Interfacce utente senza schermo? Jeson Mesut, user experience design con la passione della musica ne parla in una sua lezione della serie “Tech Beyond the Screen”.

Jason Masut è molto critico riguardo le interfacce senza schermo. Riporto sul blog il suo intervento perché lo scopo del blog vuole essere quello di osservatore di una realtà in mutamento: comprendere le trasformazioni sonore che stiamo vivendo. Ciò che interessa a me personalmente è capire. Ciò che vorrei interessasse ai miei lettori è di acquisire consapevolezza.

Criticare il touch screen

Concordo con Jeson Mesut quando dice che

le interfacce grafiche hanno migliorato la nostra vita e modificano ogni giorno le nostro abitudine. La crescita di iPhone e della tecnologia mobile e lo sviluppo di app hanno modificato pesantemente il nostro mondo digitale.

Il touchscreen è diventato l’interazione prevalente di tutta l’elettronica di consumo, e persino sulle automobili.

Ma perché dovrebbe essere l’unica interfaccia possibile? Perché, una interfaccia grafica dovrebbe escludere l’altra?

Tablet e telefonini si allargano sempre più. Le case automobilistiche aggiungono interfacce e monitor sempre più grandi, come fatto dalla Auto Tesla con uno schermo da 17 pollici. Tutto questo aggiungendo un elemento di rischio alla guida.

Gli schermi si allargano anche perché i nostri pollici e le nostre dita, a volte, sono troppo grosse. Ma in un auto un monitor potrebbe distrarre (ulteriormente) chi guida. Aggiungerndo un fattore di rischio e pericolo non indifferente.

Non sarebbe il caso di utilizzare e migliorare un vivavoce? Invece di allargare lo schermo? A me, personalmente, sembrerebbe più utile progettare interfacce-ibride.

L’Interfaccia utente è più dell’interfaccia utente grafica (GUI)

Masut è molto critico riguardo i tecno entusiasti che propongono l’assenza totale delle interfacce utente. Considera i sostenitori di queste tendenze come individui brillanti che cercano lavoro in questo ambito ma che perdono il loro tempo. O che comunque giocano sull’ossessione e incomprensione delle interfacce utente che sono interfacce utente grafiche.

A me pare, però, che Masut si contrappone al tecnoentusiasmo con il tecnopessimismo, proponendo tutti i vantaggi delle manopole.

Masut invita a riflettere e ad approfondire che cosa sia una interfaccia utente che definisce come

un mediatore tra una persona e un sistema, ci aiuta a controllare il sistema.

Le buone interfacce utente ci aiutano a capire lo stato del sistema, per poi capire che cosa sta succedendo, hanno un’intenzione, e poi eventualmente un’azione sullo stato dato attraverso quella interfaccia. Il sistema si auto alimenta fino a quando non abbiamo bisogno di interagire.

E non ha affatto torto.

Siamo attratti dalla magia

Arthur C Clarke, scrittore di fantascienza britannico, autore del romanzo e della sceneggiatura 2001: Odissea nella spazio, scrisse,

‘Qualunque tipo di tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.

Masut aggiunge:

per ogni “wow!” c’è spesso un “ma cosa succede se …?”

Per ogni invenzione sorprendente, cosa accadrebbe se qualcosa non andasse per il verso giusto?

Masut a tal proposito propone un video del 2012 dove si mettono in evidenza alcuni disagi possibili che si possono verificare durante l’interazione uomo macchina.

A Digital Tomorrow from Nicolas Nova on Vimeo.

C’è da dire che in questi anni, gli assistenti vocali hanno migliorato la comprensione delle diverse pronunce, accenti, dialetti, lingue regionale, difetti di pronuncia e i tanti aspetti rilevanti della lingua. Così come l’internet delle cose è sempre più concreta. Rivolta anche all’agricoltura, per esempio.

Le migliori interfacce future sono intorno a noi ora

Le maniglie, manopole e pulsanti offrono un controllo costante degli strumenti che usiamo. La maggior parte delle interfacce che abbiamo nelle nostre case non subiranno cambiamenti drastici, e quindi non ci sarà un mutamento delle nostre abitudini. Almeno a breve termine.

In fondo è quello che sostiene anche Peter Morville quando parla di architettura dell’informazione conversazionale.

I nostri telefonini, al momento, fanno quello che pensiamo ci basti. I telefonini soddisfano, oggi, i bisogni della maggior parte delle persone.

E le manopole, che usiamo per abbassare o alzare il volume della radio, della temperatura, in auto come in casa, o per controllare la lavatrice, lo scarico dell’acqua, sono interfacce sicure. Insomma, tutto ciò che è fisico, è sicuro e fornisce un ottimo controllo.

Emergeranno altre interfacce fisico-digitali

Masut punta molto sul fisico e personalmente mi sembra eccessivamente pessimistico.

La verità, secondo me, sta sempre nel giusto mezzo. Così come non avremo piacevoli conversazioni con i chatbot, così non ritorneremo all’uso esclusivo delle manopole. Magari ci saranno interfacce ibride.

Piuttosto io penso ad un futuro dove l’uso degli strumenti sarà multicanale. Ciascun utente potrà utilizzare le mani, come la voce e i gesti per controllare lo stesso strumento in situazioni e contesti diversi.

Contesto sonoro

Ma è sempre nel sonoro che esistono dei buoni compromessi tra fisico e digitale. Sono gli strumenti sperimentali per la musica tecno che ci indicano strade interessanti da percorrere.

Ad esempio, possiamo osservare l’ Ableton 2 che utilizza manopole e pulsanti lampeggianti per permettere ai musicisti di musica elettronica di utilizzare le mani e gli occhi al di fuori di uno schermo.

Altro strumento interessante con interfaccia sonora può sentirsi e vedersi nel Roli Seaboard. Un pianoforte, se così si può chiamare, per musicisti che vogliano manipolare le note a più dimensioni.

Roli Seaboard è una tecnologia che crea un nuovo strumento musicale e con potenzialità estremamente interessanti.

Ambleton 2 e Seaboard sono due tecnologie di interfaccia che uniscono i pulsanti analogici e il digitale in un unico strumento. E’ guardando a questi due strumenti che Masut invita a sperimentare, a inventarsi qualcosa di nuovo.

Così come si sperimenta sulle interfacce fisiche per combinarle con i servizi digitali, abbiamo bisogno di pensare di più alle interfacce che collegano l’interfaccia utente con i servizi e i processi dei sistemi.

Interfacce utente senza schermo: il servizio

A mio parere, e concludo, nella progettazione delle interfacce sonore o delle interfacce conversazionali, è necessario mettere al centro l’utente e il servizio all’utente. Possiamo essere entusiasti del futuro che stiamo vivendo o estremamente preoccupati. Possiamo cadere in facili illusionismi o gettare scetticismo su tutto ciò che di nuovo viene propinato. In ogni caso, sia per chi progetta che per chi usa gli strumenti, si dovrà avere consapevolezza dell’uso.

Da un lato non dobbiamo incorrere nell’errore di restare intrappolati nel pensiero di un passato/presente. E dall’altro lato non dobbiamo immaginare un futuro distopico pieno di esperienze negative.

Dobbiamo invece guardare alle interfacce del futuro con attenzione e consapevolezza. Sia come utenti, che come progettisti, è necessario pensare alla funzione di servizio. Sia che si tratti di interfacce conversazionali, video, grafiche o ultrasensoriali. Avere questa consapevolezza, ancora una volta, porterà ad un internet e un mondo migliore per tutti.

Provarci non nuocerà.

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