Devo dire che non sono d’accordo con lui, e con altri, quando afferma che l’esperienza non può essere progettata. Ma sono pienamente d’accordo quando dice che non ci si deve prendere troppo sul serio. Bertoni racconta di come sia cambiato in questi anni il mondo del design e della comunicazione. E inizia una riflessione sui job title che si vedono in giro. Spiega come molte vecchie figure si siano riciclate aggiungendo la dicitura di strategist, specialist, technologist, innovation. Senza dimenticare i tanti “boss di me stesso”. 

 Oggi viviamo l’onda lunga degli user experience e dei data scientist, per citarne due che conosco bene. A giudicare dall’hype dell’ultimo anno sull’intelligenza artificiale, mi aspetto che i primi AI experience architect siano già nascosti tra le pieghe di LinkedIn.

A causa di questo incessante processo memetico, assistiamo impotenti al furto quotidiano del significato di alcune parole. Parole che, ieri, rappresentavano un dominio preciso e competenze conquistate combattendo la lunga guerra dei meeting inutili, ora sono ruoli prêt-à-porter, da indossare o togliere a seconda dell’occasione.

Marco Bertoni prosegue

Il grande inganno della UX è aver generato l’illusione che, per essere un designer, fosse sufficiente aggiungere una X al proprio job title.

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