Ritorno su un argomento che avevo accennato in uno dei miei post del martedì, il post di alleggerimento della settimana, che mi era stato suggerito dalla amica e lettrice, Irene Cafarelli: ossia la musica nel non luogo, tra terminal e sonorità. Grazie sempre ad Irene e ai suoi followers di Twitter ho avuto modo di rivedere altri flash mob organizzati in giro per il mondo di questo genere.

Una premessa

Questi eventi colpiscono molto il mio interesse perché si svolgono nello spazio di cui sto parlando a lungo in questo blog, ossia, il Non luogo.
Ho deciso di concentrare il mio studio su questo spazio così definito perché penso che in questo spazio si stiano svolgendo e verificando i cambiamenti più radicali della nostra epoca ed è in questi spazi che si giocano il futuro dell’informazione e molto probabilmente dell’architettura dell’informazione.

Certo, “il mondo sta cambiando” nel suo complesso. Federico Badaloni ci ricorda sempre che: “La rivoluzione che stiamo vivendo è culturale e non tecnologica”. Piero Dominici affronta il presente / futuro sottolineando “la complessità di questo mondo che cambia e la necessità di una cultura digitale a disposizione di tutti”. Le città si trasformano in hub di informazioni e modificano la propria funzione.

Ma è nello spazio dell’attesa e della solitudine che il mondo è cambiato e la nostra psicologia si sta evolvendo.

Flash mob nel non luogo

Ma torniamo al titolo del post. I flash mob che abbiamo visto sono stati eventi organizzati dal teatro. E’ il teatro che per divulgare la propria cultura e i propri contenuti esce dalle proprie mura e dai luoghi deputati per presentarsi al grande pubblico, incuriosire chi magari può essere interessato e certamente dare una immagine moderna e contemporanea della lirica. Tutto ovviamente lodevole e nobile nelle intenzioni e certamente accattivante dal punto di vista del Teatro.
Da architetto dell’informazione, con l’orecchio rivolto all’user experience, invece, ho il dovere di chiedermi: qual è stata l’esperienza dell’utente? E’ stata una esperienza positiva, negativa o neutra? Come appare tutto questo ai viaggiatori della metrò?

Sebbene ci si trovi all’interno di un metrò, di un treno o di un terminal, quando inizia la musica è come se ci si trovasse a teatro. L’esperienza è positiva? Certamente è simpatica e accattivante, nella maggior parte dei casi sarà stata positiva, avrà incuriosito certamente.
Ma è stata funzionale? Forse no. Certamente non è stata strutturale e quindi, in ogni caso, occasionale.
Infatti, il primo approccio di una comune passeggera, che non era lì per ascoltare musica ma per essere trasportata da un punto all’altro della città, è stato quello di dare qualche spicciolo al ragazzo che canta. Forse a quanto si vede appassionata della lirica e riconoscendo la qualità della voce si è mossa ad un atto che non è stato di carità ma di vero apprezzamento. Soltanto un’intervista diretta alla signora potrebbe verificare cosa ha provato, qui devo per forza basarmi sulle mie personali impressioni (sarebbe interessante se qualcuno la conoscesse e intervistarla).
La stessa domanda, sulla funzionalità dell’operazione, me la sono posta per il flash mob al terminal di Malpensa. Quell’evento è stato funzionale ai passeggieri di Malpensa? Forse no. Dai back stage si vede che ci sono tante persone, un palco, tante telecamere per riprendere l’evento unico nel suo genere e forse irripetibile, appunto, flash.
Come dicevo, flash mob di questo genere non sono struttrali. Questi sono interventi che certamente possono migliorare un determinato momento, ma anche un numero limitato di utenti. Ossia le persone che si trovavano in quel momento, nei pressi di quello spazio. E tutti gli altri?
L’evento, seppure interessante, è stato funzionale a chi stava transitando per un viaggio? Utile a chi era in ritardo? A chi aspettava l’annuncio del proprio volo? E’ stato un elemento fondamentale per condurre un viaggio migliore? Più confortevole? Più rilassato? Ha riscosso l’interesse, se non di tutti, almeno della maggioranza dei viaggiatori?
Come scrivevo nel precendete post e in quelli relativi all’analisi del film “The Terminal”, si dovrebbe pensare ad una esperienza sonora strutturale che superi gli incomprensibili annunci simil robotico delle hostess.

Conclusione

Il problema sta tutto nella prospettiva. Chi pensa e accoglie queste iniziative è rivolto interamente al prodotto: nel migliore dei casi pensa alla Musica, alla Lirica, al Teatro, o nel peggiore dei casi, al singolo spettacolo. Ciò che sostiene l’architettura dell’informazione, invece, è proprio un cambio di prospettiva: dal prodotto all’utente e dall’utente alla sua esperienza e chiaramente all’analisi del contesto in cui l’utente userà il prodotto.

Fin quando non si vorrà fare questo cambio di prospettiva e non ci si vorrà affidare agli esperti del settore, gli aeroporti (ma anche altri spazi, altri luoghi, altri siti fisici e virtuali) resteranno fermi al citofono, agli annunci simil robotico delle hostess di cui nessuno capisce parole e senso.

Sarebbe l’inizio di un percorso di chiarezza che renderebbe più facile accettare e vivere la rivoluzione culturale che stiamo vivendo.

Pensateci!

Se vuoi approfondire l’argomento del nuovo su fotografia e cinema ti propongo di leggere questo interessante articolo di Rosy Occhipinti

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