La ricerca vocale in ambito SEO è un argomento di cui si sta iniziando a discutere sempre più spesso. C’è chi parla di rivoluzione e chi tranquillizza spiegando che non succederà nulla. O meglio, la ricerca vocale cambierà la SEO nella sua naturale evoluzione, senza rivoluzioni o grandi sussulti. Per quanto può contare il mio parere in materia, concordo con questi ultimi.

Indice



Ricerca vocale

Presto, anche in Italia, lo smart speaker sarà presente nelle nostre case. Questo ci porterà, per forza di cose a fare le nostre ricerche attraverso domande vocali, non scritte.

Con uno smart speaker sarà possibile ricercare la propria musica preferita, controllare gli elettrodomestici di casa, ordinare la cena, una pizza, oppure si potranno acquistare i biglietti per un concerto. Come ho già scritto gli assistenti vocali sono una realtà. Tanto che chi si occupa di SEO sa che le ricerche secondo la lingua naturale sono in aumento.

Cos’è la ricerca vocale?

Con ricerca vocale si intende quella parte di ricerche che viene pronunciata dalla voce delle persone sui motori di ricerca. Sono quelle domande che invece di scrivere esprimiamo per via orale. Mentre fino a poco tempo fa, tutte le ricerche erano fatte scrivendo all’interno della stringa dei motori di ricerca, oggi, soprattutto su telefonini e tablet è possibile utilizzare la propria voce attivando uno degli assistenti vocali che si hanno a disposizione.

Questa ricerca vocale era impossibile fino a qualche anno fa. Non esisteva. Fino al 2015 il livello di comprensione era insoddisfacente. Oggi, il livello di comprensione degli assistenti vocali, come spiegato da Mary Meeker, è arrivata al 95%. Ossia, un assistente vocale comprende quando comprende, normalmente un essere umano.


Perché parliamo di ricerca vocale?

Parliamo di ricerca vocale semplicemente perché oggi esiste un buon numero di persone che fa le sue ricerche parlando. Vuoi per curiosità, vuoi perché usare la voce è molto più pratico, comodo e veloce, che scrivere.

Inoltre come già detto, la diffusione degli smart speaker è qualcosa su cui i grandi brand stanno spingendo.

Le abitudini cambiano, l’assistenza vocale è una nuova opportunità e se si hanno le mani occupate o si sta guidando, e si ha l’impellente bisogno di avere delle risposte una ricerca vocale è la migliore soluzione.

Gli assistenti vocali, almeno per il momento, non prenderanno piede per le grandi masse. Però saranno (e forse resteranno) gli assistenti della nostra intimità. Cioè le ricerche vocali avranno un loro sviluppo all’interno di contesti intimi, quali la nostra casa o la nostra auto. Non tutti, infatti, saranno disponibili a dichiarare in pubblico le proprie ricerche. Personalmente penso che ci vorrà ancora del tempo per questa nuova abitudine. Nell’immediato solo i gestori degli assistenti vocali sapranno le parole più usate. Per intenderci, i possessori delle nostre ricerche vocali saranno solo Google, Amazon e Microsoft. Questi incamerano già le parole orali chiave più utili. E ne stanno facendo sicuramente un uso privato.

Un po’ di numeri sulla ricerca vocale

Purtroppo è difficile avere dei numeri sull’Italia e le analisi che mostro in questo articolo sono tratte dal mercato statunitense. Però a ragione si può pensare che nel tempo il trend arriverà anche in Italia.

Mentre nel 2013 ad aver utilizzato un assistente vocale era stato solo il 30% dei possessori di smartphone, nel 2015 sono stati il 65%. E nel maggio 2016, una ricerca su cinque, sui dispositivi Android è stata attivata dalla voce.

Come indicato da LeggiOggi secondo una ricerca di Google, il 55% dei giovani e il 41% degli adulti utilizza la ricerca vocale almeno una volta al giorno. E così come il mobile ha modificato il modo di progettare e sviluppare i siti web, così l’assistenza vocale sta modificando, in parte, la gestione dell’ottimizzazione dei motori di ricerca.

Senza contare che nel 2015 sono stati spediti circa 1,7 milioni di smart speaker. Nel 2016, questo numero è aumentato a 6,5 ​​milioni di dispositivi. E VoiceLabs prevede che nel 2017 saranno spediti 24,5 milioni di dispositivi di questo tipo.

Cos’è la ricerca vocale di Google e come funziona?

La ricerca vocale di Google sfrutta una tecnologia denominata Natural Language Processing (NLP). Questa tecnologia comprende la voce del parlante, la processa, ne decifra il contesto e ne esplicita il significato dando una risposta. La risposta, o il risultato, però, non è la lista di risultati (SERP), cioè la famosa prima pagina dove tutti vogliono stare. No. Il risultato è una risposta unica e univoca scelta da Mister Google in persona.

Giusto, sbagliato, utile, inutile. Sarà. Così è, così sarà. E sempre più spesso ci si accontenterà di quest’unica risposta.

Lo scopo della tecnologia basata sul linguaggio naturale è quello di interpretare le intenzioni di ricerca del parlante. Diciamo che una forma di intelligenza artificiale, incamera anche lo storico delle ricerche precedenti e sul contesto nel quale viene fatta. Quante più ricerche vocali vengono svolte, tanto più il sistema apprende, tanto più il sistema risponde in modo pertinente. Apple Siri, Windows Cortana e Amazon Alexa usano una tecnologia analoga e c’è da scommettere che faranno di tutto per ottenere risultati migliori dei rispettivi concorrenti.

“Ok google” ricerca vocale

La differenza tra il modo comune di fare una ricerca su google (come su un qualsiasi motore di ricerca) sta proprio nel modo di porre la domanda al motore di ricerca.

Quando digitiamo da tastiera cerchiamo di sintetizzare il più possibile la nostra domanda. Generalmente usiamo semplici parole che ci permettono di raggiungere il risultato richiesto. Quando invece dettiamo la nostra ricerca, usiamo quante più parole possibili per esprimere al meglio le nostre intenzioni. Il motivo è semplice: parlare è più semplice che scrivere.

Nel primo caso (nella forma scritta) cerchiamo di risparmiare energia digitando il meno possibile, nel secondo caso tendiamo ad essere più prolissi e precisi.

Architettura dell’informazione e SEO

In questo senso architettura dell’informazione e SEO vanno a mischiarsi e confondersi. Perché l’architettura dell’informazione va alla ricerca di un senso e nella costruzione di un contesto e la SEO dal canto suo, come la definisce Alberto Puliafito, tende a diventare Search Experience Optimization.

Cioè tecniche e linguaggi digitali diventano solo gli strumenti per poter operare e lavorare culturalmente.

Il contesto svolge una grande parte nei recenti sviluppi degli assistenti vocali. Sempre più, questi assistenti guardano al mondo intorno a noi per dare risultati rilevanti per noi.

Migliore sarà la costruzione del contesto, migliore sarà la trovabilità delle informazioni, ancor migliore sarà la ricercabilità delle parole. E con buona pace di molti si dovrà parlare di architettura dell’informazione sonora.

La lingua cambia

Chi si occupa di SEO sa benissimo che la lingua cambia. E il lavoro di ricerca dei SEO Specialist (secondo me) è un lavoro di inseguimento della lingua. Prima di posizionarsi su una parola chiave, quella parola deve esistere, deve essere usata dalla gente che cerca sui motori di ricerca.

Difficile inventarsi parole e darne rilievo sui motori di ricerca senza avere basi solide di autorevolezza e viralità.

Per fare un esempio, i termini petaloso e webete, sono iniziati a circolare solo quando due autorità sul web le hanno introdotte e divulgate. Infatti, solo se sei un ente riconosciuto (come l’accademia della Crusca) o una personalità di alto valore per una sostanziale quantità di persone (Enrico Mentana) puoi introdurre un vocabolo nuovo. Oppure se sei un primo ministro puoi introdurre termini come TARI, TASU, TARSI, Jobs Act. Dubito, che se io chiamo le mie tasse EDIOPAGO, altri inizieranno a definire così anche le loro tasse. Tanto meno il motore di ricerca si adeguerà al mio modo di definire le tasse.

E quel che dico è confermato dal fatto che petaloso e webete sono parole che sono state (comunque) ben presto dimenticate.

La lingua cambia, si modifica, si evolve, a volte, regredisce. Il tutto avviene nel mondo reale, nell’incontro tra persone, tra persone diverse, di lingue e nazionalità diverse, dall’incontro tra vecchie e nuove professionalità, nuovi mestieri. Le parole cambiano, molte muoiono, si estinguono, alcune sopravvivono, altre nascono, si affermano, alcune ce la fanno, altre no.

Alcune pratiche di ricerca vocale SEO consigliate

Mi occupo da un po’ di tempo a questa parte anche di SEO per i miei progetti. Ma non mi permetto di dare consigli sul cosa fare. La SEO, per quello che ci ho capito io, è una questione soprattutto di esperienza. Devo dire che applicare le tecniche SEO mi diverte molto e sono molto soddisfatto dei miei risultati. Ma non mi sento di dare lezioni. Per questo motivo di seguito propongo alcuni articoli che io ho letto  e che condivido con i miei lettori, che volessero trovare consigli pratici sul da farsi.

  • Lo studio Samo consiglia un uso più spinto sulle parole di coda lunga.
  • Community PC Accademi ritiene che sarà indispensabile utilizzare servizi come Google Business, The Fork, Tripadvisor o Yelp.
  • Oppure Argoserv pone l’attenzione sull’umanizzare i contenuti e la parola scrittura.
  • E infine, il sito TSW, coinvolge la ricerca vocale nella preparazione di ecosistemi bancari.

Conclusioni. Qual è il futuro della ricerca vocale?

Certo è che chi fa SEO sta prendendo in considerazione il linguaggio naturale. Per chi si occupa di SEO nessuna novità, dunque. Mentre per chi svolge le proprie ricerche sui motori di ricerca, avrà modi più naturali per esprimersi. Ma non c’è nessuna rivoluzione in questo. Anzi, questo potrebbe dare l’opportunità a tutti (anche a chi comincia) di fare meglio, ciascuno, il nostro mestiere. Come architetto dell’informazione la ricerca del linguaggio naturale sottolinea ancora una volta quanta ragione ho ad insistere su questa disciplina. Mi ricorda che mettere al centro i miei lettori, i miei clienti, le persone a cui mi rivolgo ogni settimana è e deve essere uno stile di vita.

La rivoluzione è, lo dirò fino allo sfinimento, culturale.

Negli Stati Uniti le grandi aziende faranno sempre più uso delle professionalità che girano intorno all’User Experience. Apple Siri, Amazon Alexa, Shazam, SoundHound, Google e la maggior parte dei produttori di tv mondiali, stanno investendo nei sistemi di riconoscimento vocale.

Insomma, non abbiamo la sfera di cristallo, e non avremo nessun anno della ricerca vocale, ma prima o poi la ricerca fatta a voce sostituirà, in parte o totalmente, la ricerca digitata. E’ solo questione di tempo.

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