<<Il 2017 è l’anno del podcast>>. In molti lo dicono. Ma, personalmente non sono proprio d’accordo. Proprio perché amo il mezzo e lo strumento da oltre 10 anni, penso che non sia questo l’anno del podcast. Ed anche se Mark Zuckerberg ha inserito la nuova funzione Facebook Live Audio, le abitudini degli utenti italiani sono ancora lontane dai podcast. Dobbiamo lavorarci!

Il 2017 l’anno del podcast?

L’interesse sul formato podcast cresce. Nei primi giorni di dicembre 2016 LinkedIn ha pubblicato una ricerca che conferma il successo dei podcast. Su Copyblogger ho trovato una bella infografica che mostra la crescita degli ascoltatori dal 2003 al 2014, negli Stati Uniti. Il recente rapporto della Edison Research ha rivelato che gli ascoltatori di podcast si sono raddoppiati tra il 2008 e il 2015, per poi aumentare di un altro 23% tra il 2015 e il 2016. Solo negli Stati Uniti 57 milioni di ascoltatori mensili.

L’anno scorso, dopo aver letto un post sul profilo di Mark Zuckerberg in cui scriveva di voler investire nell’intelligenza artificiale, anch’io ho subito pensato e scritto che il 2016 fosse l’anno del sonoro. Mi sono fatto prendere la mano nella titolazione. In realtà, come al solito, nell’articolo il discorso era ed è molto più complesso.

Mi dispiace poi che a dirlo siano anche persone di cui ho stima. E che guarda caso iniziano a creare podcast proprio (da) quest’anno.

E’ bello sentirlo dire

La verità, a distanza di un anno (per quanto mi riguarda, col senno di poi e con l’esperienza del blog), la posso dire, era un’altra. Allora, ad appena sei mesi di vita del blog e a poche settimane dal mio primo post, era proprio quello che volevo sentirmi dire. Ero lì che leggevo articoli su articoli riguardanti l’audio. E forse speravo di trovare un articolo, una frase, una parola che confermasse che la scelta di aprire un blog di architettura dell’informazione sonora fosse stata la scelta giusta. Ma secondo voi il 2016 è stato l’anno del sonoro? Quanti podcast in più, rispetto all’anno precedente, avete ascoltato? E’ più probabile che ne abbiate creato uno in più. Ma ascoltato dubito. Se lo avete fatto, complimenti!

Cosa sta accadendo negli Stati Uniti?

Che questo sia l’anno del podcast, dunque lo ripeto, è detto perché negli Stati Uniti, Radio e Giornali si stanno interessando a questo formato e stanno investendo. E il pubblico stia rispondendo positivamente.

Due osservazioni, però le devo fare.

  • la prima è che quello che funziona negli Stati Uniti non è detto che funzioni anche qui in Italia.
  • La seconda osservazione è che quello che sta accadendo negli Stati Uniti con i podcast è lo stesso fenomeno che sta accadendo con le serie TV (diciamo ormai da qualche anno). Ossia, negli Stati Uniti sono state prodotte serie tv come Bad in Breaking, Game of Thrones, (solo per citare quelle che seguo io. Voi continuate con la vostre). E insomma capirete che la qualità si è alzata notevolmente.

E in Italia?

In Italia, la risposta al grande successo alle serie tv americane sono le fiction di RaiUno. Attenzione, a saperle fare, ad averne di successo quanto le fiction. C’è un pubblico affezionato al genere. C’è un bisogno che viene soddisfatto per un pubblico che ancora resta legato alla televisione. Quello che dico è che è chiaro a tutti che si tratta di altre cose. Sono altro per cultura, per tradizione cinematografica e televisiva. Sono altre semplicemente perché rivolte a pubblici diversi, appunto. Idem per i podcast. Alla qualità dei podcast americani non c’è nessuna risposta dalle nostre radio. Magari i prodotti americani saranno tradotti in italiano e allora magari ascolteremo anche noi i podcast americani. Ma non sento nulla di nuovo da queste parti.

Tutto procede nella norma

Certo, sul lato podcast la qualità (negli Stati Uniti) è aumentata e sono aumentati gli ascoltatori. Sul lato conversazionale, la tecnologia si evolve, le ricerche si velocizzano; la potenza di calcolo aumenta, qualcuno sperimenta più di altri, qualcun’altro inizia ad usare gli assistenti vocali. Ma il tutto procede nella norma. Assistenza vocale, interfacce conversazionali, saranno sempre più presenti nel nostro quotidiano. Magari, anche grazie alla mia attività, si parlerà più spesso di architettura dell’informazione conversazionale o addirittura nelle Università si comincerà ad insegnare architettura dell’informazione sonora o Language Design. Chissà. Ma ci vorrà ancora del tempo perché questi concetti entrino a far parte del nostro contesto. E nessuno può prevedere il momento o l’anno esatto. Anzi, se qualcuno lo sa, non lo viene a dire a noi, a gratis.

Facebook Live Audio

Nonostante gli ascoltatori, dunque, negli Stati Uniti, crescano, e nonostante sia in arrivo Facebook Live Audio non è che ci vogliano strumenti particolari per capire che questa funzione non ha e non avrà lo stesso successo di Facebook Live Video. Basta guardarsi, onestamente, in giro. Su Facebook, in Italia, ho visto che da dicembre ad oggi ne parlano un migliaio di persone. Mentre 3 mila parlano dei live video. Oppure si può chiedere a Google. Magari graficamente è più chiaro.

Io credo nel podcast

Se dico questo non è perché io non creda nell’audio e nel podcast. Anzi. Io credo nel podcast tanto che ho un mio canale audio su SoundCloud . I primi podcast in Italia che parlano di User Experience e Usabilità. Uso come canale audio persino il mio canale YouTube.

Io amo l’audio, il suo mondo, i suoi strumenti. Amo la Radio. Ho iniziato a frequentare le Radio in FM dai primi anni 90. Ho fondato una web radio universitaria (comprandone la strumentazione) e l’ho diretta, con entusiasmo, per 9 anni. Scrivo questo blog coniugando la passione per l’audio e la venerazione per l’architettura dell’informazione. Ma non potrò mai pensare che i milioni di telespettatori, dall’oggi al domani, diventino radioascoltatori. Non potrò pensare che, all’improvviso, visto che il trend sarebbe questo, chi svolge attività grafiche, inizierà a produrre podcast. Fosse anche che fare radio diventasse una moda.

Perché credo nel podcast: i vantaggi dell’audio

Sono 10 anni che mi occupo, professionalmente, di audio, di web radio e di podcast. Negli ultimi 4 anni mi sono pure occupato di video. E sebbene i video sono stati sempre più richiesti e spendibili, continuo a preferire l’audio.

Per me l’audio ha una vita più lunga di un video. La leggerezza dell’audio permette sia di trasmettere con una connessione bassa, così come indicato da Facebook, sia di conservare e catalogare i files. Chi si occupa di video sa bene dei problemi di catalogazione che si hanno. Tanto più aumenta la qualità dei video (vedasi lo standard video 4K), tanto più gli hard disk si riempiono di materiale di cui non si sa cosa fare. Nel dubbio, di cosa conservare e di cosa cancellare, si conserva all’infinito.

Un file audio, in confronto, è talmente piccolo e facilmente catalogabile che risulta più semplice la sua lavorazione, in ogni fase. Un file audio è facile da acquisire, da produrre, editare, trasmettere e da condividere. Un file audio lo realizzi mentre passeggi, mentre sei in movimento, mentre sei nudo, nella vasca da bagno, senza offendere il pudore di nessuno. Devi stare attento ad un solo canale comunicativo. Un video necessita di attrezzature più sofisticate, di fermezza. E’ necessario lavorare su più registri. Caratteristiche che forse non servono per video di 10 secondi. Ma se superi i 3 minuti, si.

E comunque la si pensi a me piace.

Il podcast auspicabile

Semmai ci possiamo augurare che il format podcast inizi ad essere maggiormente utilizzato e diffuso. O meglio ancora, che l’ascolto dei podcast diventi una abitudine diffusa. Ci possiamo augurare che il trend positivo, che si vede negli Stati Uniti, prosegui, continui e coinvolga anche l’Europa e l’Italia. Sarebbe auspicabile che, nel tempo trascorso in metropolitana, nei tempi di attesa di tram e bus, le persone si formassero e si informassero con un podcast.

La radio, ormai, tranne per alcune categorie di artigiani, si ascolta prevalentemente in movimento e in auto. Il tempo trascorso in auto potrebbe tornare utile. La radio o il DIN2 dell’automobile può ormai essere un elemento di interazione e di connessione. Così come già abbondantemente annunciato al CES2017 e come ebbi a scrivere già nel dicembre 2015 parlando di Apple Carplay e Google Android Auto. E sarebbe auspicabile che gli automobilisti facessero un maggior uso di un vivavoce.

Sarebbe auspicabile. Ma questo non modifica l’abitudine di telefonare e mandare messaggi con l’uso delle mani. Non ci riesce neppure la paura della morte, figurarsi se ci riesce qualche post predittivo acchiappa click.

Conclusione

Insomma, ogni anno che qualcuno si inventa di fare una serie di podcast dice che è l’anno del podcast. Chi invece fa podcast da anni li fa e basta.

Ritengo utile ripetere quanto già detto nel post su Facebook Live Audio

Se volete entrare nel mondo dell’audio o della Radio, fatelo perché siete curiosi di sentire l’effetto che fa.  Fatelo perché magari ci sono dei buoni motivi per farlo. Fatelo perché vi potrebbe piacere, perché sicuramente vi divertirete. Fate un vostro programma perché imparerete più di quello che pensate di sapere. Fatelo per voi stessi! E non perché quest’anno sarà l’anno del podcast. O peggio ancora, perché qualche vostro punto di riferimento su internet inizia a farlo da quest’anno. Fatelo perché se la cosa vi piace e vi appassiona, anche se non sarà l’anno del podcast, (o se anche, alla fine, non vi dovesse piacere) avrete imparato un mestiere e potrebbe essere utile per fare anche altro.

Pin It on Pinterest

Share This