L’assistenza vocale nel futuro sarà sicuramente sempre più parte del nostro quotidiano. E gli assistenti vocali saranno sempre più usati. Sono ancora in molti gli scettici a riguardo, sebbene qualcuno si sta ricredendo e altri stanno correndo ai ripari occupandosi dell’argomento.

Io mi sono fatto l’idea che questa tecnologia sarà sempre più presente nell’immediato futuro perché basta osservare i movimenti delle aziende che sviluppano questa tecnologia e come le persone stanno reagendo (o comunque reagiscono) nei confronti della tecnologia.

Assistenza vocale nel futuro, nessun entusiasmo

Io spero sempre che il messaggio passi correttamente. Io non dico (e non ho mai detto) che saranno abbandonati del tutto gli schermi e si navigherà solo tramite assistenza vocale.

Quando pensiamo agli assistenti vocali, gli smart speaker, sono la punta più avanzata della tecnologia. E sebbene negli Stati Uniti la diffusione sia abbastanza vasta, nel mondo, questa diffusione potrebbe essere più limitata. Per ragioni, a mio parere, culturali.

Ma la vera rivoluzione è la capacità che i nostri dispositivi, quali smartphone, portatili e personal computer, i dispositivi del nostro quotidiano, stanno acquistando. Ossia quella di essere controllati dalla voce. Già su questo sta lavorando Microsoft con la sua assistente vocale, Cortana; già Google al suo stato embrionale, con l’ultima versione di Google Chrome, permette di effettuare ricerche vocali evitando la tastiera.

Una interazione con una interfaccia grafica esisterà ancora per molto tempo. E chi ha imparato, magari in ritardo, ad usare uno schermo, non è detto che imparerà a farne a meno.

Un grande fratello fatto da sensori

Quando mi trovo con qualche amico o conoscente che vuole capire di cosa mi occupo spiego che mi occupo di progettazione chatbot e studio gli assistenza vocale. E subito il mio interlocutore inizia a immaginare il mondo possibile. Tendenzialmente distopico e fatto di tanto immaginario cinematografico.

Mi rendo conto che le opinioni di queste persone sono indirizzate molto dalle paure indotte dai giornali. Qualcuno di più attento, volge la sua attenzione al costo dei sensori, altri puntano alla possibilità di essere ascoltato. E questi, per esempio, sostengono che l’essere umano reagirà a questa dose di controllo, respingendo la tecnologia.

Personalmente non ho la palla di vetro per prevedere il futuro. Anche se mi pare difficile il ritorno ad una età pre-tecnologica, visto che ci si può difendere dalla tecnologia con altra tecnologia. Però so per certo che i sensori costano sempre meno. Aziende come Xiaomi stanno sbarcando nel mercato occidentale e hanno tutte le intenzioni per affermarsi anche con questi prodotti.

Smart speaker negli Stati Uniti

Gli utenti di Smart Speaker crescono del 48% ogni anno e negli Stati Uniti, quest’anno, hanno raggiunto il numero di 90 milioni.

Si tratta di una crescita esplosiva rispetto a qualsiasi altro prodotto tecnologico, come lo smartphone o rispetto al trend delle tecnologie indossabili.

In Italia, purtroppo, è sempre difficile avere analisi di questo genere. Ma basta guardarsi intorno, tra i propri amici. Io vedo confermato il trend nella mia bolla informativa. Così come ho iniziato a vedere amici e conoscenti che iniziano ad acquistare i primi sensori, un po’ per gioco e un po’ per vantarsi.

Sensori di sicurezza

Quanto costa un impianto di sicurezza? In quanti possono permetterselo? Non lo so. Fatto sta che su Youtube aumentano i tutorial che invitano a trasformare una semplice webcam o il vecchio smaryphone in una telecamera di sorveglianza per controllare casa quando non si è presenti.

Si tratta e si tratterà di una nicchia, come sempre, ma una nicchia sempre più avanzata e sempre più a basso costo.

Un tempo per essere degli innovatori si dovevano spendere interi stipendi. Oggi, con poche decine di euro compri un interruttore o una lampada a controllo vocale.

Assistenza vocale e User experience

L’user experience frena l’assistenza vocale. L’ho scritto. In parte è vero e in parte no. E molti miei colleghi restano scettici. È pure vero che nessuno di noi mai si occuperà di progettare uno smart speaker, ma presto ci chiederanno di progettare i servizi e dunque di progettare chatbot.

In Italia, ma neanche in Europa, difficilmente avremo un’azienda che sviluppa un prodotto come uno smart speaker con un assistente proprietario. Ma personalmente mi sento in dovere di essere un buon amico dell’assistenza vocale e occuparmi di architettura dell’informazione conversazionale.

Se mai qualcuno avrà un dubbio in più o in meno rispetto alla tecnologia grazie a questo blog, io avrò raggiunto il mio obiettivo. E siccome sono convinto che questa tecnologia prenderà sempre più piede, sono qui ogni lunedì ad osservare cosa accade.

Noi non siamo l’utente medio

Anche in questo caso, o forse, più che in altri casi, dobbiamo tenere in mente che

noi non siamo l’utente medio.

Non posso dire che siccome io non faccio uso di uno strumento questo strumento non avrà successo. Non posso affermare che i miei dubbi sono e saranno i dubbi delle masse.

Prendiamo, per esempio, i problemi della privacy che giornali e giornalisti mettono sempre in primo piano. E che la stessa Unione Europea ha evidenziato con l’adeguamento al GDPR. Quanti, oggi, pongono attenzione alla propria privacy? A me pare che si tratti di una minoranza. Io personalmente non faccio dirette facebook. Ma quando ci troviamo nel bel mezzo di una manifestazione tutto intorno si accendono telefonini che trasmettono in diretta l’evento indicando a tutta la cerchia di amici di Facebook ( o gli sconosciuti di Instagram), dove si trovano e con chi si trovano. Svelando posizione, parole ed emozioni anche di chi sta accanto.

Foto di bambini e minorenni, di mamme incinte, di famiglie intere diffuse e condivise sono state sdoganate anche dalle mamme più attente.

Questo cosa ci dice? Ci dice che il concetto di privacy è stato ampiamente superato dalle persone. Le persone raccontano dove sono, cosa fanno, in tempo reale; indicano esattamente i luoghi dove si trovano, le loro abitudini. Per non parlare poi delle numerose app per chi è in cerca di relazioni.

Le app di geolocalizzazione sono sempre più insistenti. Le nostre case sempre più invisibili. E i nostri smartphone ci spingono a farci geolocalizzare sempre più frequentemente. La paura di telecamere sparse per la città sono solo un vecchio ricordo. Anzi, in nome della sicurezza, sempre più cittadini ne fanno richiesta in ogni dove.

Quante scope hai in casa?

Ad agosto 2018, l’associazione Ritrovarsi, ha organizzato un festival di arte contemporanea per la riqualificazione di un quartiere di Sciacca, in provincia di Agrigento. Il quartiere San Leonardo. Si tratta di un quartiere bellissimo, perché si tratta del centro storico, a struttura araba e con forti elementi della cultura ebraica. Il quartiere, oggi, è abitato da gente che economicamente è messa male. Molti disoccupati, molti piccoli delinquenti, diseredati di ogni tipo, persone con handicap vari. Molte case sono chiuse e abbandonate, alcune quasi diroccate.

Non a caso la scelta di riqualificare quello che è diventato un luogo sospeso. Ebbene, ad un certo punto, volendo spazzare un po’ di cartacce sparse per i vicoli, abbiamo chiesto una scopa e una paletta agli abitanti che ci stavano dando una mano. Ebbene, abbiamo avuto difficoltà a trovare una scopa. Per intenderci, manico di legno e spazzola. La risposta che abbiamo ricevuto è stata che quasi tutti avevano e posseggono una scopa elettrica. Per fortuna, alla fine, abbiamo trovato una famiglia faceva e fa uso di scopa e paletta, che ci ha gentilmente prestato.

Eppure scommetto che chi mi sta leggendo (se sei arrivato fin qui) ha più di una scopa per spazzare casa. E forse la scopa elettrica l’ha sempre desiderata ma non se l’è mai comprata.

Io, per esempio, in casa ne ho 4 di scope! Una per il terrazzo, due per la casa, una per la strada.

Una nicchia o una parte della popolazione

A mio parere ci sono fette di popolazione che saranno investite da questa tecnologia e ne faranno un uso massiccio.

La prima è sicuramente la nicchia dei curiosi degli intellettuali, quelli che compreranno gli smart speaker per provarli, per poterne parlare, e averne consapevolezza. Come hanno fatto Giorgio Robino e la sua compagna Giuditta Del Buono. (leggete il suo commento alla fine dell’articolo). Così come ci sarà la nicchia dei curiosi. Tanto più che, come dicevo poc’anzi, un tempo per essere innovativo dovevi spendere un botto di soldi, oggi basta davvero poco. Il solo limite è la curiosità.

Poi ci sarà una parte della popolazione benestante che lo comprerà per dire che lo ha comprato. Per mostrarsi e mostrare l’assistenza vocale agli amici, ai propri pari, che non saranno più pari. Lo farà perché può permettersi lussuriosamente di riempire di sensori la casa. Così come ha fatto Mark Zuckerberg.

Così come ci sarà chi non può permettersi di avere questa tecnologia in casa, ma avrà voglia di paragonarsi a chi sta davvero in alto. E acquisterà l’assistenza vocale a qualunque costo.

L’assistenza vocale oltre internet

In questo blog ho parlato di Google Duplex. E a parte le paure che si sono volute divulgare non ho trovato articoli che ne abbiano parlato in modo obiettivo.

Il fatto che l’assistente risponda al telefono significa che può fare anche a meno della rete internet. Questo significa che una moltitudine di persone oggi fuori dai giochi della rete, saranno riammessi dagli assistenti vocali. Allora il problema non sarà più se avere paura o meno della tecnologia, il problema, torno a dire, è di natura Etica.

Ossia, in parole sempre più chiare, quali risposte saranno date alle persone? Come saranno accolte da chi non ha nessun filtro a questa tecnologia?

Librerie contro televisori

Ebbene si, perché sarà proprio chi, in teoria, non può permettersi questa tecnologia a divulgarla sempre più. Saranno le persone, disoccupate, senza un mestiere, senza arte né parte.

Sono queste fasce di popolazione che hanno in casa lo Smart TV 70 pollici 4K. Queste famiglie non hanno pareti piene di librerie. Non acquistano libri o kindle, ma acquistano smartphone e tablet come se non ci fosse un domani.

Acquistano scope elettriche, non scope con cui ripulire economicamente la propria casa.

Assistenza vocale nel futuro, conclusioni

Ora quello che dico è questo. Siccome la diffusione di questa tecnologia, al momento, pare inarrestabile, non è bene per tutti parlarne e divulgare consapevolezza? Io ne sono pienamente convinto. E sono qui.

Forse, tra i miei lettori, ma anche tra i miei colleghi, c’è chi pensa che non dovrei essere io a occuparmene in quanto architetto dell’informazione. In quanto tale dovrei parlare di etichette e tag. Tra l’altro penso di farlo pure. O forse fraintendo io, ho capito male qualcosa. Ci sta anche. Se proseguo nel mio percorso è perché è stata l’architettura dell’informazione a darmi gli strumenti per giungere fin qui. E sono anche disposto ad uscire dal seminato ed aprire il dibattito. Se necessario.

Concludo qui dicendo che, certamente, ci sarà chi non userà mai i chatbot, gli assistenti vocali e continuerà ad entrare nei siti web tramite tastiera e grafica. Premerà pulsanti e clicckerà vita natural durante, come se nel mondo non accadesse nulla.

Ma ci sarà una parte che parlerà con gli strumenti. Forse non sarà la parte più istruita, forse sarà la parte più negletta. Molto probabilmente ancora sarà la parte esclusa, fino ad oggi, dall’internet come dimostra il rivoluzionario servizio di telefonia My Line.

Gli altri ne resteranno fuori? Quando i servizi parlanti saranno obbligatori? Sarà ancora così?

Insomma, il dibattito è aperto, così come (secondo me) la strada dell’assistenza vocale nel futuro.


L’immagine in evidenza è un opera d’arte esposta durante il festival di arte contemporanea Ritrovarsi 2018. Si tratta dell’opera “Rebus (7,1,4,1,5,1, 6)” di Zoo che su Instagram si definiscono: “Trois femmes ensemble” ci muoviamo all’interno di uno spazio che ci viene proposto, col dialogo troviamo punti in comune che diventano l’opera stessa.

Pin It on Pinterest

Share This