L’interfaccia vocale è una realtà? Ne ho parlato al wiad palermo proprio sabato scorso (18 febbraio 2017). Il mio intervento tra architettura dell’informazione e audio “Dal suono come quarta dimensione dell’UX Design ad Alexa”. Ma già sul blog ho parlato e messo in evidenza le interfacce conversazionali. Oggi, c’è una buona fetta di persone che usa gli assistenti vocali, ma si tratta di una ristretta cerchia di persone che ha un’ottima confidenza con gli strumenti innovativi.
Sul web si legge un po’ di tutto. Dai tecno entusiasti che scrivono di quanto immediata sia la venuta degli assistenti vocali e tecno pessimisti che danno già per spacciata questa tecnologia.
Personalmente sul blog, come sa chi mi segue da più tempo, ho un’idea laica a riguardo. E penso che siamo ad un bivio. O impariamo a conoscere bene questi strumenti; sia per progettarli, sia per farne un buon uso. Oppure le aspettative saranno troppo alte e disattese e i vantaggi di questa tecnologia saranno messi da parte.

Parlare con i computer

L’idea di parlare colloquialmente ai computer è un sogno che arriva da lontano. Si parla di automi meccanici fin dall’antica Grecia. E proprio in questi giorni mi è tornato in mente un ricordo che avevo messo da parte. Nel 1994 mi trovai a Parigi e per la prima volta in vita mia parlai con interfaccia vocale. Si trattava di una veggente virtuale. Mi faceva delle domande e poi proponeva due parole da scegliere. Alla fine delineava la mia personalità e il mio futuro. Non ricordo cosa mi disse, ma evidentemente, a distanza di 23 anni mi ha colpito profondamente.
Adesso siamo al punto in cui parlare con un assistente vocale è una cosa aperta alle masse. E l’interesse cresce, tanto che ne parla anche chi poco segue questo campo. Mi auguro che pubblicando ogni settimana un articolo sul tema, qualcuno riconosca questo blog come punto di riferimento e di incontro tra chi si occupa del tema.

Interesse verso i prodotti vocali

In previsione dell’interesse verso i prodotti vocali la rivista online TechPinions ha svolto un’indagine quantitativa su Alexa di Amazon, Siri di Apple e Ok Google di Alphabet, che qui di seguito ripropongo.
Chi si occupa, come me, di assistenti vocali e interfacce sonore concorda nel fatto che non si è ancora al punto di svolta. Sebbene chi ne parla, genericamente, sottolinea i mirabolanti vantaggi. Certo è che si può essere fiduciosi sul fatto che siamo in stato avanzato. Ma ci vorrà ancora del tempo.

Lo studio

TechPinions ha svolto due studi separati
  1. Il primo studio ha riguardato Amazon Echo. Ossia ci si è chiesto come viene utilizzato da chi lo possiede l’altoparlante intelligente. In particolar modo nel contesto commerciale e conversazionale. Il numero dei partecipanti non è statisticamente esaustivo dato che lo studio si è basato sulle persone che sono state trovate in possesso di un Amazon Echo. Appunto.
  2. Il secondo studio ha riguardato l’uso di Siri e di Ok Google. Per questo studio sono stati intervistati 518 consumatori

Amazon Echo e l’interfaccia vocale

Su 1300 persone intervistate il 13,86% possedeva un Amazon Echo e quasi tutti coloro che hanno un Amazon Echo posseggono un iPhone (83.72%).

Dove si utilizza Amazon Echo?

E’ stato rilevato che Amazon Echo viene utilizzato maggiormente in casa e nel soggiorno. Ci si è chiesto dove si utilizza l’assistente vocale per capire il tipo di domande che si possono fare ad Alexa.
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Cioè se l’assistente vocale è posto in cucina si potranno chiedere determinate cose che magari non si chiedono quando ci si trova nel soggiorno. Ovviamente in un futuro prossimo si potrà pensare alla presenza dell’assistenza vocale diffusa in tutta la casa e in tutte le camere.

In seguito è stato chiesto due cose principali che chiedono ad Amazon Echo.

  • Il 34% riproduce un brano musicale
  • Il 30% controlla le luci intelligenti
  • Il 24% imposta il timer del riscaldamento di casa
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Considerazione sull’utilizzo di Amazon Echo

La riproduzione di un brano come uso principale dell’assistente vocale corrisponde a quanto indicato da Amazon.it che vende Amazon Echo come un altoparlante intelligente.
Il controllo delle luci è, invece, legato allo sviluppo e diffusione dell’internet delle cose. Un giorno diventeranno molto diffuse, ma questo giorno pare tardi ad arrivare nelle case di tutti.
Certamente nel momento in cui le nostre case diventeranno connesse, la voce sarà sicuramente una interfaccia usabile e accessibile.

Come sono utilizzati Siri e Ok Google?

Siri è certamente l’interfaccia vocale più usata.
Su 518 consumatori, il 44% possiede un iPhone, il 40% sono proprietari di Android, il 2% di Windows Phone o Blackberry, il 13% non possiedono uno smartphone.
La maggior parte delle persone usano Siri e OK Google.
Qui è possibile notare che c’è un uso molto diverso rispetto ad Amazon Echo. E che Siri e Ok Google sono utilizzati, prevalentemente come motori di ricerca vocale.
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Questo ci dice anche a che punto è il mercato degli assistenti vocali.
i prodotti sono ancora un po ‘limitati nelle loro capacità, ma potrebbero anche essere, perché sono quelli che funzionano meglio e più coerente.
Infine, il contesto di utilizzo per le interfacce vocali ci fa comprendere meglio questi strumenti.
Siri o OK Google sono usati per il 51% dei consumatori nella propria auto, mentre il 39% lo usa in casa.

Conclusioni

Da questo studio, come riferito dagli stessi autori, pare che l’assistenza vocale sia riconosciuta come utile e apportatrice di valore e convenienza. Gli utenti lamentano ancora qualche imperfezione ma quando funziona le persone pensano che sia molto utile. Tanto che le persone si aspettano che gli assistenti vocali migliorino le proprie capacità.
La sfida dunque è ancora aperta. Magari anche con l’aiuto dell’architettura dell’informazione conversazionale, si riuscirà a migliorare l’esperienza dell’utente.

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