Progettare per il futuro: “dall’internet delle cose all’internet del cibo” è stato il titolo dell’intervento di Antonella Turchetti al IA Summit 2016 “Lasciare il segno”.

Antonella Turchetti  è un’architetta dell’informazione per noocleoo, un’associazione di professionisti del mondo ICT che aiuta le aziende a realizzare i loro progetti digitali. E per l’occasione ha presentato ortotica, l’internet delle piante.

Ve ne parlo, allontanandomi un po’ dai temi sonori, perché ho ritenuto l’intervento e  il progetto, insieme all’architettura dell’informazione sonora, tra le sfide più aperte dell’architettura dell’informazione stessa.

Ovviamente, alla fine dell’articolo un riferimento sonoro lo troverete. Ma non è il tema di oggi.

Dall’internet delle cose all’internet del cibo

Antonella Turchetti ha presentato il progetto Ortotica, un’interfaccia per il controllo dei campi. Il progetto è stato presentato anche all’EuroIA 2016.

Antonella Turchetti ha anticipato il proprio intervento con queste parole.

In un pianeta sempre più sovrappopolato dove la risorsa più preziosa è la terra, anche noi architetti dell’informazione siamo chiamati a dare il nostro contributo per trovare nuove soluzioni. Da qualche anno in noocleo stiamo lavorando per unire tecnologia, ricerca e comunicazione in un progetto che abbraccia agricoltura di precisione e IoT.

Grazie alla tecnologia dell’informazione, agricoltori e agronomi possono raccogliere dati precisi sui loro campi e utilizzare tale conoscenza per personalizzare e migliorare il modo in cui coltivano. Ma come sappiamo bene noi architetti, i dati da soli non bastano se non sono resi disponibili in una forma significativa e intelligibile che aiuti a prendere le decisioni corrette.

Architettura dell’informazione per l’agricoltura

L’architettura dell’informazione, come ormai sarà chiaro ai lettori di questo blog, non è una disciplina che riguarda esclusivamente l’organizzazione delle informazioni su siti web. I confini del virtuale e del reale sono sempre meno chiari. L’ Onlife si vive nelle città, nelle nostre case invisibili, così come nelle campagne. L’architettura dell’informazione ci attraversa, modella il modo in cui conosciamo il mondo. Lo scopo dell’architettura dell’informazione è quello di aiutare, in mezzo al caos, a capire meglio il mondo.

Antonella Turchetti, insieme al suo gruppo di lavoro in noocleo, ha dimostrato che le sfide dell’architettura dell’informazione sono sempre più ampie. La pervasività dell’architettura dell’informazione può aiutare i campi della conoscenza umana più svariati.

L’architettura dell’informazione per l’agricoltura si prefigge come obiettivo quello di aiutare contadini (che sono persone) e imprenditori dell’agricoltura a migliorare la loro produzione e sfruttare al meglio la loro esperienza.

Sostenibilità

Così come già vi raccontavo nell’articolo precedente, il tema principale e di sottofondo di tutta la UXWeekRome è stato quello della sostenibilità.

Gli agricoltori del presente e del futuro non possono più continuare a produrre senza una approfondita conoscenza della terra. Le condizioni ambientali della terra, di quel che resta, di quel che stiamo lasciando, condizionano i processi di produzione.

L’agricoltura tradizionale non è più efficace ed efficiente come lo era in passato. Le risorse sono sempre più limitate. L’ecosistema naturale è sempre più inquinato e malato.

E’ per questo motivo che sono nate nuove metodologie di produzione agricola come l’agricoltura di precisione, idroponica e l’agricoltura aeroponica.

Senza andare nello specifico accenno le definizioni generali rimandando a fonti più autorevoli per approfondire l’argomento.

Agricoltura di precisione

Oxygen di Enel racconta molto bene cosa sia l’agricoltura di precisione. Nell’articolo si intervista Alessandro Matese, ricercatore al CNR 
(Consiglio Nazionale delle Ricerche) che da questa definizione.

L’agricoltura di precisione è un sistema integrato di metodologie e tecnologie progettato per aumentare la produzione vegetale, la qualità e la produttività di un’azienda agricola. Si basa sull’ ambizione di “fare la cosa giusta, nel posto giusto e al momento giusto, con la giusta quantità”. Rispettando le reali necessità delle piante.

Agricoltura idroponica

L’agricoltura idroponica è l’agricoltura che usa l’acqua come base dove far crescere le piante.

L’idroponica è una tecnica per far crescere le piante fuori dal terreno ( letteralmente! ). In pratica si usano delle vasche in cui le piante vengono immerse per farne sviluppare le radici. Poi queste piante vengono fatte “aggrappare” a uno strato (detto substrato ) naturale e studiato apposta per sorreggerle.

Agricoltura aeroponica

Il ruolo dei designer

connected_farm_illustration_wIn questo nuovo contesto, il ruolo del designer diventa centrale. Il designer diventa lo snodo di congiunzione tra le aziende agricole, fatte da persone, e gli ingegneri che producono gli strumenti di controllo del suolo. La progettazione di interfacce, accessibili e usabili, deve permettere, a chiunque, di leggere l’ecosistema naturale osservato. E di conseguenza deve permettere di portare l’uomo a fare delle scelte per salvaguardare le colture e impedire che vengano fatti eventuali errori.

Come funziona

growbot-controller-big-1021x1024Ortotica è un sistema innovativo basato sul web e in cloud, composto di hardware e software, che permette di automatizzare la gestione e il controllo delle coltivazioni in terra e fuori suolo attraverso Internet. In pratica, attraverso una interfaccia, Ortotica gestisce diverse tipologie di coltivazioni. Per cui, attraverso quello che possiamo chiamare una applicazione, avremo il controllo, in tempo reale, delle condizioni che influenzano la crescita delle piante (temperatura, umidità, ph, ossigeno, acqua, ecc.). Il tutto ha un risvolto economico. Infatti, la precisione del trattamento riduce i costi di produzione e gli sprechi di acqua ed energia.

Sfide aperte

Certo si tratta anche in questo caso di sfide. I vari tipi di agricoltura presentati, in breve, indicano processi all’avanguardia e innovativi. La loro applicazione richiede un cambiamento culturale. Un contadino non inizierà mai di propria iniziativa a coltivare le proprie piante con tecniche di idroponica.

E poi l’ecosistema non è ancora del tutto adeguato. Intanto le infrastrutture. I collegamenti di sensori e stazioni di raccolta dati si trovano spesso in zone non coperte da una connessione internet. E’ necessario assicurare una connettività wireless costante per permettere ai dispositivi di comunicare col server remoto. Le aziende agricole di piccole dimensione, in cerca spesso di un ritorno immediato, un po’ per cultura, un po’ per ragioni prettamente economiche, non sono disposte ad investire in questa direzione.

Infine, il ritmo di adozione delle nuove tecnologie deve rispettare il ritmo naturale della natura. La sperimentazione deve seguire il ritmo della crescita naturale delle piante.

Progettare per il futuro

Il messaggio che io ho percepito e che mi sono portato a casa dall’intervento di Antonella Turchetti è che progettare per il futuro non significa inventarsi cose nuove, cose che non abbiamo visto o immaginarsi a vivere nello spazio come in un film. Progettare per il futuro significa trovare modi migliori di vivere in questo pianeta. L’unico che abbiamo e che dobbiamo salvaguardare.

Progettare per il futuro significa migliorare i processi, ottimizzare le risorse, costruire ecosistemi sostenibili, che possano durare nel tempo, con minimo sforzo economico, di energia e di fatica umana.

Progettare per il futuro significa far tornare al centro l’uomo, sia come agente che produce o che consuma.

Il contesto sonoro per l’agricoltura: una curiosità

Non potevo però concludere questo articolo non ponendo l’attenzione al contesto sonoro dell’agricoltura e dell’agroindustria. Non si tratta di progettazione ma di una semplice curiosità.

Quando si parla di natura e di agricoltura si pensa che il contesto sia silenzioso. Così non è. In natura tanti sono i suoni e il silenzio non c’è.

Nei magazzini di raccolta di grano o di olive, nelle industrie di trasformazione del grano o delle olive sono posizionati intorno ai capannoni impianti sonori.

Da questi impianti vengono trasmessi il canto di uccelli rapaci che tengono lontani passeri, piccioni e uccelli golosissimi di granaglie e olive.

In questo caso non c’è nulla da progettare. Vorrei solo sottolineare come in un contesto dove, per natura, migliaia di uccelli si radunerebbero per mangiare, basta l’introduzione di un suono, in questo caso del canto di un uccello, per modificare il contesto.

Pin It on Pinterest

Share This