Apro questa pagina Osservatorio Coronavirus per elencare pensieri e notizie che reputo di interesse personale e collettivo.

Ammetto che ero in dubbio se pubblicare o meno questa pagina e di occuparmi di coronavirus. Ma davvero i mutamenti della nostra società sono talmente veloci e profondi che è impossibile restare indifferenti.

Sono passate appena due settimane dall’esplosione del primo caso, ma è come se fossero passati mesi. E siamo già tutti stanchi. Ogni giorno i giornali ci bombardano di parole che spingono a paure ed ansie. E non si sa cosa fare esattamente, se non stare in casa.

Se dunque ho deciso di scrivere anch’io sul tema è soprattutto per esorcizzare la paura e la preoccupazione che ho per i miei genitori,

Magari ponendomi e ponendo più domande che certezze. Scrivo di seguito appunti che mi piacerebbe sviluppare nel tempo, se anche in futuro sarà possibile, riflettendo pubblicamente, insieme ai miei lettori che se vorranno contribuire sul tema saranno i benvenuti.

L’articolo è in continuo aggiornamento

Data la velocità degli eventi questa pagina sarà aggiornata periodicamente. È possibile trovare anche qualche ripetizione. Una revisione totale sarà fatta a fine emergenza. Speriamo che passi presto e in bocca al lupo a tutti!

Il distanziamento sociale non è sostenibile

Il mondo, la nostra attuale società, per come lo conosciamo, per come lo abbiamo creato e mantenuto, non è sostenibile economicamente se dobbiamo mantenere il distanziamento sociale.

Un ristorante, una pizzeria, un bar, così come un aereo, un treno, un metro o un bus sono sostenibili se vengono riempiti.

Un ristorante che aveva 100 coperti, non aveva il tutto esaurito tutti i giorni tutte le settimane. Magari era vuoto tutta la settimana e il sabato con i suoi 100 posti recuperava il vuoto della settimana.

Se ai tempi del Coronavirus non potrà avere più di 50 posti, quando e come recupererà il vuoto settimanale?

Lo stesso vale per aerei e treni che hanno un costo coperto dal pienone. O i centri commerciali, dove gli elevatissimi costi dell’affitto sono compensanti dall’alto numero di visitatori.

Autonomi e impiegati sulla stessa barca

Nel tempo di lockdown la classe impiegatizia si sta godendo la vacanza e i tempi più dilatati dello smartworking.

Ma credo che persino loro dovrebbero essere preoccuparsi se gli autonomi o i commercianti, insomma il popolo delle partite IVA stia bene economicamente.

Gli stipendi e le pensioni sono pagati grazie alle tasse che commercianti, artigiani e partite IVA, appunto, pagano ogni anno.

Considerato che un 30% degli esercenti non riaprirà, perché il mercato di riferimento è morto o sta per morire, o la propria attività era troppo giovane per resistere all’impatto; e considerato che chi resisterà non è detto che riuscirà a pagare tutto nell’immediato, è probabile che, ad un certo punto, lo Stato non riesca più a pagare pensione e stipendi.

Accadrà, se non ci saranno interventi straordinari, quasi sicuramente per i Comuni che basavano la loro economia sulla tassa di soggiorno. Questi sono già falliti. E con loro i loro impiegati. Ma è anche la fine di servizi essenziali quali i mezzi pubblici, la raccolta della spazzatura, l’indifferenziata, la cura dei parchi e delle strade, già ridotte all’osso, quando si stava meglio.

Niente sesso nell’era coronavirus

Grande successo ha avuto un mio post sul mio profilo personale riguardo al sesso. Persino condiviso da un mio contatto.

Sono partito dalle varie notizie di cronaca di multati che hanno dichiarato di recarsi per necessità a casa di amiche per fare sesso. Qualche poliziotto ha pubblicato la prova video della multa, qualche giornale ha raccontato come fatto pruriginoso la notizia sui multati.

Queste notizie hanno fatto molto ridere il web. E dunque mi chiedevo.

Ma nella frase, “va a fare sesso e viene multato”, cosa fa più ridere?

Cosa c’è di così esilarante? Che abbia fatto sesso? O che abbia preso la multa. Manco si fosse in prima elementare.

Forze dell’ordine e vigili imbarazzati o che si fanno le miglior risate perché una persona va dalla persona che ama, ne sente il bisogno, ha necessità di fare del sano sesso e lo autocertifica, pronto a difendersi pure davanti ad un giudice.

Quanti conviventi avrebbero il coraggio di produrre un documento del genere?

Che poi il paradosso della tragedia è che non si può fare sesso con la persona che si ama ma si è liberi di picchiare o persino ammazzare la propria moglie, compagna fidanzata costretta a casa.

I femminicidi in questi giorni hanno continuato a perpetrarsi e sono persino aumentati rispetto agli anni scorsi.

Io non ho ancora letto o ascoltato qualcuno che ne parli in modo serio, tipo tra adulti, ragionando sulle relazioni. E vi prego, se c’è qualcosa oltre la mia bolla, segnalatelo.

Ma non parlo di affettuosità o di affettività. Quella si riesce ad avere tramite una video chiamata, messaggio vocale. Ottimo surrogato alla presenza fisica.

Quale mondo avremo, quando tra sei mesi, un anno, vent’anni, usciremo dalle nostre case?

Prima o poi usciremo e sebbene le nostre case sono diventate sempre più invisibili e trasparenti l’abitudine al contatto oggi così agognato potrebbe modificare o addirittura perdersi.

Quali conseguenze ha una società che non si incontra più con le persone “estranee”? Che non si confronta più con lo sconosciuto?

Questo in senso generale, ma limitatamente al sesso, come flirteremo? Come si approccerà l’altra o l’altro? Dovrà cominciare tutto virtualmente? Dobbiamo aspettare un tampone portatile, toccarci la fronte, verificare che siamo entrambi negativi e poi poter fare l’amore?

Siamo chiusi nella nostra bolla di conoscenza e di relazione.

Se già eravamo chiusi in bolle informazionali e conoscitive, adesso siamo rimasti incastrati nelle bolle relazionali

Se siamo tutti sulla stessa barca economica siamo anche sulla stessa barca relazionale.

Il comportamento dei singoli e dei single contaminerà tutte le altre relazioni. E dove una famiglia o una relazione già c’è e si trova sotto lo stesso tetto, questo nuovo mondo vedrà coinvolti i figli.

Quale sarà il mondo relazionale che verrà? Chiederemo all’app o all’algoritmo? Oppure iniziamo a parlane?

È la domanda che mi pongo dal primo giorno. Quale mondo ci immaginiamo nel prossimo futuro e nel lungo periodo? Dovremo affidarci alle app? Agli algoritmi che decidano in base ai nostri spostamenti con chi possiamo fare sesso?

Non è meglio iniziare a parlarne per prendere le nostre decisioni ed essere consapevoli delle cose che facciamo e che faremo?

Guerra tra poveri

Mi trovavo alla posta in fila per il bancomat ed ho partecipato ad un acceso dibattito tra una infermiera e una proprietaria di bar.

L’infermiera sosteneva che fosse giusto rallentare la riapertura per il pericolo di una ripresa. La barista contestava che in tutto questo tempo in cui lei rimasta chiusa, i panifici abbiano continuato a vendere non solo il pane. Certi panifici, infatti, all’interno del loro locale vendono dolci, cornetti, biscotti, torte, crostate. Qualcuno ha pure le macchinette automatiche del caffè.

Questo per dire, non tanto una delle tante contraddizioni di certe rigidità, ma di come il conflitto che si sta creando non è solo contro le Istituzioni che sono anche lontane, ma il primo conflitto avverrà tra poveri.

Cresce e crescerà l’invidia sociale, i più poveri e disagiati richiederanno cibo con tutti i mezzi, la criminalità organizzata potrebbe spronare i bassi fondi ad atti inconsulti. A pagare sarà sempre la popolazione anche se fa parte di una parte più agiata.

Sospensione della Costituzione?

Dichiarare tutto il paese zona protetta e allargare le ordinanze della zona rossa a tutto il territorio italiano è certamente una misura necessaria per limitare il diffondersi del contagio.

Nello stesso tempo significa di fatto sospendere alcuni dei principi di Libertà della nostra democrazia e della nostra Costituzione.

In più, il divieto di assembramento, punito con 3 mesi di reclusione e un processo penale è qualcosa di molto forte su cui sarà necessario, sempre se sarà possibile, parlare con i giuristi.

In Ungheria, scrive Pierre Haski (France Inter, Francia) il presidente Viktor Orbán usa l’epidemia per avere pieni poteri

Vita, Libertà e Stato

Nuovi valori?

Comunicazione complessa

Dal punto di vista della comunicazione i messaggi sono contraddittori e aumentano lo stato confusionale del singolo, come di intere comunità.

Si moltiplicano appelli alla calma, ma allo stesso tempo si invita tutti a restare a casa e dunque in stato di allerta. Si sottolinea la bassa pericolosità del virus mentre si allestiscono tende da campo in attesa di una emergenza, nascono centri di raccolta e vengono chiusi interi reparti di ospedali a rischio. Adesso siamo arrivati persino a chiudere intere Regioni e provincie.

Comunità Italia

Abbiamo sentito da un po’ di tempo a questa parte l’egoismo generale delle persone. Ciascuno nel suo delirio di onnipotenza ha fatto tutto quello che ha voluto.

C’è chi ha seguito le regole da sempre e chi invece non ha mai dato peso alle regole. Si tocca con mano l’egoismo di ciascuno a discapito dell’intera comunità che non esiste.

Dall’estero ci vedono come un Paese dove le leggi sono consigli da interpretare o avvisi da raggirare.

Esodo dei migranti

Si veda infatti l’esodo delle persone che dal Nord si sono riversate al Sud per scappare dal virus infestando un meridione che vedeva una diffusione molto lenta.

Nessuno si è reso conto o ha pensato che ammalandosi al Sud, non è che il sistema sanitario andrà in crisi, proprio non c’è un sistema sanitario. Per fare un esempio, nell’intera provincia di Agrigento non esiste un reparto di rianimazione per le malattie infettive.

Chi si è ammalato seriamente ha già trovato pieno Caltanissetta ed è stato trasferito ad Enna.

La Sicilia può reggere, secondo l’Assessore alla salute della Regione un massimo di 4000 infetti. Oltre questo numero, esplode e si sceglierà chi far vivere e chi far morire.

Lavoro ed emigrazione

Nello stesso tempo mi viene da pensare a quale fosse la condizione lavorativa di questi ragazzi che in una notte hanno deciso di fare valigie e partire.

Dico, se avessero avuto una casa, uno stipendio, una posizione nella società e nella loro azienda, sarebbero scappati in questo modo?

Altri, forse più solidi, tanti, sono rimasti a lavoro.

Secessione e Razzismo

Dove non hanno potuto quasi 30 anni di politica secessionista e indipendentista è riuscito un virus in una notte.

Nord e Sud spaccato e che si guarda davvero in cagnesco. Le battute e gli attacchi contro chi (anche irresponsabilmente) si è spostato verso le regioni del SUD sono ormai quotidiani e ripetuti anche da persone

Si ricucirà mai questa relazione?

Mi stupisce pure, come anche i commenti e i post sui social, da parte di persone che storicamente sono difensori dei diritti civili, che hanno difeso e dicono di difendere i diritti delle minoranze, che si proclamano a favore di un mondo globale, in questo momento solletichino certi pruriti.

Capisco meglio come sia facile, per chi la pensa diametralmente all’opposto, riscaldare gli animi e far uscire il razzismo che serpeggia, ormai (ahinoi) un po’ ovunque.

Bloccare la movida. I giovani non comprendono

Da Repubblica il dott. Galli direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano dichiara.

Ha visto che le persone, anche nelle zone arancioni come Milano, continuano a uscire in massa?
«Sì, ho letto anche le dichiarazioni di qualche ragazzotto che protesta perché le autorità vogliono tenerlo a casa. Gli adolescenti si considerano immortali, ci siamo passati tutti. Ma così rischiano di avere la responsabilità di portare a nonni e genitori un cliente assai più dannoso che per loro. A costo di essere detestato, dico che i locali e i punti di aggregazione vanno chiusi pure nelle regioni non ancora intensamente coinvolte dal problema

Ma a locali chiusi o che hanno limitato l’ingresso i giovani si sono riversati, in massa, nelle campagne o in case isolate, a continuare le loro attività promiscue, rendendo vano di fatto le numerose ordinanze sindacali.

I festini in campagna sono continuati, specialmente nel primo periodo.

La movida non ritornerà nel breve periodo. Il distanziamento sociale dovrà continuare ancora per molto tempo.

I giovani non comprendono anche nella fase 2

La movida ha proseguito per un po’ quando un po’ tutti si era increduli su quello che stava accadendo ed è ripresa, incredibilmente, nella fase due, quando tutti sappiamo e conosciamo i pericoli.

Evidentemente certi comportamenti, che sembravano assodati, che abbiamo visto eseguiti con civiltà, non sono stati del tutto assorbiti.

Il rischio di una ulteriore chiusura, dovuta a comportamenti così sbagliati, però sarebbe davvero devastante.

Analfabetismo di ritorno

Ce lo siamo detti tante volte che, anche noi architetti dell’informazione, avremmo dovuto fare i conti con un analfabetismo di ritorno dilagante.

Le persone non capiscono quello che leggono (e a volte neanche quello che gli viene detto). Manca una cultura dell’ascolto, vero e partecipato.

I risultati delle prove INVALSI (2019) vedono i nostri studenti, soprattutto nel meridione, in forte difficoltà.

Altro che comprensione della complessita!

Il mondo non sta cambiando. È cambiato

Mi ha fin da subito stupito come il mondo sia cambiato in maniera così repentina. In due settimane stanno accadendo cose e stiamo prendendo decisioni che cambieranno il nostro stile di vita, per sempre.

Il mondo, anche finita questa emergenza, non sarà più lo stesso. E personalmente pensare che tutto torni alla normalità, mi appare, al momento, ingenuo.

La società aveva paura dell’uomo nero, sporco e immigrato, del terrorista organizzato o pazzo isolato. Ma a cambiare tutto è stato un virus invisibile, di cui non sappiamo nulla.

Un mondo fragile

Ammettiamolo, chi non ha mai osservato e pensato a quanto è stato e a quanto è fragile questo mondo.

Lo abbiamo sempre saputo e forse non ci abbiamo mai voluto credere.

Nelle giornate dove si alzava l’allerta terrorismo islamico, mi sono trovato spesso a scendere o salire da una delle metropolitane di Roma e sarebbe bastato un procurato allarme per fare decine di vittime.

Migliaia di persone che si spostano o si spostavano in contemporanea nelle stesse ore non poteva e non può essere salvaguardabile.

Un mondo che si sposta in giornata da un capo all’altro dei continenti. Un mondo che è diventanto tanto piccolo quanto unico blocco.

Un mondo incredulo

Nella provincia dove vivo, in pochi stanno rispettando le ordinanze del sindaco. Nei centri scommesse le persone continuano a fare la fila attaccati. Idem nei supermercati, alla cassa si procede come si è sempre fatto. Il sabato sera i pub, nonostante i loro annunci di rispetto delle norme, hanno visto giovani riuniti in capannelli, situazioni promiscue e saluti e baci per festeggiare compleanni ed anniversari.

Come nulla fosse.

Eppure qualcosa sta accadendo. Il primo caso è stato registrato anche qui e quindi sicuramente altri saranno stati infettati.

In tanti però non vogliono credere. Nessuno vuole pensare di poter o voler modificare le proprie abitudini.

Architettura dell’informazione in situazioni di emergenza

Mi sono occupato tempo fa di Architettura dell’informazione in situazioni di emergenza. Ma facevo riferimento ai terremoti e dunque ad infrastrutture distrutte su comunità solide e ad una ricostruzione della fiducia anche attraverso il web.

Lo scenario presente non era prevedibile ed è all’opposto di quanto avevamo vissuto fino ad oggi.

Le infrastrutture ci sono e sono solide. Server, collegamenti online, internet sono stabili e stanno svolgendo il loro ruolo di connettori alla perfezione, ma le comunità reali sono invitate a sfaldarsi. Niente più incontri pubblici, niente eventi, pochissime e rare le relazioni.

Quali architetture dell’informazione per il futuro?

Coronavirus come esperimento sociale

Il sociologo De Masi vede il coronavirus come un’esperimento sociale

Sotto la pressione di fatti imprevisti e di forte rilevanza – aggiunge il sociologo – scopriamo una serie di cose che avremmo potuto capire per conto nostro e con l’agio del tempo a disposizione. Penso alla dimensione globale – osserva – proprio mentre si parlava da più parte di una crisi della globalizzazione, la globalizzazione è esplosa in tutta la sua forza.

Stiamo capendo che una cosa che avviene in una remota regione della Cina risuona da noi e rimbalza altrove. Ma penso anche all’importanza di lavorare da casa quando il lavoro lo consente – sottolinea De Masi – Si risparmia tempo e denaro, si può programmare la giornata e la vita e c’è meno inquinamento in città. In altri paesi il 10-15% dei lavoratori fa smart working, in Italia solo 500mila lavoratori su 23 milioni, una percentuale irrisoria dovuta ad una serie di motivi di carattere culturale”.

Telelavoro come stile di vita

In una intervista a Millionaire De Masi continua rispondendo riguardo al telelavoro

Che cosa immagina dopo questa emergenza?

«Posso fare una provocazione? Immagino che tutti si ammalino di Coronavirus, tutti siano costretti a telelavorare per venti giorni, che tutti guariscano felicemente e, avendo provato la bellezza del telelavoro, chiedano o propongano di telelavorare. Il futuro va verso questa direzione».

Il libro appena uscito il 3 marzo si intitola Lo Stato Necessario (Rizzoli).

Dall’unità d’Italia a oggi, l’inefficienza della nostra pubblica amministrazione è passata indenne attraverso un’infinità di scrupolose rilevazioni, coraggiose denunzie, volenterose riforme. Al fallimento di tali riforme può aver contribuito il fatto che i giuristi hanno proceduto da soli al disegno della macchina burocratica, laddove sarebbe stato necessario un approccio multidisciplinare.

Eppure, lo sviluppo della società postindustriale impone servizi pubblici sempre più sofisticati, e per assicurare tali servizi si deve saper progettare con dovuto anticipo una pubblica amministrazione capace di erogarli. E per progettare occorre prevedere. Nasce da queste constatazioni la ricerca condotta da Domenico De Masi, focalizzata sul lavoro dei dipendenti pubblici: oltre tre milioni di persone tra operai, impiegati, funzionari e dirigenti cui spesso si imputa l’inadeguatezza della macchina statale, un apparato indispensabile che rappresenta anche il principale datore di lavoro del nostro Paese.

“Lo Stato necessario” unisce una lettura storica del fenomeno burocratico e l’analisi sociologica di tale fenomeno inteso come «iperoggetto» alla previsione dello scenario evolutivo più probabile, proiettato nel prossimo decennio. Coadiuvato da undici tra i massimi esperti in materia, De Masi indaga le variabili centrali che determinano l’evoluzione organizzativa della pubblica amministrazione: il rapporto tra domanda e offerta, la reazione ai trend demografici, l’impatto del progresso tecnologico, la gestione delle risorse umane, la conflittualità, il ruolo dei corpi intermedi come i sindacati, il bilanciamento tra lavoro e vita privata.

Una ricerca che offre ai tecnici, agli studiosi, ai cittadini comuni e soprattutto ai dipendenti pubblici un ritratto dell’amministrazione statale severo ma non privo di speranza.

Resistenze al cambiamento

Sulle resistenze di capi e dirigenti che non vogliono cambiare aggiunge.

“Ormai ci siamo assuefatti a questo modo di lavorare, siamo talmente abituati a fare chilometri ogni giorno per raggiungere il lavoro che la possibilità di non farlo ci sembra impensabile – aggiunge -. Abbiamo imparato a dividerci tra due luoghi principali: la casa, in cui tornare a dormire, e il posto in cui lavoriamo. A questa visione ‘distorta’ contribuisce anche la mentalità dei capi: con il lavoro da remoto non è possibile controllare il lavoratore momento per momento mentre lavora, ma solo esaminare il risultato finale.

Questo per alcuni capi è inaccettabile: hanno quella che io chiamo la ‘sindrome di Clinton’, abituato ad avere la stagista sempre pronta nella stanza a fianco. Ecco, molti boss italiani ragionano allo stesso modo: vogliono avere i dipendenti sottocchio, non si fidano. Nel telelavoro invece non conta il processo, ma l’obiettivo: non importa se il dipendente preferisce lavorare di notte, al mattino presto, prendersi poche o tante pause. L’importante è che porti a termine il suo compito nel migliore dei modi”.

Il mondo del lavoro

Se c’è un elemento che sta emergendo è la mediocrità del mondo del lavoro. In mezzo ad una crisi ed una emergenza sempre più grave, nonostante gli inviti incessanti a non uscire di casa, una buona parte dei lavoratori ha continuato ad andare a lavoro costretto dai propri dirigenti e o padroni.

E parlare di Padroni non è fuori luogo se una persona è costretta ad uscire di casa mettendo a rischio la propria vita quando potrebbe lavorare da casa. Quando l’interruzione del lavoro di pochi giorni non comporterebbe la morte di nessuno.

Penso anche a quanti hanno abbandonato il lavoro senza preavviso. Scappando letteralmente verso le proprie case. Che tipo di contratto avevano? Che stipendio? Che condizione di vita conducevano?

Sarà interessante saperlo.

La teoria dei poteri distopici

Giorgio Agamben va giù duro invece con la sua teoria sui poteri distopici che vogliono controllare le persone.

Secondo Agamben

finita l’emergenza Isis e terrorismo i poteri dispotici dovevano inventarne un’altra per mantenere lo stato di eccezione che comporta un controllo spropositato sui corpi e sui movimenti delle persone. Per Agamben quella che sarebbe poco più di un’influenza quindi diventa lo strumento per moltiplicare ulteriormente i dispositivi di controllo personale”.

L’immagine delle città vuote

L’immagine delle città vuote – spiega -che si innesca su una vecchia tematica, vale a dire il fatto che i grandi poteri dispotici hanno sempre voluto vedere le città vuote per averne un controllo totale. Basti pensare a Pietro il grande quando ha costruito San Pietroburgo la voleva vuota perché solo cosi per lui era veramente bella”.

Quale sarà il suono delle città del futuro?

30 mila soldati americani in Europa

Per caso leggo di questa ingente esercitazione che prosegue in territorio europeo senza nessuna cura di quello che sta accadendo. Dicono che si tratti di economia. Non ho domande, ma un enorme interrogativo.

Intanto, nel silenzio generale, la Costituzione è di fatto sospesa, dacché sono vietate le pubbliche assemblee in nome di quello che il Ministero ha appellato “allontanamento sociale tra le persone”. Espressione che, per ironia della sorte, potrebbe essere il motto del neoliberismo e della sua dissoluzione programmatica dei legami sociali.

L’ha ben evidenziato Giorgio Agamben, che da subito ha segnalato come si stesse delineando un preciso metodo di governo centrato sull’emergenza e sul “vivere pericolosamente”, che è appunto – Foucault docet – la norma del liberismo.

Dal 5 marzo, più di 20mila soldati statunitensi stanno sbarcando in Europa. Ne ha puntualmente dato la notizia il manifesto, con un articolo di Manlio Dinucci dal titolo 30mila soldati dagli Usa in Europa senza mascherina. Secondo quanto evidenziato da Dinucci, i soldati della monarchia del dollaro hanno preso ad arrivare in porti e aeroporti europei per l’esercitazione “Defender Europe 20” (Difensore dell’Europa 2020). Si tratta, a tutti gli effetti, del più grande dispiegamento di truppe statunitensi in Europa degli ultimi 25 anni.

Pubblicità Crodino

Il giorno dell’emanazione del primo decreto del governo, per limitare il contagio da coronavirus e subito dopo il messaggio del Premier dove invitava a non abbracciarsi, non baciarsi è arrivata la pubblicità della Crodino che fa abbracciare il mondo.

Si tratta di una pianificazione che viene da lontano. Il famoso gorilla qualche settimana fa ha iniziato un viaggio verso il nostro mondo occidentale per lanciare un messaggio. Lo abbiamo seguito nel racconto.

Peccato che il finale emotivo arrivi nel momento sbagliato. Cioè i meccanismi avviati non si sono fermati. Probabilmente non c’era un paracadute o una pubblicità da sostituire in quel momento. Non era stato preparato nessun crisis managment.

Chi, infatti, poteva prevedere che un presidente del consiglio, un giorno, andasse in TV e invitasse a non toccarsi, a stare in casa? Neanche su Black Mirror.

La pubblicità del Crodino che fa abbracciare il mondo, dunque, in questo momento, penso sia fuori luogo e contro le continue avvertenze igienico sanitarie di questi giorni. Ritirarlo e riprenderlo in tempi migliori, no?

Restare umani, cosa significa?

Gli insegnanti si inventano qualcosa

Le piattaforme di e-learning, fino ad oggi snobbate in favore di una didattica frontale o cumunque in presenza, si stanno diffondendo ad una velocità inimmaginabile in altre situazioni.

Mi chiedo se gli insegnanti, al di là dei virtuosismi, come classe professionale è pronta. Se le scuole sono pronte. Ma soprattutto se le le famiglie sono tutte pronte con internet e dispositivi vari a far fronte a queste connessioni.

Si allargheranno o si restringeranno le maglie di una formazione per tutti? Le famiglie meno agiate sapranno restare al passo con i tempi? O resteranno indietro?

Il ruolo dei media durante l’emergenza

Da rivedere sicuramente il ruolo dei media dei prossimi anni. O forse faranno ancora con più forza quello che stanno facendo oggi?

Oggi sono concentrati sull’emergenza e i vari TG sono un elenco di notizie ad unico tema.

Nel frattempo sono scomparsi dai notiziari temi importanti che, anche quelli , condizionano e condizioneranno le vite di persone. Qualcosa la sto seguendo e le notizie si trovano nei meandri dei giornali, a dire il vero, ma appunto è necessario una volontà di ricerca ben precisa.

Mi chiedo, su temi che seguivo poco prima dell’emergenza.

  • Nomine al vertice delle società pubbliche. Stava cadendo il governo, capisco l’unità in questo momento, ma come si sta scegliendo?
  • Cosa è accaduto ai giovani studenti di Hong Kong?
  • Gli incendi in Australia sono stati domati? Qual è la situazione in questo momento?
  • Il movimento femminile cileno sta proseguendo le proprie battaglie?
  • Al di la di Greta Thumberg qual è la situazione dei cambiamenti climatici e del movimento ambientalista?
  • Le persone si muovono meno, i livelli di inquinamento in Italia e nel mondo si stanno abbassando? Oppure le ragioni dell’inquinamento sono altre?
  • Guerra in Libia. Anche la Turchia entra nella scena libica. Perché? Che sta succedendo? A che punto è la guerra che vedeva la capitale sotto assedio?
  • Guerra in Siria. Russia e Turchia si fanno amichevolmente la guerra. A dire il vero, qualche notizia arriva ancora dai TG.

Non so. Cosa sta accadendo nel frattempo nel mondo e in Italia, oltre al contagio da coronavirus?

L’importanza del LOCAL

Nel frattempo su un progetto personale e locale, provo a dare una mia risposta interpretando il ruolo del web come servizio.

Per esempio, in una sezione si chiede alle persone di indicare i negozi che svolgono servizio a domicilio.

Non so se sia la risposta giusta e corretta, ma è una risposta.

Cosa accadrà nei prossimi 20 anni?

Qualcuno mi ha risposto che tutto quello che sta accadendo era inimmaginabile 20 minuti fa e pensare ai prossimi 20 anni è assurdo.

Ma è proprio in questo momento, credo che abbiamo bisogno di visionari, di persone che riescano ad immaginare un futuro, un futuro migliore.

Ci sarà una nuova società che ritorna nelle campagne? Si ritornerà a vivere e lavorare la terra?

Oppure le tecnologie entreranno ancor più pervasivamente?

Davvero nascerà un movimento ambientalista locale per la soluzione dei problemi?

Il mondo delle Partite IVA sta crollando. In tanti sono già morosi. Figurarsi oggi che si l’economia si ferma. Il turismo italiano dovrà partire dall’anno zero e ci vorranno anni per riprendersi.

Molti comuni sopravvivevano grazie alla tassa di soggiorno, sulla previsione di incasso sono stati aperti mutui e anticipato spese che sarà impossibile coprire.

Chi resisterà a questo impatto? Quali lavori nel prossimo futuro?

Ma soprattutto siamo pronti, emotivamente e culturalmente, al peggio?

Come nasce una dittatura

Mi sono sempre chiesto come possa nascere una dittatura. Mi sono sempre chiesto come le persone di buon senso, intellettuali, gente istruita, abbia permesso ad uno qualunque, di solito un arrivista senza scrupoli, di prendere il comando e reprimere una nazione.

La risposta la si sta avendo in questi giorni.

Nonostante tutti gli inviti a restare a casa, nonostante i messaggi semplici e democratici a limitare lo spostamento per la salute pubblica, in tanti continuano la loro vita normalmente. Nonostante la minaccia di un processo penale che ti può portare da un minimo di tre mesi di carcere, Niente da fare.

Casi estremi segnalano di persone fuggite dalla quarantena fiduciaria per andare a fare la spesa al supermercato rischiando 12 anni di carcere per epidemia colposa nella forma aggravata. Così come tanti vengono diffidati perché si stanno spostando senza una comprovata motivazione.

Altri, ancora oggi, che l’Italia è zona protetta, continuano a spostarsi da Nord a Sud. Si registrano, per esempio, 20 mila rientri in Sicilia. Altri all’interno del proprio comune svolgono attività ricreative come fossero in vacanza. Insomma, per queste persone sono necessarie le catene.

Insomma, in nome di un principio supremo come la Salute, le persone, soprattutto quelle di buon senso, paradossalmente, rinunciano volentieri ad altri diritti.

Siamo in un momento molto critico. Rischiamo di perdere per sempre la nostra Libertà. Riflettiamoci.

Privacy o non privacy

Un tema che è stato messo in dubbio durante questi giorni di Coronavirus è quello della Privacy. Nel mio paese di residenza, quado si è saputo del primo caso risultato positivo subito si è voluto sapere chi fosse la persona infetta. Sono bastate poche ore per avere sul cellulare la foto della persona, così come il nome è passato di bocca in bocca per chi conosceva la persona in questione.

In seguito, grazie ai tamponi effettuati si scopre che la persona infetta aveva contagiato altre 10 persone. E accade pressoché la stessa cosa. Abbiamo tutti su whatsapp la foto delle persone risultate positive.

Dopo 4 giorni, gli asintomatici vengono mandati a casa in quarantena fiduciaria. Uno di questi, tornato a casa, esce a fare la spesa al supermercato come nulla fosse. Riconosciuto, è stato denunciato e ripreso e portato a casa. Rischia adesso 12 anni di carcere.

Questo avvenimento mi ha fatto molto riflettere. Noi siamo qui a difendere la privacy delle persone, a lavorare sul GDPR online , ma se non fosse stato riconoscibile, questa persona sarebbe andata ad infettare altre migliaia di persone.

In Cina, un paese già altamente controllato, per far rispettare la quarantena sono stati diffusi applicazioni che controllano maggiormente le persone.

Il virus colpisce anche le fondamenta dei nostri diritti?

Privacy o non privacy 2

Nell’era ante coronavirus i dati e le informazioni che riguardavano la nostra salute erano dati sensibili. La loro diffucione era una grav lesione del diritto alla Privacy. Sempre più, in Cina, ma anche in Italia e in Sicilia, nascono app di controlo della propria salute.

E c’era qualcuno che si preoccupava della privacy degli assistenti vocali?

Privacy

Il virus si avvicina

Il virus Covid-19 si fa sempre più vicino. Oggi, 13 marzo 2020 ha colpito persone che mi sono vicine, amici che conosco, con cui abbiamo lavorato insieme, preso un caffè in casa, fatto un bagno in estate sulla stessa spaiggia.

Sono in corso gli accertamenti ma è normale che altri infetti, altri amici risulteranno positivi ai test. E psicologicamente è dura.

Personalmente sono in casa da più di una settimana. Le mie uniche uscite, prima ancora dei decreti del Governo, si sono limitate ai miei lavori in campagna. Ma prima o poi dovrò andare al supermercato e qualche balordo asintomatico mi potrebbe contagiare.

Questo potrebbe essere tra i miei ultimi post. Devo dire che non ho nulla da recriminare alla vita. Ho realizzato tutti i miei sogni, per lunghi periodi della vita ho avuto compagne e compagni straordinari. Ho incontrato belle persone a cui spero di aver dato un pezzo della mia felicità.

Si sono stato felice.

Certo, poi ho preso pure delle dure batoste, le cadute dall’alto fanno molto male. Ma mi sono rialzato. Ho accettato le sconfitte, avviato nuovi progetti, ho percorso nuove strade.

Ci aspettano periodi di grande dolore. Faccio un in bocca al lupo a tutti!

Osservatorio coronavirus

Questo spazio online è come ho già detto uno spazio di appunti online e un modo per riflettere insieme. Parlando ad alta voce e condividendo i nostri pensieri comprendiamo meglio quello che accade.

Se anche tu stai osservando e cercando di capire, commenta questo articolo e uniamo le forze.

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