L’architettura dell’informazione, in situazioni di emergenza così come nella vita quotidiana, lo ripeto ancora una volta, ha lo scopo di migliorare la vita di tutti i cittadini. Durante un’emergenza come quella di un terremoto, nella valanga di notizie che si accavallano, tra verità e bufale, l’architettura dell’informazione può aiutare a trovare meglio le informazioni utili e più rilevanti.

Il contesto

Italy_relief_location_mapIn un momento di emergenza, chi è al centro del ciclone, non pensa proprio ad un sito web o al proprio collegamento con twitter. Tra l’altro, in questi momenti, le infrastrutture della comunicazione sono tra le più fragili. E le comunicazioni, appunto, si interrompono.

Eppure la gente vuole sapere. Gli abitanti del posto vogliono informazioni e notizie. Chi vive nei dintorni e nella stessa Nazione vogliono ricostruire ciò che è accaduto.

La comunicazione, l’informazione corretta sono necessari, in questi momenti. Un giornalismo capace di affrontare le emergenze dovrebbe essere di servizio.

Ricostruire cosa è accaduto, ricostruire il contesto, potrebbe essere la base per mettere in moto le buone pratiche senza dover ricominciare sempre da capo. Istigare le istituzioni ad una campagna di prevenzione sul territorio, far maturare la consapevolezza di dove si è costruito. Potrebbe essere un buon inizio.

Da dove cominciare?

Basterebbe guardare una mappa geografica fisica e ricordare come si sono create le Alpi per capire quali sono le zone sismiche in Italia. Lo insegnavano, qualche tempo fa, nelle scuole elementari. Si chiamava Geografia. Rosa Maria Di Natale segnala la mappa del pericolo sismico italiano dell’inchiesta di datajournalism “Pericolo Italia” a firma di Rosa Maria Di Natale e di Lucia Schirru, dove è possibile verificare tutti i comuni italiani. L’inchiesta è stata pubblicata dai quotidiani locali del Gruppo Espresso e da Valigia Blu lo scorso ottobre, ma si tratta, a mio parere, di un’inchiesta che meriterebbe di essere  portata avanti nel tempo.

Terremoto centro Italia

In questi giorni è stato segnalato da più parti un progetto relativo al terremoto del centro Italia del 24 agosto 2016. Si tratta di un progetto, reperibile alla URL https://www.terremotocentroitalia.info, che è nato per condividere info utili e possibilmente verificate sul Terremoto del 24 Agosto 2016 (aggiornato al terremoto del 26 ottobre e che dovrà essere aggiornato, ancora, purtroppo, a quello del 30 ottobre 2016).

Ciò che mi pare interessante è la possibilità di poter costruire mappe partecipate per offrire informazioni dirette e notizie utili sui servizi a disposizione.

Il progetto non vuole in alcun modo sostituirsi a fonti istituzionali di informazione a cui rimandiamo caldamente per l’attendibilità. Il progetto si pone come scopo quello di aggregare e non disperdere contenuti utili a tutti provenienti da fonti di varia natura (ufficiali e non) al fine creare valore in un momento di crisi per il paese.

Un progetto spontaneo, nato dal basso, che da la parola a chi ha informazioni dirette e con il quale si possono mantenere le relazioni sociali del territorio.

Architettura dell’informazione in situazioni di emergenza

Le parole

La scelta delle parole è importante. Ogni giorno giornali e giornalisti ci abituano al sensazionalismo. Tutto è eclatante, eccezionale. Ogni notizia di cronaca, quotidianamente, è una emergenza, un allarme. E poi, quando arriva la vera emergenza? Non si trovano le parole.
Giovanna Cosenza, studiosa di semiotica nei nuovi media, a tal proposito si chiede “è proprio necessario indugiare sulle storie che coinvolgono i bambini?”

È sempre molto difficile, per tutti, trovare, scrivere, pronunciare parole giuste, delicate, opportune quando si verifica una tragedia come quella che si è abbattuta sull’Italia tre notti fa. Detto questo, anche in questi giorni, come spesso purtroppo è già accaduto in occasioni analoghe, i media italiani, i politici, le figure pubbliche, i commentatori e le commentatrici non danno sempre il meglio di sé. E non mi riferisco solo a gaffe eclatanti – che pure ci sono state – ma a sfumature, allusioni, impliciti, telecamere che indugiano dove sarebbe stato meglio lasciar perdere, domande vacue e/o retoriche, battutine che si potevano evitare.

L’architettura dell’informazione

Superata la fase di emergenza, la ricostruzione passa anche dal web, dalla comunicazione. Quali le connessioni e le correlazioni messe in moto? Com’è andata la ricostruzione negli altri luoghi dei disastri precedenti? Cosa si è fatto? Cosa ancora deve essere fatto? Quali connessioni i giornali hanno fatto e stanno facendo sui loro siti? Quali pagine sui terremoti sono state aggiornate e migliorate rispetto alle nuove informazioni? Cosa abbiamo imparato in più, oggi?

Una buona architettura dell’informazione di concerto con chi produce informazione risponderebbe facilmente a queste domande.

Alberto Puliafito, in un articolo in cui parla di come il giornalismo potrebbe affrontare l’informazione di emergenza, scrive anche sul rilievo dell’Architettura dell’informazione per la costruzione di siti web utili.

Anche l’architettura dell’informazione deve essere progettata accuratamente: ci vuole una mappa, una struttura non ridondante, poche pagine di un sito, chiare. Quel che vogliono sapere le vittime di un terremoto è, generalmente e chiaramente, superato l’immediato:

– quanto tempo rimarranno in tende e alberghi
– che tipo di risarcimento avranno
– quando inizierà la ricostruzione

Ma l’architettura dell’informazione potrebbe anche andare oltre. Fin da subito si potrebbero raccogliere le testimonianze di chi ha già vissuto un terremoto in passato. Sarebbe utile scoprire tutti i bisogni che hanno i terremotati dopo la prima emergenza. Quali contributi potrebbero essere dati dalle tecnologie che abbiamo a nostra disposizione? Cosa accade quando si spengono i fari dei mass media? Cosa la popolazione si aspetterebbe?

Airbnb: un esempio concreto

Airbnb ha messo a disposizione una pagina per l’emergenza dove si uniscono le persone che hanno bisogno di una casa e chi ha la possibilità di offrire un alloggio gratis.

Per un sito come quello di Airbnb, dove si punta ogni giorno ad un esperienza dell’utente sempre positiva, non è stato difficile declinare il proprio sito commerciale in una iniziativa senza scopo di lucro.

Ci sono e ci possono essere altri esempi come questo?

E Domani?

Per questa tragedia, pare che la macchina dello Stato e della Protezione Civile, stiano funzionando al meglio. Tutte le polemiche sono state messe a tacere. Il momento del dolore lo ha richiesto. Ma questo non può bloccare il flusso di pensiero e di riflessione sul tema. Il dubbio è legittimo. La mancanza di fiducia diffusa nell’informazione come nella politica è evidente.

Perché di ricostruire la fiducia (perduta) dobbiamo parlare.

Non possiamo dimenticare le risate e la macabra organizzazione di chi festeggiava i precedenti terremoti. Sapere che l’antimafia è in campo è la conferma che viviamo in un contesto malato, non una garanzia. L’Italia è un Paese profondamente corrotto. Tacere questo significa esserne, semplicemente, complici.

Le nuove tecnologie, le relazioni e le condivisioni, possono avere un ruolo fondamentale: permettere a tutti di aiutare chi ha bisogno e di vigilare su quello che si farà, da qui ai prossimi mesi. Le nuove tecnologie permettono di ripartire dal basso senza aspettarsi nulla dall’alto.

Da qui ripartire per la costruzione di fiducia, nei giornalismi locali, nelle istituzioni che spesso non hanno i mezzi per affrontare problemi così capillari. Ricostruzione a 360 gradi: un tessuto sociale solidale del fare senza assistenzialismo. Ricostruire le relazioni sociali dei territori, far emergere i valori e il valore delle popolazioni coinvolte. Ripercorrere le buone pratiche di ricostruzione di altri territori.

E’ necessario progettare esperienze che facilitino il raggiungimento di questi obiettivi.

Le risposte non possono essere date sull’onda dell’emozione. Però fin da adesso si può cominciare a studiare, a progettare e ad agire. Ci vorrà tempo. E speriamo che le risposte e i fatti arrivino prima della prossima tragedia e della prossima emergenza.

Per il bene di tutti.

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