima edizione di un intero radiogiornale. Cosa che è ormai molto diffusa.

La direttrice digitale di KCUR, Briana O’Higgins, dice che questi sono per lo più nuovi ascoltatori del flusso, non persone che passano dallo streaming sul telefono allo streaming sul proprio altoparlante. (I dati non sono ancora disponibili per indicare se gli altoparlanti intelligenti stanno sostituendo l’ascolto della radio analogica.) O’Higgins attribuisce i numeri a una campagna on-line che incoraggia gli ascoltatori della trasmissione KCUR a chiedere ai loro assistenti intelligenti di giocare con la stazione.

Sperimentazione

La cosa interessante resta, al momento, la sperimentazione che ha riguardato, non tanto l’ascolto del notiziario da parte delle persone ma rendere le notizie distintive rispetto al tradizionale notiziario.

C’è una bella differenza, infatti, tra il dare una notizia in diretta e trasmettere la sua relazione.

L’aspirazione di chi sta lavorando a queste sperimentazione è duplice. Da un lato è quella di dare una risposta su un argomento; ma si vorrebbe che questa risposta sia pure molto simile ad una conversazione tra esseri umani. Come se a rispondere fosse il giornalista stesso e non una macchina che riproduce qualcosa di registrato per milioni di persone che lo ascoltano in un determinato momento.

News on Google Assistant

Sulla questione non poteva mancare la sperimentazione Google. Google sta sviluppando e testando un nuovo servizio chiamato News per Google Assistant, che sfrutta i propri algoritmi e servizi già presenti.

Al momento si tratta della raccolta di notiziari. Ossia un prodotto costruito per rispondere a richieste generiche. Come

“Quali sono le notizie di oggi?” o “Riproduci NPR One”.

Il futuro vorrebbe essere altro. Ossia che ad una domanda si risponda con una storia. E questa storia potrebbe avere infinite varianti. E sempre più specifiche.

I dati di chi ascolta

Gli scenari che si aprono sono tanti. Per i giornalisti e i produttori di contenuti sarà necessario imparare a dare le notizie in modo diverso. Ma anche dal punto di vista dell’analisi si dovrà fare un bel salto di qualità, perché bisognerà che i giornalisti osservino più spesso dati e metriche di ricerca.

Dati che sarebbero diversi rispetto ai dati che ci regalano i siti web con i contenuti testuali. Perché non è detto che una persona sia disposta ad ascoltare le stesse cose che è disposto a leggere.

Alcune redazioni radiofoniche hanno sviluppato serie radio molto popolari basate proprio sulla risposta a domande inviate dagli ascoltatori.

Avere le metriche audio potrebbe migliorare ulteriormente questi contenuti. E nello stesso tempo potrebbe rendere l’analisi ancor più complicata.

Bisognerà usare i dati con cura, ed usarli non solo per inseguire il pubblico, ma anche per attrarlo verso argomenti di interesse.

Infatti,

Conoscere le domande degli utenti e i dettagli nei particolari, le abitudini di ascolto degli utenti potrebbe spingere i produttori di audio a creare storie che si adattino perfettamente alle abitudini e alle preferenze degli ascoltatori.

Smart speaker per costruire fiducia

Costruire la fiducia tra una voce e un ascoltatore è una sfida a cui gli editori stanno lavorando.

Man mano che la tecnologia vocale si sviluppa, gli editori si ritrovano a fare affidamento su grandi aziende tecnologiche per distribuire i loro contenuti, insieme al contenuto dei loro concorrenti.

La facilità di utilizzo di un dispositivo vocale è in parte dovuta alla sua semplicità. Una domanda, una sola risposta.

Da qui gli editori possono provare a convertire questi followers in sottoscrittori, donatori o possibilmente obiettivi pubblicitari.

Lavorare tutti insieme

Lavorare con queste aziende tecnologiche significa dare forma a piattaforme in crescita. E come sostiene Bullard si tratta di una rara opportunità per gli editori di esercitare un certo controllo su una tecnologia che non possiedono.

I produttori radiofonici che si muovono verso la tecnologia vocale hanno spazio per sperimentare in queste prime fasi. Il loro pubblico primario rimane sintonizzato sui vecchi dispositivi: più del 90% degli adulti americani ascolta la radio ogni settimana.

Le valutazioni radiofoniche pubbliche non sono mai state più alte. Questo potrebbe non durare. E le promozioni per le skills degli smartspeaker sono mostrate tra le storie dei notiziari radiofonici; mentre gli smart speaker diventano un altro tipo di arredamento sempre in più case americane.

Non è garantito che le persone in quelle case chiedano notizie. Ma per ora, gli editori e le aziende tecnologiche si stanno preparando, quindi se qualcuno lo chiede, avrà una risposta.

Conclusioni

Insomma, si aprono nuovi scenari. Questi scenari sono tutti da immaginare e da costruire. Non conosciamo i risvolti.

Chi si occupa di radio, ma come i tanti che si occupano di giornalismo, dovrà pensare a come dare queste notizie. Ad un nuovo modo di scrivere e di costruire le proprie storie.

Certo è che se si vorrà monetizzare immediatamente non ci si può rivolgere a questa tecnologia. Ci vuole e ci vorrà un tempo di sperimentazione.

La cosa positiva può essere che si può cominciare a progettare, almeno. Perché se la diffusione è veloce, dopo il grande salto degli ultimi anni, adesso lo sviluppo è abbastanza lento.

Abbiamo il tempo di costruire qualcosa di bello. Ma lo dobbiamo fare insieme.

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