Il 27 febbraio è stata la giornata mondiale dell’orso polare. Una giornata istituita dall’ organizzazione Polar bears international per richiamare l’attenzione sul rischio di estinzione degli orsi polari a causa del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacciai.

La notizia è passata sotto silenzio tra la comunità degli architetti dell’informazione. E aggiungo, stranamente. Nel gergo degli architetti dell’informazione, infatti, il libro dell’orso polare è uno dei capisaldi della letteratura della disciplina.

Sto parlando ovviamente di Information Architecture: For the Web and Beyond, scritto da Louis Rosenfeld, Peter Morville e Jorge Arango, che giunto alla quarta edizione, continua ad avere in copertina un grande e fiero orso polare.

L’architettura dell’informazione per orsi polari

A me personalmente, sapere che l’animale simbolo della disciplina che studio e pratico sia in via di estinzione, mi fa un certo effetto.

Certo la disciplina in se non sappiamo come stia, l’istituto di architettura dell’informazione si è sciolto e il WIAD 2020, non ha visto folle di studenti e imprenditori partecipare. E sebbene pare che tutti mettano oggi le persone al centro, poi non è del tutto vero.

Bestiario O’Reilly

Edie Freedman direttore creatico presso O’Reilly Media. racconta la storia di come è nata l’idea di rappresentare gli animali in copertina.

Spiega che, quando gli fu chiesto di rappresentare i temi di cui parlavano i libri, lui non riusciva a capire di cosa si trattasse. I primi libri O’Reilly si occupavano di programmazione pura e di linguaggi informatici. Così era molto confuso.

Ma poi…

A volte, durante la progettazione, le cose si uniscono senza sforzo: tutto va a posto come se fosse inevitabile. Scorre e basta. Mentre cercavo immagini per le copertine dei libri, mi sono imbattuto in alcune incisioni di animali dall’aspetto strano del XIX secolo.

Sembravano essere una buona corrispondenza per tutti quei termini UNIX dal suono strano, ed erano abbastanza esoterici da pensare che probabilmente avrebbero fatto appello ai programmatori. E, mentre studiavo gli attributi degli animali reali, scoprii rapidamente che c’erano intriganti corrispondenze tra tecnologie specifiche e animali specifici. Quella risonanza è cresciuta ed espansa mentre ho imparato di più sia sulle tecnologie che sugli animali. Ero così eccitato e ispirato che ho trascorso un intero fine settimana a lavorare sulle copertine senza dormire molto. Alla fine del fine settimana, ho dato diversi schizzi al mio vicino di casa per portarli in ufficio.

Alcune persone di O’Reilly furono colte di sorpresa: pensavano che gli animali fossero strani, brutti e un po ‘spaventosi. Ma Tim l’ha capito subito – gli piaceva la stranezza degli animali, pensava che avrebbe aiutato a distinguere i libri dalle offerte di altri editori – e sembrava giusto. E così è iniziato. Da allora abbiamo pubblicato centinaia di libri sugli animali e il marchio è famoso in tutto il mondo.

Oggi è possibile cercare un animale e sapere a quale tema sia abbinato.

Bestiario dell’architettura dell’informazione

Alla gente piacciono in particolare gli animali che hanno i volti. Le immagini che usiamo sui libri sugli animali provengono da tutto il regno animale, da grandi mammiferi terrestri come tigri ed elefanti a pesci, uccelli, insetti e invertebrati. Nel corso degli anni, abbiamo appreso che molti dei nostri clienti e autori gravitano su animali con facce riconoscibili, soprattutto quando guardano direttamente lo spettatore.

Nel bestiario dell’architettura dell’informazione, Luca Rosati scrive

L’orso polare è un grande mammifero che vive nel circolo polare artico, dimora sui ghiacci ma è anche un abilissimo nuotatore.

La sua popolarità nell’ambito dell’architettura dell’informazione è dovuta al libro di Rosenfeld e Morville, Information architecture for the world wide web, sulla cui copertina campeggia appunto un orso polare. (Motivo per cui ci si riferisce spesso a questo testo come Polar bear book). Secondo il folklore locale, le popolazioni artiche avrebbero imparato a cacciare e a costruire igloo proprio dagli orsi polari. Di qui forse la sua scelta per la copertina.

Frequenti apparizioni di orsi polari nella serie Lost sembrano suggerire inoltre un legame sottile con il tema della findability o trovabilità. Mentre una variante tutta mediterranea è stata di recente scoperta in Sardegna, variante battezzata col nome di Polar bear SardinIA edition.

Lezioni apprese

Il merito del polar bear (book) è senz’altro quello di aver portato i principi della biblioteconomia nell’ambito del web, ibridando il rigore della biblioteconomia più tradizionale con i settori dell’information retrieval e della human-computer interaction. Si tratta di un passaggio prezioso, che da un lato ci ricorda la natura ibrida della nostra professione, e dall’altro ci mette in guardia da certe tentazioni moderniste. La tentazione cioè di buttare via saperi “vecchi” in nome dell’ultima tecnologia o etichetta di moda. Vanificando proprio quanto vi è di più prezioso nella nostra “disciplina”: la sua inter- o meta-disciplinarietà, il suo carattere ibrido.

La storia di questa ibridazione è ripercorsa nell’articolo del Journal of information architecture, A brief history of information architecture.

Breve storia dell’architettura dell’informazione

breve storia dell’IA con commenti di autorevoli autori.

Quando sperimentiamo sempre più il mondo attraverso uno o più sé incarnati (Inalhan e Finch 2004); quando viviamo in un mondo in cui le relazioni con persone, luoghi, oggetti e aziende sono modellate dalla semantica e non solo dalla vicinanza fisica; quando le nostre identità digitali diventano persistenti anche quando non siamo seduti a una scrivania e davanti allo schermo di un computer, stiamo rimodellando la realtà.

Una metafora ci salverà?

Gli architetti dell’informazione lavorano spesso con le metafore. E l’estizione dell’orso polare è una metafora della nostra estinzione? Questa indifferenza è data dal fatto che siamo davvero così pochi a credere veramente in questa disciplina?

Un futuro senza orsi polari?

Possiamo continuare a camminare come sonnambuli verso l’estinzione o possiamo divenire consapevoli delle nostre potenzialità e di quelle del pianeta. (Vandana Shiva)

Già nel 2008 Greenpeace denunciava la vulnerabilità di questa specie.

Se il ghiaccio continua a scomparire, la stessa sorte toccherà all’orso polare.
L’unico modo per salvare il maggiore predatore sulla terraferma è ridurre le emissioni di gas serra. Gli scienziati ci avvertono che occorre fermare la crescita delle emissioni mondiali di CO2 al 2015, per riuscire a dimezzarle al 2050, riportandole attorno a 11 miliardi di tonnellate dagli attuali 26 miliardi. Nel rapporto Energy Revolution Greenpeace mostra come questo sia possibile puntando su fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica. E rinunciando alla fonte fossile con le più alte emissioni di CO2: il carbone.

WWF impegnato nella difesa dell’Orso polare

il wwf scrive

Anche chiamato ‘Principe dei ghiacci’, l’orso polare è un mammifero appartenente alla famiglia degli Ursidi ed è il più grande carnivoro terrestre del nostro Pianeta.

Rispetto alle altre specie di Ursidi, questa specie ha una sagoma più slanciata dovuto al suo adattamento alla vita semi-acquatica. Gli orsi polari infatti intrascorrono la maggior parte del loro tempo sulla banchisa polare ghiacciata, dove cacciano, si riproducono e allevano i suoi cuccioli, ma sono altrettanto eccellenti nuovatori.

Oggi, il numero totale di esemplari stimato è compreso tra i 22.000 e 31.000 esemplari, divisi in 19 popolazioni.

Le minacce

Il WWF continua e si chiede In che modo i cambiamenti climatici affliggono gli orsi polari? Che danno fanno le sostanze tossiche agli orsi polari? In che modo il petrolio danneggia gli orsi polari?

Cambiamenti climatici

  • Superifici ghiacciate ridotte.
  • Spostamenti pericolosi.
  • Difficoltà a cacciare.
  • Conflitti con l’uomo. La ricerca del cibo li spinge verso i territori abitati dall’uomo, esponendoli a grandi rischi e pericolo.
  • Mortalità dei cuccioli.

Inquinamento

  • Disfunzioni fisiologiche.
  • Latte materno avvelenato.
  • POPs: le sostanze tossiche più pericolose POPs (inquinanti organici persistenti).
  • Conseguenze persistenti. I
  • Danni fisici.

Attività petrolifera

  • Fuoriuscite di petrolio.
  • Riduce l’isolamento termico.
  • Avvelena.
  • Disturbo.

Il libro dell’orso polare

L’architettura dell’informazione (IA) è molto più impegnativa e necessaria che mai. Con l’eccesso di informazioni disponibili oggi, tutto ciò che la tua organizzazione vuole condividere dovrebbe essere facile da trovare, navigare e comprendere. Ma l’esperienza che offri deve essere familiare e coerente su più canali di interazione, dal Web agli smartphone, agli smartwatch e oltre.

Per guidarti attraverso questo vasto ecosistema, questa guida popolare, giunta alla sua quarta edizione, fornisce concetti, metodi e tecniche essenziali per la progettazione digitale che hanno resistito alla prova del tempo. I progettisti di UX, i product manager, gli sviluppatori e chiunque sia coinvolto nella progettazione digitale impareranno come creare strutture semantiche che aiuteranno le persone a interagire con il tuo messaggio.

Questo libro include:

  • Una panoramica di IA e dei problemi che risolve per la creazione di prodotti e servizi digitali efficaci.
  • Un tuffo profondo nei componenti IA, tra cui organizzazione, etichettatura, navigazione, ricerca e metadati.
  • Processi e metodi che portano dalla ricerca alla strategia, progettazione e implementazione IA.

Un futuro senza architetti dell’informazione?

Il primo sito web della storia

Sappiamo immaginarci un web senza architetti dell’informazione?

Sappiamo bene che (ahinoi) l’architettura dell’informazione ci sarà sempre anche senza gli architetti dell’informazione.

Una struttura qualunque reggerà i siti web, le informazioni e la comunicazione, anche senza una consapevolezza della struttura.

Certo sarebbe un vero peccato veder scomparire entrambe le specie, orsi polari e architetti dell’informazione.

Ma al di là del successo dei corsi e dei master sull’architettura dell’informazione, di cui siamo massimamente felici (magari fossimo tutti esperti di UX Design !) sarebbe interessante chiedere a tutti coloro che si approcciano verso questo studio quanto credano ai valori dell’architettura dell’informazione, quanta aderenza ci sia nel loro quotidiano; quanto impegno mettano nella diffusione e condivisione di quanto hanno appreso.

Per loro è davvero un lancio verso il futuro? Si tratta di partecipazione consapevole ed attiva di un cambio di paradigma? Di adesione vera ad una comunità di studenti? Oppure, nel peggiore dei casi, si tratta di un ulteriore ripiego su una disciplina che appare più abbordabile di altri?

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