Le domande che animano spesso architetti dell’informazione e progettisti si ripetono periodicamente. Spesso, ritornano domande come queste.

Il dibattito si anima facilmente. Qualcuno prova a dare una risposta, qualcun’altro bacchetta le risposte sbagliate, altri ancora mettono una pietra tombale sull’argomento con la propria autorità.

La sensazione però è sempre la stessa. Quella di non riuscire a farsi capire da chi questa disciplina non la pratica e magari ne ha un gran bisogno.

Gruppo usabilità e architettura dell’informazione

Sul gruppo facebook usabilità e architettura dell’informazione, Stefano Bussolon, ogni tanto torna a fare questa domanda ai membri del gruppo. Essendo lui uno psicologo, credo che lo faccia per analizzare, risposte e reazioni. Ma anche per osservare come si evolve la risposta.

Nel 2015 Stefano propose un sondaggio

Che cos’è, secondo te, la user experience?

  • Essere user friendly
  • la conseguenza del fatto che gli sviluppatori sono misantropi
  • Il motivo per cui gli sviluppatori sono tutti misantropi

UX? Un’etichetta felice

Maurizio Boscariol come risposta ripropose un vecchio articolo che però resta tra i fondamentali. L’articolo comincia così.

La User Experience è la parola nuova nell’ambito della progettazione web da ormai qualche anno. E’ diventato un termine onninclusivo, che a seconda dell’interlocutore, sembra contenere l’architettura dell’informazione, l’usabilità, la grafica, il marketing, il project management, e chi più ne ha più ne metta.

La sensazione è che User Experience sia un’etichetta felice, ma che non sia chiaro nemmeno a tutti i suoi praticanti di che si tratti. A rafforzare la sensazione c‘è la considerazione che non si tratta di una disciplina con portati dalla ricerca scientifica (a differenza dell’ingegneria dell’usabilità, che vanta filoni di ricerca nella Human-Computer Interaction), né con pratiche progettuali ad hoc (come invece vale per l’architettura dell’informazione, che in card sorting, content inventory, costruzione di dizionari controllati ed altro ha un armamentario di elezione).

e conclude

La UX è un nome che molti (in particolare molti Project Manager, ma non solo) ritengono fuffoso, ma tutti riconoscono che è un “ombrello” che si occupa di attività importanti o molto importanti. In Italia pare tuttavia esserci (per quel che può testimoniare il nostro piccolo campione) un ventaglio di esperienze non positivo con i professionisti che operano in questo settore: vengono giudicati poco credibili o poco professionali.

L’UX secondo me?

Simone Borsci sostiene che

non esiste una “UX secondo me”, ci sono documenti come ISO 92411-210 e il UX white book che inquadrano il senso, il significato e le metodologie di analisi della UX.

e Maurizio Boscarol precisa

D’accordo con Si Mone Borsci. Infatti il mio questionario era sull’autopercezione e non includeva una possibile definizione. Ma magari può essere interessante vedere come gli UX practitioners si autodefiniscono… 😉

Spiegare l’UX ai clienti

E infatti, alla fine, il problema non è tanto spiegare cosa sia, ma come spiegarla. Come spiegarla ad un cliente.

Si Mone Borsci risponde ancora che si tratta di una domanda da un milione di dollari…

Interviene, allora, Sergio Venturetti

É un po’ come chiedere a dei professionisti del settore turismo “cosa é per te l’accoglienza?”… Vediamo, in una frase azzarderei: la capacità di farmi vivere un’esperienza piacevole mentre porto a termine un compito con successo.

Stefano instilla il dubbio che dato le poche risposte ci sia confusione nei clienti e nelle agenzie, perché noi stessi (professionisti del settore) non sappiamo definire bene la cosa.

Progettare esperienze?

Raffaella Roviglioni

Cosa sia non mi ci metto nemmeno, come la spiegherei ai clienti è proprio un’altra cosa.
Mi piace la definizione data da Raffaele Rainwiz alla Social Media Week e citata da Alberto Mucignat nel suo blog, ma dubito che i tutti i clienti sappiano cosa sia un touchpoint.

Quindi forse direi che possiamo progettare l’esperienza del vostro cliente se lo osserviamo e interpelliamo nel suo mondo per capirne i bisogni, e se lo coinvolgiamo nelle fasi progettuali per validare i nostri passi.
Boh, my five cents!

Antonella Porfido

E’ una definizione inventata da qualcuno che doveva vendersi meglio. E’ qualcosa che funziona senza che nessuno se ne accorga.

L’UX secondo Andrea Resmini

Andrea Resmini al volo

la user experience è l’insieme delle interazioni e relazioni che una persona attiva con un prodotto o servizio. E’ di solito un flusso e soggetto a cambiamenti dovuti all’uso, al contesto, alla familiarità. (etc). Lo user experience DESIGN è quell’insieme di preoccupazioni progettuali, metodi, strumenti, teorie e parafernalia vari (provenienti da altri campi e/o discipline) che ha come obbiettivo quello di creare e/o migliorare questo insieme di relazioni.

Di fatto, quando saremo passati ad altro e avremo finalmente ricondotto i vari “design” al “Design”, ci accorgeremo che UXD era una risposta ai bisogni emersi con la diffusione del digitale ed ai problemi connessi (intendo, un “momento” nella lunga tradizione del design).

Salvatore Larosa

Andrea Resmini la definizione che dai mi piace in quanto è “integrale/integrata” rispetto al mondo del service design. Secondo voi in una struttura che si occupa di “design di prodotto/servizio” i due mondi dovrebbero convergere?

Andrea Resmini

Salvatore, che i due mondi (prodotti / servizi) siano abbondantemente convergenti io e Luca Rosati lo abbiamo scritto per la prima volta nel 2009 e ribadito nel 2011 in Pervasive IA (coincidentalmente, anche Don Norman sosteneva un’opinione simile nel 2009, nel caso servissero voci piu’ autorevoli). Dal mio punto di vista che guarda alle discipline (non al lavoro pratico di un’agenzia), IA, SD, UX, IxD, sono punti di vista diversi su di uno stesso dominio.

L’UX che aiuta

Marco Pesani

Io dico sempre al cliente che lo aiuteremo a creare dei prodotti che la gente vuole davvero usare e, di conseguenza, comprare. Non è accuratissima ma, passato il concetto, ci lasciano carta bianca 😛

Luca Rosati

Salvatore Larosa Ciao! Sulla relazione-convergenza fra service design e UX design cf. http://www.uie.com/articles/service_design/ (purtroppo oggi il link non porta da nessuna parte) Ecco perché io preferisco parlare di design dell’esperienza tout court.

Conclusioni

Chissà se queste definizioni, date dai maggiori esponenti dell’User experience italiana vi abbiano chiarito il concetto.

Io devo ammettere che un po’ ci ho rinunciato. Nel senso che ritengo difficile spiegare un metodo innovativo a chi ricerca la SEO o una “bella” grafica a prescindere.

Preferisco piuttosto farne uso, praticare sul campo i metodi, per quello che riesco. Dimostrare, sui miei progetti personali, che funziona e che aumenta il valore del sito web o del prodotto digitale. Senza sentirmi per questo un esperto, ma un umile sacerdote della disciplina.

E la tua definizione?

Tanti sono i libri che si dovrebbero leggere e da cui estrarre la definizione, ma è sempre bello poter ascoltare le persone.

I commenti sono aperti e moderati. Puoi aggiungere di seguito la tua definizione. Qual è la tua?

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