Quando parliamo di logo, per un brand, tutti pensiamo ad un elemento visivo. Che logo derivi dal greco “Logos” cioè Parola è un particolare per classicisti. Ma noi a quanto pare lo abbiamo copiato dagli inglesi. Durante la progettazione di una azienda, nella fase grafica di un sito, per la creazione di quella che un tempo si chiamava immagine coordinata, si crea un logo anche se sarebbe più corretto chiamarlo logotipo, parola grafica appunto, o ancor meglio, marchio.

Logo o Logotipo?

Nei dizionari la parola Logo non ha definizione e rimanda alla parola logotipo. E la Treccani così lo definisce:

dall’ingl. logotype, comp. del gr. λόγος «parola» e ingl. type «lettera» Forma accorciata di logotipo, nel suo significato pubblicitario e nel linguaggio della pubblicità il modo particolare con cui sono tracciati i segni grafici del nome di una azienda o di un prodotto, e che di solito ne costituisce anche il marchio. Spesso abbreviato in logo.

Il logo che è parola, e dunque elemento sonoro, linguistico, orale, è diventato, da un certo punto in poi della Storia, un elemento visivo, parola stampata con caratteristiche grafiche; in italiano, l’audiologo è lo specialista di audiologia, ossia il ramo dell’otorinolaringoiatria che studia l’organo uditivo e le sue funzioni.

Ci ritornerò più avanti (promesso) anche se già vi ho dato qualche indizio. In questo post volevo parlarvi del marchio sonoro, del logo sonoro, di quello che in inglese più correttamente si dice sound branding, presente su tutti i nostri dispositivi mobili o desk. E’ il suono che tutti attendiamo, è il suono che se non sentiamo ci fa preoccupare e ci mette ansia. Tutti i nostri dispositivi elettronici con cui ci interfacciamo, PC, telefonini, mp3 portatili, tablet, hanno in sé dei suoni che li identificano o che identificano il brand di cui fanno parte. Non sto parlando, infatti, di player, bensì di musica e suoni strutturali, di musica e suoni associati al prodotto.

Mi sarebbe piaciuto presentarvi uno studio a riguardo. Penso che l’argomento meriti una particolare attenzione. Ma come mi ebbe a dire Bonaventura Di Bello, che qui ringrazio pubblicamente per la gentilezza e disponibilità dimostratami: è molto difficile fare discorsi generali sull’audio sonoro, ed è possibile

solo se le varie musiche venissero indagate singolarmente, in quanto si tratta di scelte dettate dal gusto e dalle esigenze particolari di un’azienda e di un particolare periodo. Per esempio, il suono d’avvio di Windows un tempo era un brano composto appositamente da Brian Eno, dietro richiesta dello stesso Bill Gates.

E allora ascoltiamo il logo sonoro di Windows scritto da Brian Eno

Il logo sonoro ha subito modifiche e aggiustamenti fino all’attuale di Window10 in cui possiamo riconoscere sempre e comunque il marchio originale, esattamente come accadrebbe per un logotipo.

I loghi sonori sono ormai entrati dentro il nostro vissuto e dentro il nostro quotidiano. Di seguito qualche esempio americano.

Archi di relazione con il logo sonoro

Con il logo sonoro o sound branding, insomma, si crea un arco di relazione sonora/musicale tra cliente e brand. Questo arco musicale resta con noi per anni e ci avvicina e ci lega al brand. E ci lega molto più intimamente di una immagine o un logotipo, immagine che vediamo/non vediamo, anche per quel principio del minimo sforzo spiegato da Luca Rosati, e che scartiamo facilmente; più facilmente di quanto non possiamo scartare un pensiero. Infatti, la musichetta del nostro smartphone ce l’abbiamo in testa e magari si ripete anche in questo momento in cui sto scrivendo e voi state leggendo. E non ho neppure bisogno di nominare nessun brand, né di impugnare alcun strumento per ricordarvelo.

 

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