Se cercate “Come ottenere il successo nel lavoro” si troveranno circa 56.200.000 di risultati su Google. Questo m i dice due cose. La prima che è un tema seguitissimo dove in tanti scrivono contenuti. La seconda che se mi state leggendo siete dei miei assidui lettori. Tra le prime pagine si trovano giganti della motivazione italiana e internazionale.

Questa settimana che sarà interrotta dalla festa del lavoro, 1 maggio, rinuncio al mio post sull’assistenza vocale.

Come ottenere il successo

Ci sono strategieconvenzionali da seguire per fare soldi, come quella di scegliere bene le proprie relazioni. Ma anche strategie non convenzionali di trovare un mentore.

Qualcuno sostiene che ci sia un metodo scientifico che consiste nel lavorare su se stessi, altri spiegano passo passo cosa fare, come prefissarsi degli obiettivi e costruire le proprie abilità verso se stessi e verso gli altri.

Così come qualcuno sostiene che bisogna rispettare delle regole nel lavoro così come nella Vita.

Essere un influencer

Da un po’ di tempo a questa parte pare che essere un influencer, avere migliaia di follower, sia un dovere. Ragazzi e ragazze fanno a gara a mostrare più pelle possibile, al limite del consentito e del blocco dell’account, per un like in più.

Altri si inventano influencer, dichiarano di esserlo come fosse un lavoro, una professione. Peggio, come se il tentativo di diventarlo, sia già il traguardo. Anche a costo di ridicolizzarsi.

Anche quando la loro attività è stato semplicemente quella di acquistare followers e un abbonamento a qualche servizio di bot automatici.

TV e successo

La TV negli anni, a forza di reality e grandi fratelli, ci ha spinto a pensare che, in fondo, si può raggiungere il successo anche senza sapere nulla, senza una gran cultura.

Abbiamo confuso il successo con la visibilità. O mi pare che non sia più così chiara la differenza.

Per andare avanti basta che scovi un avversario più emotivo di te, che sotto pressione non riesce più a parlare. Per diventare un campione basta che qualcuno ti faccia delle domande più elementari di quelle fatte al tuo avversario, magari perché sei più fotogenica o più simpatico.

Volete il successo?

Tutti alla ricerca del successo. Sempre che si sappia cosa sia il successo. Sempre che il successo fosse uguale per tutti. E fosse l’apparire il più a lungo possibile in qualche schermo più o meno piccolo.

Certo è che il successo è qualcosa che si conquista giorno dopo giorno.

Dobbiamo studiare!

Il 17 settembre 2014, sul sito di TEAMFORITALY scrivevo questo articolo che oggi riporto qui in questa settimana che sarà interrotta dalla festa del lavoro.

Da architetto dell’informazione, penso che ci occupiamo troppo poco dell’analfabetismo funzionale e dall’analfabetismo di ritorno.

Studiamo e creiamo siti web e applicazioni sempre più usabili e intuitivi. Tanto che anche un bambino che non sa leggere o scrivere ne fa un comodo uso. E in questo intuitività ciascuno si scopre genio dell’informatica.

Educazione digitale

Ma per quanto l’uso, il buon uso di un sito web può essere un buon inizio, resta il fatto che grandi masse, pur essendo possessori di smartphone e dispositivi vari sono tagliati fuori da una cultura digitale sempre più complesso, in un mondo sempre più difficile da decodificare.

Il quadro appariva già sconfortante anni fa. Quando scrissi l’articolo pensavo di fotografare una situazione. Ma oggi penso che ciascuno di noi deve fare qualcosa. Scrivere, parlarne, rinunciare ad un post, per riproporre questo pezzo.

Barack Obama

Nell’estate 2013 il Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama dichiarò

“Se pensate che l’istruzione sia costosa, aspettate di vedere quanto può costare l’ignoranza nel ventunesimo secolo”.

La laurea serve?

Oggi più che mai si sente dire sempre che la laurea non serve. Spesso sono chiacchiere da bar, voci di corridoio, ma nessuno si permette di contrariare questa affermazione. Lo dicono anche gli stessi laureati, il giorno stesso della laurea. Sperano nella proprio laurea (molto meno dei loro genitori) ma non ci contano poi molto. D’altronde quanti laureati disoccupati esistono in Italia? E quanti laureati abbiamo visto fare i camerieri e le commesse? Non ci sono i dati ma pare che sia proprio così.

E quindi? A cosa serve la laurea? Il discorso potrebbe degenerare. Se non serve la laurea ,perché dovrebbe servire un diploma?

Senza voler esagerare si potrebbe pensare che serve una scuola dell’obbligo, di base, dove imparare a leggere (bene o male) a scrivere (almeno una firma) e a far di conto. “Non ci vorrà mica una laurea?” Tanto che anche gli analfabeti lo sanno fare e i laureati, a volte, no.

Quanti laureati in Italia e in Europa?

Se andiamo a guardare un po’ di dati sul numero di laureati in Italia rispetto alla media europea, scopriamo che tutti questi laureati alla fin fine non ci sono. E che forse di disoccupati ce ne sono di più tra i non laureati che tra i laureati veri e propri.

Infatti, l’Italia risulta tra le ultime nazioni in Europa come percentuale di laureati (Dati Eurostat)

Nel 2004 l’Italia era quartultima tra i 28 stati europei (seguita da Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania). E oggi, dopo un decennio, l’Italia si trova all’ultimo posto in Europa. E se questo non bastasse tra gli obiettivi prefissati dalle singole nazioni per il 2020 quello dell’Italia è di restare ultima. I laureati che hanno un età tra i 30 e i 34 anni in Italia sono poco sopra il 15 % e ci si prefigge nel 2020 di arrivare tra il 26 e il 27% . Un bel 10% in più si potrebbe dire. Peccato che le iscrizioni alle università diminuiscono (a causa della crisi delle famiglie) e gli altri 27 Paesi europei puntano a stare intorno al 40%.

Cosa accade nel mondo

Se guardiamo al mondo globalizzato, l’Europa è ormai periferia del mondo. Basta guardare un semplice TG, ogni tanto, e ascoltare come si muove il Presidente degli Stati Uniti. Il suo sguardo è rivolto a Kim Jon Un, mica ad Angela Merkel a cui neanche stringe la mano.

Il centro del mondo oggi è l’Oriente. E non solo per una questione di popolazione, che potrebbe essere un limite, volendo.

In Corea del sud i giovani con una laurea, di età compresa tra i 25 e i 34 anni (range più ampio rispetto ai dati Eurostat), sfiorano il 60%: la più alta percentuale al mondo. Contro il 40% della media OCSE (L’italia è tra il 15 e il 20%; la metà della media dei paesi avanzati; meno di un terzo della Corea).

Bisogna sottolineare però che la percentuale del 60% è una percentuale a cui stanno iniziando a puntare la maggior parte dei paesi orientali (vedi Vietnam).

Cosa significa Corea?

Se non fosse chiaro cosa significa Corea, forse è più facile capire: Samsung, Hyunday, Lg Electronics, ossia industrie che nei loro settori , oggi, dominano il panorama mondiale.

La Cina per recuperare 50 anni di divario dagli Stati Uniti, in questi anni ha investito 250 miliardi di dollari nell’Istruzione. L’Europa tutta, con il piano Horizon 2020, di cui le migliori università italiane si vantano, sta investendo intorno agli 80 miliardi  entro il 2020.

L’ultima invasione cinese è nel mercato dei laureati – IlGiornale.it

La Cina che sta qua

Ciascuno può pensarla come vuole. Si può pensare ad una invasione o ad una splendida opportunità.

Se guardiamo il problema dalla strada, dal quartiere malfamato dove non si può camminare a piedi dalle sei di pomeriggio in poi, chiudere i porti può avere una sua logica. Ma vista dalla Cina, vista dagli Stati Uniti, quelli che pensiamo essere dei problemi sono davvero piccola cosa.

Se la Cina sta investendo miliardi sui propri laureati, anche i cinesi puntano più di altri a questo traguardo.

I laureati cinesi di seconda generazione, immigrati in Italia, come in tutto il mondo, spesso risultano tra i migliori studenti dei loro corsi di laurea e con almeno tre lingue straniere nel loro bagagliaio culturale (italiano, cinese e ovviamente inglese).

La laurea serve!

Se siete arrivati fin qui, nella lettura, siete sicuramente tra i laureati e tra i più sensibili al tema. E non siete tra coloro a cui è balenato nella mente che una laurea non serve.

Questo post vuole solo far riflettere e pensare. Pensare che non solo la laurea serve, ma che di laureati in Italia ne servirebbero almeno il triplo di quelli che ci sono.

Che poi sulla qualità delle nostre università o della didattica ci sia da discutere è un altro problema.

Ma all’ abbassamento della qualità della didattica (ammesso che ci sia stato per davvero), non è mai corrisposto un aumento del numero di laureati. Anzi! Che ci sia da cambiare il sistema dell’istruzione è anche un altro problema, ma ci sarebbe da aprire altre questioni che non mi competono.

Insomma, come continua Barack Obama nel suo discorso “Ragazzi, volete il successo? Dovete studiare!”

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